Salario minimo: Pd-5S, la convergenza c'è ma non basta. Serve anche Italia viva
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliDopo mesi di discussione e dibattito pubblico, il tema del salario minimo entra nel vivo del processo parlamentare. Ieri infatti nella commissione Lavoro del Senato è cominciata ufficialmente la presa in esame del ddl a prima firma Nunzia Catalfo (M5S), ministra del Lavoro nel Conte II. Sulla carta c'è una convergenza di fondo attorno alla proposta dei 5 Stelle di Pd e sinistra, con l'appoggio esterno dei sindacati che invece storicamente erano sempre stati contrari alla proposta, nel timore che un minimo fissato per legge togliesse loro potere contrattuale.
La proposta base, oggetto comunque di numerosi emendamenti e diversità di vedute, ruota attorno alla cifra di 9 euro l'ora, al netto dei contributi previdenzi…
Dopo mesi di discussione e dibattito pubblico, il tema del salario minimo entra nel vivo del processo parlamentare. Ieri infatti nella commissione Lavoro del Senato è cominciata ufficialmente la presa in esame del ddl a prima firma Nunzia Catalfo (M5S), ministra del Lavoro nel Conte II. Sulla carta c'è una convergenza di fondo attorno alla proposta dei 5 Stelle di Pd e sinistra, con l'appoggio esterno dei sindacati che invece storicamente erano sempre stati contrari alla proposta, nel timore che un minimo fissato per legge togliesse loro potere contrattuale.
La proposta base, oggetto comunque di numerosi emendamenti e diversità di vedute, ruota attorno alla cifra di 9 euro l'ora, al netto dei contributi previdenziali. Cosa significa? Che non potranno esserci contratti di lavoro con una retribuzione oraria minore di questa somma. Quella dei contratti del resto è una vera giungla: registrati al Cnel ce ne sono circa mille, il 37,5 per cento di questi sono firmati da sigle sindacali minori e non di rado create ad arte in accordo coi datori di lavoro per dare una cornice 'legale' a norme e retribuzioni capestro. Nel nostro Paese infatti non esiste un criterio per misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali: la proposta stabilisce che i contratti di riferimento sono quelli firmati dalle associazioni più rappresentative a livello nazionale.
Secondo l’Inps ai 9 euro l'ora oggi non arrivano 4,5 milioni di lavoratori, di questi 2,5 milioni di questi non raggiungono nemmeno gli 8 euro. Se passasse il salario minimo, per i contratti che prevedono una retribuzione già superiore ai 9 euro non cambierebbe nulla. Un'altra stima di due anni fa ma dell'Istat rilevava che con l’approvazione del salario minimo 2,9 milioni di lavoratori avrebbero un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro.
Arrivare ad una legge entro la fine della legislatura però non sarà facile. Intanto la commissione Lavoro attende un parere della commissione Bilancio sempre del Senato e solo allora si potrà procedere ad una votazione interna, che poi dovrebbe essere ripetuta in aula. Lo stesso procedimento andrebbe ripetuto alla Camera. Inoltre secondo il Pd e i sindacati, ipotesi portata avanti anche dall'attuale ministro al Lavoro Andrea Orlando, il meccanismo non dovrebbe essere legato alla cifra secca dei 9 euro, ma all'individuazione del contratto di riferimento per ogni settore con il livello minimo applicabile.
Anche comunque trovando una quadra, centrosinistra e 5 Stelle non sono autosufficienti: servirebbe l'appoggio anche di Italia viva, finora contraria all'idea.