M5S, l'ultima idea di Conte: una costituente dei progressisti con Bersani e Speranza
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliAndare oltre il M5S: non solo un nuovo simbolo, ma proprio un nuovo partito. Lanciando magari una sorta di costituente che raccolga anime e sensibilità progressiste, in linea con il profilo dei vari relatori della Scuola di formazione presentata nei giorni scorsi da Giuseppe Conte. Gli interlocutori naturali in questo progetto - è il ragionamento che si sta facendo da settimane in via di Campo Marzio, la sede del Movimento - sarebbero le varie forze civiche sul territorio ma anche e soprattutto Articolo 1-Mdp, gli ex pd guidati da Roberto Speranza e Pierluigi Bersani. La “cosa” è in gestazione e potrebbe nascere nei prossimi mesi, di sicuro dopo le elezioni amministrative. Questo anche perché con ogni probabilità il voto del mese prossimo certificherà l’appannamento del “brand” M5S. L’amalgama tra il contismo, uno strano mix tra moderazione e populismo educato, e la vecchia anima movimentista non sta funzion…
Andare oltre il M5S: non solo un nuovo simbolo, ma proprio un nuovo partito. Lanciando magari una sorta di costituente che raccolga anime e sensibilità progressiste, in linea con il profilo dei vari relatori della Scuola di formazione presentata nei giorni scorsi da Giuseppe Conte. Gli interlocutori naturali in questo progetto - è il ragionamento che si sta facendo da settimane in via di Campo Marzio, la sede del Movimento - sarebbero le varie forze civiche sul territorio ma anche e soprattutto Articolo 1-Mdp, gli ex pd guidati da Roberto Speranza e Pierluigi Bersani. La “cosa” è in gestazione e potrebbe nascere nei prossimi mesi, di sicuro dopo le elezioni amministrative. Questo anche perché con ogni probabilità il voto del mese prossimo certificherà l’appannamento del “brand” M5S. L’amalgama tra il contismo, uno strano mix tra moderazione e populismo educato, e la vecchia anima movimentista non sta funzionando; le beghe giudiziarie pendenti attorno all’associazione 5 Stelle al tribunale di Napoli sono tutt’altro che risolte e anzi nuove grane potrebbero scoppiare a ridosso delle elezioni con esiti imprevedibili; allora tantovale andare oltre, spingersi un po’ più in là, invece di limitarsi ad un restyling del simbolo.
Un professore molto stimato e ascoltato nei 5 Stelle come il sociologo Domenico De Masi da tempo indica questa direzione, questo punto di caduta per la rifondazione del Movimento. “Ci sono molte più affinità tra M5S e Articolo 1 che non tra Pd e Articolo 1, un soggetto del genere che mette al primo posto i temi del lavoro e delle nuove e vecchie povertà potrebbe avere il 20 per cento dei consensi e contribuire, assieme ai democratici, a sconfiggere le destre. Non c’è molto tempo ormai, ma bisogna provarci”, spiega. Anche sul conflitto in Ucraina le posizioni di M5S e sinistra sono sembrate molto affini, caute rispetto all’idea dell’invio di armamenti o comunque di una escalation militare. Tra Conte e Speranza, ma pure tra Conte e Bersani, i rapporti sono ottimi, né è passata inosservata l’accoglienza della platea congressuale di Articolo 1 a fine aprile per l’ex presidente del Consiglio: la gara virtuale dell’applausometro per gli ospiti la vinse lui e non Enrico Letta.
Quando lo scorso anno terminò l’esperienza del governo Conte bis, l’ipotesi di un nuovo soggetto politico guidato proprio dal presidente del Consiglio uscente e dal “suo” e tuttora ministro della Salute nonché segretario di Articolo 1 era seriamente sul piatto. Non se ne fece di nulla perché alla fine Conte decise di virare sulla conquista del M5S, del quale peraltro non era mai stato iscritto. “In realtà oggi il nostro ruolo è quello di cerniera del centrosinistra tra Pd e 5 Stelle”, spiegano fonti di Articolo 1.
Il rientro nel Pd che pareva quasi fatto con la segreteria di Nicola Zingaretti non è così scontato, né la partecipazione alle Agorà di Letta comporterà automaticamente l’ospitalità di alcuni nelle future liste dem nel 2023. C’è poi un’altra consapevolezza che muove Conte, e il via vai della settimana scorsa nella sede romana per dare l’ok alle liste per la Comunali ha ulteriormente confermato il problema: al Movimento continua a mancare un reale radicamento territoriale e la capacità organizzativa che invece a sinistra resiste, seppur siano lontani i fasti del passato fatti di sedi dappertutto, decine di migliaia di iscritti in carne e ossa, feste di partito partecipate e così via. “Quando lo scorso autunno Conte fece il suo giro al nord per le amministrative – racconta un fedelissimo del presidente del M5S – si stupì del fatto che i nostri che lo accoglievano nei vari centri erano spesso persone che poi non conoscevano nessuno nel rispettivo territorio”.
La transizione dal movimento liquido al partito materiale, chissà se pure materialista, è insomma in corso e qui si torna alla Scuola: oltre a De Masi, tra gli altri, sono stati coinvolti Gustavo Zagrebelsky, Tomaso Montanari, Carlin Petrini, Luciano Canfora, Andrea Riccardi, Fabrizio Barca, Vincenzo Visco, tutti nomi e personalità che richiamano in maniera netta una collocazione di sinistra anche oltre ai confini classici del Pd. Basterà questo a convincere dubbiosi e riluttanti, i quali non mancano neanche all’interno dello stesso Movimento, che sia giunto il momento di unirsi e fondare un partito progressista? Beppe Grillo, il fondatore e oggi consulente dei 5 Stelle, non si è detto contrario all’ipotesi. E pensare che nove anni fa sbertucciò Bersani in diretta streaming, un domani invece potrebbe finire a condividerne un destino da “padre nobile”.