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Salvini alla convention della Lega: "No all'ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia"

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Nello spazio La Lanterna di Roma al via la kermesse del Carroccio. Il leader: "L'allargamento dell'Alleanza atlantica ora non avvicina la pace"
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ROMA - "Pace, pace, pace". Il nuovo Matteo Salvini, nemico giurato delle armi, si presenta alla platea amica ripetendo come un mantra la sua parola chiave. Sotto la cupola in vetro della Lanterna di Fuksas, in un teatro di dimensioni limitate che diventa presto una fornace, il leader della Lega finisce per sacrificare all'obiettivo del cessate il fuoco anche l'adesione alla Nato di Svezia e Finlandia: "Sono Paesi sovrani ma io ragiono solo in termine di pace. Quello che avvicina la pace - dice - va fatto subito, quello che la allontana  va messo in lista di attesa. Portare i confini dell'Alleanza atlantica ai confini con la Russia avvicina la pace? Lascio a voi giudicare... ". E pazienza se anche questa posizione genera, nel campo avverso, il sospetto di una linea certo non sgradita alla Russia: "Salvini in questo modo fa direttamente un assist a Putin aiutandolo esplicitamente", scrive il deputato e responsabile Sicurezza del Pd Enrico B…

ROMA - "Pace, pace, pace". Il nuovo Matteo Salvini, nemico giurato delle armi, si presenta alla platea amica ripetendo come un mantra la sua parola chiave. Sotto la cupola in vetro della Lanterna di Fuksas, in un teatro di dimensioni limitate che diventa presto una fornace, il leader della Lega finisce per sacrificare all'obiettivo del cessate il fuoco anche l'adesione alla Nato di Svezia e Finlandia: "Sono Paesi sovrani ma io ragiono solo in termine di pace. Quello che avvicina la pace - dice - va fatto subito, quello che la allontana  va messo in lista di attesa. Portare i confini dell'Alleanza atlantica ai confini con la Russia avvicina la pace? Lascio a voi giudicare... ". E pazienza se anche questa posizione genera, nel campo avverso, il sospetto di una linea certo non sgradita alla Russia: "Salvini in questo modo fa direttamente un assist a Putin aiutandolo esplicitamente", scrive il deputato e responsabile Sicurezza del Pd Enrico Borghi.

Una polemica che si accende quando ancora il lungo programma della convention romana è ben lungi dal dipanarsi. Duecento persone affollano la piccola sala del convegno, altri sfollano sulle terrazze. Non sono numeri da record ma lo spazio prescelto per l'evento - forse non a caso - non permetteva  un afflusso maggiore. Ci saranno altri 19 appuntamenti simili, d'altronde, uno in ogni regione, il prossimo a Genova il 23 maggio: è il format di questo tour salviniano che dovrebbe servire a riavvicinare la Lega ai territori e anche all'elettorato perduto. Il nome scelto ("E' l'Italia che vogliamo") riecheggia quello dell'Ulivo di Prodi, ma forse nessuno se ne è accorto. La carovana verde, anche se oggi i colori del partito virano sull'azzurro, è ben rappresentata: ecco i vicesegretari Lorenzo Fontana e Andrea Crippa, i capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, i ministri Massimo Garavaglia ed Erika Stefani. Ma gli esponenti della cosiddetta "ala istituzionale" della Lega non sono presenti: Giancarlo Giorgetti si collega solo da remoto, come Luca Zaia. Anima i conciliaboli il mancato invito del presidente della conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Nessuno lo commenta ufficialmente. Fedriga, si apprende, interverrà in una delle prossime tappe della kermesse. Ma alla "prima" non è stato chiamato. L'unico governatore che fisicamente raggiunge Roma è Attilio Fontana, appena uscito dall'inchiesta sui camici in Lombardia, e destinatario dell'applauso più lungo.

Pace, pace, pace, ripete Salvini, convinto di aver spinto Mario Draghi sulla via del sostegno al dialogo fra Usa e Russia. E bramoso di incontrare il premier, forse già lunedì. Nel frattempo il segretario non teme di asserire che "la Lega è un elemento di stabilità" per il governo che affronta la crisi ucraina. E pazienza se, nel commentare queste parole, al "falco" Claudio Borghi sfugge una risata. Il senatore milanese arriva a citare due Papi. Ripete una frase di Giovanni XXIII: "Cerchiamo ciò che unisce, non ciò che divide. In questo momento dovrebbero capirlo tutti, politici e giornalisti". Poi difende Francesco: "A causa del suo continuo invocare la pace l'hanno definito putiniano, robe da matti". Si dice pronto "ad andare ovunque per sollecitare il disarmo". E, dopo Mosca, aggiunge Istanbul alle mete possibili. "Perché è folle l'idea che uno dei due contendenti vinca sul campo al prezzo di migliaia di morti".

Di certo, il numero uno di via Bellerio non sposta il suo partito da una posizione anti-americana. O meglio, contraria all'attuale amministrazione della Casa Bianca. Le parole dell'ex sindaco repubblicano di New York Rudolph Giuliani, ospite d'onore dell'evento, sono eloquenti: "Se qualcuno, in passato, avesse  portato avanti la politica estera di Biden sarebbe stato messo al rogo". E Salvini, nel ringraziare Giuliani, va oltre: "Con Trump alla Casa Bianca saremo nelle stesse condizioni?", si chiede retoricamente, con palese imbarazzo della ministra forzista Mariastella Gelmini seduta in prima fila. La forzista Gelmini è l'unica ospite non leghista. "Solo uniti si vince", urla Salvini. Ma lancia un messaggio a Giorgia Meloni: "Io non mi accontento di tutelare il mio partito a costo di perdere. Per queste amministrative ho chiesto ad alcuni candidati sindaci di fare un passo indietro per il bene della coalizione. Spero che lo stesso spirito animi l'intero centrodestra". È la giornata del ritrovato orgoglio leghista e Salvini ha in serbo l'ultima rivendicazione per Draghi: "Trovi il coraggio per un'enorme e generalizzata pace fiscale".