Armi all'Ucraina, Conte insiste: "Draghi in Parlamento. La Lega si unisca a noi"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoIl pranzo con Enrico Letta non è servito ad ammorbidire i toni verso il governo. Anzi. Giuseppe Conte, 24 ore dopo il faccia a faccia col segretario del Pd, si accomoda sulla poltrona di Porta a Porta (la puntata andrà in onda stasera) e prosegue la sua personale escalation contro il premier Mario Draghi. "Non sono stilettate", assicura. "Non voglio far cadere il governo". Ma in onda non la tocca piano. Insiste sulla richiesta di un dibattito in Parlamento sulle armi, dove i grillini chiedono un voto per indirizzare l'azione di Palazzo Chigi. "Sarebbe irrituale se dopo due mesi e mezzo di questa emergenza il premier Draghi non venisse in Parlamento. È un dovere. Da presidente del Consiglio durante la pandemia io ero in Parlamento ogni dieci giorni". Di più: evoca un assist di Matteo Salvini. "Se la Lega o altre forze si uniscono a questo cammino lo auspico fortemente". Anche perché in questa fase il ra…
Il pranzo con Enrico Letta non è servito ad ammorbidire i toni verso il governo. Anzi. Giuseppe Conte, 24 ore dopo il faccia a faccia col segretario del Pd, si accomoda sulla poltrona di Porta a Porta (la puntata andrà in onda stasera) e prosegue la sua personale escalation contro il premier Mario Draghi. "Non sono stilettate", assicura. "Non voglio far cadere il governo". Ma in onda non la tocca piano. Insiste sulla richiesta di un dibattito in Parlamento sulle armi, dove i grillini chiedono un voto per indirizzare l'azione di Palazzo Chigi. "Sarebbe irrituale se dopo due mesi e mezzo di questa emergenza il premier Draghi non venisse in Parlamento. È un dovere. Da presidente del Consiglio durante la pandemia io ero in Parlamento ogni dieci giorni". Di più: evoca un assist di Matteo Salvini. "Se la Lega o altre forze si uniscono a questo cammino lo auspico fortemente". Anche perché in questa fase il rapporto col Pd non è proprio sintonico, come l'ex premier sa bene, tanto da tornare a invocare il proporzionale, con soglia di sbarramento alta, "al 5%", per correre ognun per sé. Sulla guerra, dice Conte, fra i dem "c'è un processo di riflessione, vediamo dove approderanno. Sono stato descritto come isolato, ma non mi ci sento".
Draghi sarà in Aula il 19 maggio, per un'informativa. Dunque senza un voto. Ma i 5 Stelle vogliono la conta. La capogruppo a Palazzo Madama, Mariolina Castellone, martedì ha chiesto ufficialmente che il premier si esprima attraverso "comunicazioni", al termine delle quali, al contrario dell'informativa, è prevista una risoluzione. La richiesta non è passata, gli altri partiti non si sono accodati, Carroccio compreso. Ma ai piani alti del Movimento hanno già in mente un'altra data. Ragiona un big M5S: "Prima del Consiglio europeo del 30 e 31 maggio, Draghi dovrà comunque passare, per prassi, in Aula. E lì una risoluzione andrà votata per forza". Questione di un paio di settimane, dunque, ragionano nel quartier generale stellato di Campo Marzio.
Conte preme per una sterzata sulla questione del riarmo, fa capire che gli interessi dell'Italia e dell'Unione europea "non sono perfettamente sovrapponibili a quelli degli Usa". E chiede che l'Italia, nello scacchiere geopolitico, metta in chiaro che non punta a un "regime change" in Russia (lo prevede anche la bozza di risoluzione a cui sta lavorando il vicepresidente M5S, Riccardo Ricciardi). Dice ancora Conte in tv: "Se l'obiettivo è sconfiggere la Russia, potremmo coltivare un'escalation militare senza limiti che per me sarebbe folle". Una posizione che il presidente del Movimento vuole mettere a verbale in Aula, davanti al premier. "Ci sono varie questioni che vanno chiarite e risolte. Un confronto parlamentare può aiutarci a farlo, anzi in questo momento è più necessario che mai".
Proprio in Parlamento, al Senato, i grillini devono fronteggiare intanto un altro grattacapo: il post Petrocelli. Dopo l'azzeramento della Commissione Esteri, per rimuovere l'ormai ex presidente filo-russo Vito Petrocelli, il Movimento ha indicato al suo posto Gianluca Ferrara. Tempo 2 ore e già partivano gli attacchi degli altri partiti, soprattutto Iv e Forza Italia, con ripescaggio di vecchi post in cui Ferrara attaccava gli Usa "criminali", viaggiava in Russia con Petrocelli e si augurava "l'Italia fuori dalla Nato". Il Pd, con qualche riserva, sarebbe pure disposto a votarlo, ma l'asse giallorosso non ha i numeri.
La linea dell'intransigenza grillina investe anche altri temi. Su Rai 1 Conte interviene perfino sul catasto, tema su cui i 5 Stelle in Parlamento non hanno questionato più di tanto, al contrario di Lega e FI. "Il M5s non permetterà mai una tassazione sulla casa". Altro motivo di dissidio col governo, l'inceneritore di Roma voluto dal sindaco dem Roberto Gualtieri e inserito nel dl Aiuti. Conte ribadisce il no stellato: "Non scherziamo". Poi si dice pronto a incontrare Gualtieri, suo ex ministro, per convincerlo. "È stato mal consigliato". Anche se il primo cittadino della Capitale non sembra affatto orientato a cambiare idea. C'è anche una stilettata, questa sì, per Davide Casaleggio, che oggi è tornato a bersagliare il nuovo corso M5S, definito "schizofrenico", convinto che ci sia lo spazio politico perché un nuovo movimento possa espandersi. "Ci espanderemo infatti - ribatte Conte - con quello attuale".