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Salvini riapre le ostilità e fa sponda con Conte: “Più armi all'Ucraina? Ora basta”

Il leader della Lega torna ad attaccare il governo: “Solo Usa e Uk vogliono la guerra”. Il premier riferirà al Senato il 19 maggio sull’Ucraina
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ROMA - La tregua è finita. Matteo Salvini rispetta l’impegno che aveva preso con Mario Draghi giovedì scorso, quando era andato a trovarlo a Palazzo Chigi: nessuna polemica sulla strategia italiana in Ucraina fino alla visita del premier alla Casa Bianca. Ma con il primo ministro ancora in volo per Washington, il leader della Lega torna a schierarsi contro l’invio delle armi a Kiev. In modo più forte e più netto di prima: "Se verranno richieste più armi io dovrei riunire la Lega per decidere. Personalmente sono contrario, ma non sono il re Sole e quindi devo riunire il partito e chiederlo a loro". Una presa di posizione che racchiude due mosse.

 

La prima mos…

ROMA - La tregua è finita. Matteo Salvini rispetta l’impegno che aveva preso con Mario Draghi giovedì scorso, quando era andato a trovarlo a Palazzo Chigi: nessuna polemica sulla strategia italiana in Ucraina fino alla visita del premier alla Casa Bianca. Ma con il primo ministro ancora in volo per Washington, il leader della Lega torna a schierarsi contro l’invio delle armi a Kiev. In modo più forte e più netto di prima: "Se verranno richieste più armi io dovrei riunire la Lega per decidere. Personalmente sono contrario, ma non sono il re Sole e quindi devo riunire il partito e chiederlo a loro". Una presa di posizione che racchiude due mosse.

 

La prima mossa

Salvini lancia un avvertimento a Draghi proprio in vista del colloquio con Biden, per cercare di condizionarne l’esito: "Non possiamo più permetterci altri mesi di guerra, è questione di sopravvivenza. Dall’incontro tra Draghi e Biden mi aspetto la pace. Arrivare subito alla pace è vitale". Parole pronunciate pur sapendo che il presidente Usa è intenzionato a chiedere massimo sostegno all’Italia sulla linea della forza, di un impiego ancora maggiore di materiale bellico contro l’aggressione russa. D’altronde, il capo del Carroccio conferma la sua avversione alle politiche di Biden: "Non c’è la belligeranza degli americani ma c’è un’amministrazione americana che ha intrapreso un percorso bellico, ma negli stessi Stati Uniti il dibattito è aperto, con tante parti che chiedono la pace". Salvini continua a riconoscere che "la Russia ha aggredito e l’Ucraina è stata aggredita". Ma ora, aggiunge, "entrambe parti in guerra vogliono farla finita", quindi "se qualcuno dall’altra parte del mondo vuole conseguire su campi altrui i propri obiettivi strategici non è il caso e non è il momento".

C’è una stoccata anche per il primo ministro britannico Boris Johnson: "Spero che nessuno dei 27 membri dell’Ue tifi per la guerra", mentre c’è "qualche ex Paese europeo che per motivi interni usa parole di guerra. Ma nessuno usi per politica interna le vite altrui, i morti ucraini, russi e i lavoratori italiani". Salvini finisce addirittura per elogiare Emmanuel Macron, il presidente francese che ha appena sconfitto l’amica Marine Le Pen: "Ha detto che bisogna arrivare alla pace senza umiliare Putin: pensate cosa sarebbe accaduto se questa frase l’avessi pronunciata io...".

 

La seconda mossa

Con la sua nuova accelerazione contro l’invio di armi, Salvini si prepara anche a un secondo scenario, che si realizzerà in caso di insoddisfacente risultato (per la Lega, ovviamente) del viaggio americano di Draghi: fare asse con Giuseppe Conte ma anche con altri partiti che condannano l’escalation militare (si pensi alla sinistra) per far valere in aula quelle che definisce "le ragioni della pace". Al di là della consultazione interna alla Lega (forse un consiglio federale), il senatore milanese è pronto a spingere la sua rappresentanza parlamentare verso un voto. Al momento, si badi, non è in calendario alcun pronunciamento di Camera e Senato sull’invio delle armi in Ucraina. L’unico impegno in programma, per Draghi, è un question time a Palazzo Madama il 19 maggio. Ma in ambienti leghisti non si esclude la presentazione in qualsiasi momento di un atto parlamentare (una mozione o un ordine del giorno) per impegnare il governo a fermare la fornitura di armamenti all’Ucraina. "Speriamo che Draghi ci ascolti e stavolta tenga conto delle dinamiche e dei numeri parlamentari", dice un senatore vicino al segretario: "Perché la nostra posizione, che si oppone a una deriva iperatlantista e belligerante, con molte probabilità, è già oggi maggioranza fra Camera e Senato...".