Mara Carfagna: “Non serve un nuovo voto su Kiev. Senza aiuti c’è solo la resa”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - "Non serve un nuovo voto in Parlamento sulle armi a Kiev". Che è giusto fornire, altrimenti "la Russia raderebbe al suolo l’Ucraina e al tavolo della diplomazia non si parlerebbe di pace ma di resa senza condizioni". È tutto fuorché neutralista, la ministra Mara Carfagna, impegnata negli ultimi preparativi di “Verso Sud”, il Forum che venerdì a Sorrento sarà inaugurato dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Mario Draghi.
Ministra Carfagna, gli occhi del mondo sono puntati a Est, sulla escalation in Ucraina. Che senso ha un Forum sul Mezzogiorno adesso?
"Non solo ha senso, ma risponde alle necessità della Storia. Il conflitto e tutto ciò che ne consegue, a cominciare dalla crisi del gas e dei combustibili, impone all’Italia di qualificarsi come hub energetico dell’Europa nel Mediterraneo. Un ruolo che in prospettiva sarà decisivo, ma se non ci attrezziamo a sv…
ROMA - "Non serve un nuovo voto in Parlamento sulle armi a Kiev". Che è giusto fornire, altrimenti "la Russia raderebbe al suolo l’Ucraina e al tavolo della diplomazia non si parlerebbe di pace ma di resa senza condizioni". È tutto fuorché neutralista, la ministra Mara Carfagna, impegnata negli ultimi preparativi di “Verso Sud”, il Forum che venerdì a Sorrento sarà inaugurato dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Mario Draghi.
Ministra Carfagna, gli occhi del mondo sono puntati a Est, sulla escalation in Ucraina. Che senso ha un Forum sul Mezzogiorno adesso?
"Non solo ha senso, ma risponde alle necessità della Storia. Il conflitto e tutto ciò che ne consegue, a cominciare dalla crisi del gas e dei combustibili, impone all’Italia di qualificarsi come hub energetico dell’Europa nel Mediterraneo. Un ruolo che in prospettiva sarà decisivo, ma se non ci attrezziamo a svolgerlo l’occasione sarà persa".
Aprirà Draghi, reduce dal bilaterale con Biden. Pensa anche lei che, in questa guerra, gli interessi di Ue e Stati Uniti divergano?
"Anche rispetto a precedenti crisi internazionali, mai come in questa occasione Italia e Usa, Usa ed Europa, mi sembrano sulla stessa lunghezza d’onda: lo shock dell’aggressione a freddo contro un Paese libero e amico, alle porte della casa comune, ha generato davvero un idem sentire. C’è profonda condivisione di un dato: la nostra sicurezza passa dalla difesa della libertà e dei diritti dell’Ucraina".
C’è chi sostiene che sia una guerra per procura, degli Usa contro la Russia.
"Questa lettura appartiene alla propaganda anti-americana. Non ne vedo il fondamento: i russi hanno invaso un Paese sovrano, attaccato per primi, bombardato, ucciso migliaia di civili, deportato donne e bambini. Mi sembra evidente che è la guerra della Russia all’Ucraina".
Oggi Salvini s’è ridetto contrario all’invio di armi. È d’accordo?
"È ovvio che sono per la pace e contro le armi. Ma se non fornissimo armi a Kiev, la Russia raderebbe al suolo l’Ucraina e al tavolo della diplomazia non si parlerebbe di pace ma di capitolazione, di resa senza condizioni".
Conte è sulla stessa linea. Sta rinascendo un’intesa gialloverde, favorita dal crac del centrodestra?
"Mi sembrerebbe davvero singolare. Il governo gialloverde è esistito, ha fallito su tutta la linea ed è caduto dopo un anno, credo senza grandi rimpianti degli italiani".
Il governo dovrebbe frenare sulle forniture militari a Kiev e sottoporre a un nuovo voto la decisione presa a inizio marzo?
"Le scelte di questa portata si riesaminano in Parlamento solo se succede qualcosa di radicalmente nuovo, non certo perché qualche partito ha cambiato idea o cerca una vetrina".
Alla tavola rotonda sull’impegno dei partiti per il Sud parteciperanno Calenda, Meloni, Letta, Tajani e Conte, ma non Salvini. Come mai?
"Nessun retroscena. Salvini ha la conferenza programmatica della Lega a Roma nella stessa data".
Fatto sta che i rapporti nel centrodestra sono ai minimi termini e alle amministrative si fatica a trovare candidati comuni. È segno che la coalizione è finita?
"È il segno che c’è un problema, e il problema va affrontato. Anche se in realtà in un grandissimo numero di Comuni il centrodestra è unito, le liti riguardano solo alcune città".
Nel ’23 si tornerà al bipolarismo classico, dopo la sbornia populista, o ci sarà un rimescolamento, magari con la nascita di un nuovo Centro?
"Credo che gli elettori siano profondamente stanchi di proclami rivoluzionari e chiedano a un governo serietà, stabilità e protezione in una fase davvero difficile della nostra storia. Vincerà chi saprà interpretare meglio queste richieste e offrire ai cittadini le migliori garanzie di realizzarle".
Con la fine del governo Draghi, ci sarà qualcuno, e chi, in grado di raccoglierne l’eredità?
"La premiership di Mario Draghi è stata una vera risorsa per l’Italia nel biennio più drammatico dal dopoguerra a oggi. Ma la sua eredità più preziosa è un’eredità di metodo, che dovremmo cercare di non disperdere: la capacità, in momenti di crisi molto ardui, di sacrificare interessi particolari per ottenere soluzioni utili all’interesse nazionale. Insomma, smetterla di far politica usando i problemi per piantare bandierine anziché affrontarli e risolverli".
Tornando al Forum, complici i mutamenti geopolitici, pensa davvero che il Sud possa diventare un ponte tra Europa, Africa, Medio Oriente in grado di restituire centralità al Mediterraneo?
"Possiamo diventare molto più di un 'ponte'. Diventare la 'nuova frontiera' dell’Europa nel Mediterraneo: non più periferia dell’Unione ma punta avanzata degli interessi del Continente".
Arretratezza del Meridione, criminalità organizzata e classi dirigenti non sempre all’altezza non rendono l’ambizione irrealizzabile?
"È uno stereotipo da sfatare, e lo farà il libro bianco messo a punto dall’European House –Ambrosetti che sarà presentato in apertura del Forum. È pieno di sorprese, mai rappresentate alla nostra opinione pubblica. Cito solo un esempio: nella classifica delle esportazioni hi tech rispetto ai totali dell’export, il Sud è quarto nel Mediterraneo, appena dopo Israele. Ha mai sentito parlare di Sud partendo da questa prospettiva, come esportatore di tecnologia anziché di arretratezza e pigrizia? Non nascondiamo i problemi ma lavoriamo ogni giorno per risolverli".
Fra gli ospiti compaiono il ministro algerino per l’energia, importanti imprese di quell’area, oltre a vari commissari europei: è un pezzo della strategia del governo per rendere Italia e Ue indipendenti dal gas russo?
"È un pezzo importante del Forum. Renderà evidenti le opportunità di diversificazione dell’import di gas che il governo ha aperto in brevissimo tempo, ma non solo: c’è un desiderio di collaborazione nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo che è importante recepire prima che lo facciano altri".