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"La guerra sarà lunga". Anche Biden pensa alla via d'uscita per Putin

A Mosca incontro tra il viceministro degli Esteri russo e l'ambasciatore Usa
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WASHINGTON - Lunedì scorso, poche ore prima che Draghi partisse per Washington, Biden aveva fatto questo commento: "Ora mi preoccupa che Putin non abbia una via d'uscita, e sto cercando di capire cosa fare al riguardo". Leggendo attraverso questa lente le dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio, forse si comprende meglio il livello di convergenza col capo della Casa Bianca. La guerra è tutt'altro che finita. La direttrice dell'intelligence nazionale Haines prevede che sarà lunga, la Camera Usa ha appena stanziato altri 40 miliardi di dollari, e sostenere Zelensky con armi e aiuti economici resta essenziale, proprio per metterlo nella condizione di sedersi ad un certo punto al tavolo del negoziato in una posizione migliore. L'obiettivo degli Usa resta garantire che l'invasione risulti in un "fallimento strategico" per Putin, affinché non ci riprovi altrove. Lo stesso Biden si è chiesto se sia saggio l…

WASHINGTON - Lunedì scorso, poche ore prima che Draghi partisse per Washington, Biden aveva fatto questo commento: "Ora mi preoccupa che Putin non abbia una via d'uscita, e sto cercando di capire cosa fare al riguardo". Leggendo attraverso questa lente le dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio, forse si comprende meglio il livello di convergenza col capo della Casa Bianca. La guerra è tutt'altro che finita. La direttrice dell'intelligence nazionale Haines prevede che sarà lunga, la Camera Usa ha appena stanziato altri 40 miliardi di dollari, e sostenere Zelensky con armi e aiuti economici resta essenziale, proprio per metterlo nella condizione di sedersi ad un certo punto al tavolo del negoziato in una posizione migliore. L'obiettivo degli Usa resta garantire che l'invasione risulti in un "fallimento strategico" per Putin, affinché non ci riprovi altrove. Lo stesso Biden si è chiesto se sia saggio lasciarlo senza via d'uscita, e quindi se non sia venuto il momento di riaprire i canali diplomatici. Non a caso ieri a Mosca si sono incontrati il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, e l'ambasciatore americano John Sullivan.

Charles Kupchan era il direttore per l'Europa nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, quando Biden era vice di Obama, e gli alti funzionari che oggi gestiscono la linea sull'Ucraina sono suoi colleghi. Lui commenta così Draghi: "Sono contento che abbia menzionato il cessate il fuoco durante lo spray nell'Ufficio Ovale, davanti a Biden. È parte della conversazione che deve ricevere più attenzione. La mia sensazione è che i membri dell'amministrazione stiano iniziando ad affrontare questo tema, ossia come, quando, e sotto quali circostanze portare a termine i combattimenti". Secondo l'ex consigliere "Biden è deliziato di avere Draghi come partner. A Roma eravamo arrivati molto vicini al tracollo politico, con Mattarella in pensione e il futuro del premier nel limbo. Invece grazie a Dio questa crisi sta avvenendo con un governo stabile e capace in carica".

Kupchan non pensa che la guerra stia finendo, e sollecita l'Italia a continuare i contributi su armi, sanzioni ed energia: "Gli aiuti militari a Kiev hanno un'importanza simbolica, oltre che materiale. Avere più paesi europei, inclusa la Germania, disposti a fornire armi pesanti è un segnale politico che avvicina la pace, perché spinge Mosca alla ragionevolezza, oltre ad aiutare gli ucraini a respingere l'invasione. Sull'energia sono colpito da quanto siate andati avanti". Detto questo, "non voglio che la guerra prosegua per molto. Mi preoccupo per gli effetti di lungo termine sulla politica interna americana, la coalizione occidentale, e l'instabilità globale". L'ex consigliere di Biden non esclude che dovrà parlare con Putin, "ma prima deve avvenire una conversazione atlantica sui fini della guerra, e con gli ucraini. Dove va? Quali sono gli obiettivi?". Washington ripete che il suo scopo è il "fallimento strategico" dell'invasione, non rovesciare Putin: "Ma è già un fallimento strategico, e ciò offre una finestra di opportunità per chiedersi dove finisce. Quanto avanti vogliamo andare? Non credo sia abbastanza dire che dipende solo dagli ucraini". Questo ragionamento unisce la preoccupazione di Biden per aver lasciato Putin senza via d'uscita, e la sollecitazione di Draghi ad immaginarla. E qualcosa si muove in tale direzione, almeno a giudicare dal commento di Tom Stevenson sul New York Times, che invita a non puntare sul dissanguamento della Russia. Anche perché "Putin ha già perso. L'offensiva iniziale è fallita, mentre il risultato geopolitico è stato il probabile ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, e il riarmo dell'Europa coordinato con l'Alleanza". Come tornare al dialogo è complesso: "Prima - dice Kupchan - deve avvenire la conversazione atlantica e con l'Ucraina. Una volta raggiunta una posizione collettiva, si può pensare all'approccio con i russi". Che Putin sia pronto ad accettarlo non è sicuro. Il Pentagono pensa che quando Kiev avrà ricevuto tutte le nuove armi pesanti inviate, riuscirà non solo a fermare la lenta offensiva russa ad Est, ma forse anche lanciare la controffensiva a giugno per riprendere parte dei territori perduti. "La mia ipotesi migliore è un conflitto congelato", non troppo diverso dalla situazione del 23 febbraio. Non la pace definitiva, ma meglio della guerra che fa migliaia di morti, distrugge l'Ucraina, deraglia l'economia occidentale e impone costi enormi per finanziare Kiev e ricostruire, minacciando l'emergenza alimentare e dei profughi. Poi si faranno i conti con Putin, destinato a restare isolato sul piano diplomatico, circondato su quello geopolitico, e menomato dalle sanzioni.