Nel Pd pressing su Letta per scaricare il M5S: "La pazienza è finita"
dalla nostra inviata Giovanna Vitale , dalla nostra inviata Giovanna VitaleSORRENTO - Fino a quando? La domanda che agita il Nazareno rimbalza di bocca in bocca sino a Sorrento, dove Enrico Letta approda a metà mattina su invito della ministra Carfagna per partecipare alla tavola rotonda sul Mezzogiorno con gli altri leader di partito. L'eco delle bordate lanciate la sera prima da Giuseppe Conte - "Non abbiamo sottoscritto alcun documento che ci vincola in un'alleanza con il Pd" - non si è ancora spento. E i dirigenti dem, pressati dalla base in rivolta, hanno girato il quesito al segretario: "Fino a quando dovremo sopportare i veleni dei 5S contro di noi? Fino a quando verrà tollerata la sistematica opera di indebolimento del governo?".
SORRENTO - Fino a quando? La domanda che agita il Nazareno rimbalza di bocca in bocca sino a Sorrento, dove Enrico Letta approda a metà mattina su invito della ministra Carfagna per partecipare alla tavola rotonda sul Mezzogiorno con gli altri leader di partito. L'eco delle bordate lanciate la sera prima da Giuseppe Conte - "Non abbiamo sottoscritto alcun documento che ci vincola in un'alleanza con il Pd" - non si è ancora spento. E i dirigenti dem, pressati dalla base in rivolta, hanno girato il quesito al segretario: "Fino a quando dovremo sopportare i veleni dei 5S contro di noi? Fino a quando verrà tollerata la sistematica opera di indebolimento del governo?".
Interrogativi che, forse per la prima volta, non sono andati a infrangersi contro il muro sempre alzato da Letta a difesa dell'avvocato. Qualcosa è cambiato dopo martedì scorso, quando il durissimo faccia a faccia organizzato per ricucire gli strappi sulla guerra in Ucraina e il termovalorizzatore di Roma è finito con l'ammissione di divergenze difficili da appianare. È come se, al di là delle dichiarazioni ufficiali tese ad abbassare i toni, il leader del Pd abbia realizzato quanto sia complicato costruire una coalizione con chi passa il suo tempo a smarcarsi. A bombardare la casa comune. Con l'obiettivo - è questo il sospetto - di lucrare sulle macerie per recuperare consenso. Confidando sull'indispensabilità del Movimento: "Senza di noi il centrosinistra è un centrino, non vincerete mai", ha detto scherzando l'altro giorno un deputato grillino a una collega del Pd. Una battuta che fa capire l'aria.
Va così da settimane. In un crescendo che ormai sfiora il parossismo. Sulle spese militari, l'invio della armi a Kiev, la linea euro-atlantica del governo: Conte è tutto un distinguersi da Draghi e, per riflesso, da Letta. Evitando con cura persino le manifestazioni alle quali avrebbero dovuto partecipare insieme: venerdì, all'ultimo istante, ha dato forfait al congresso di Demos, braccio politico della Comunità di Sant'Egidio; ieri ha replicato, collegandosi solo da remoto alla Cernobbio del Sud.
La reazione del leader del Pd, pubblicamente, è sempre la stessa. "Non sono minimamente infastidito, siamo in una fase di dibattito ed è naturale che ci siano posizioni con sfumature diverse o anche posizioni più marcatamente diverse", taglia corto a proposito dell'escalation contiana sul conflitto, prima di intervenire sul rilancio del Sud. Ma in privato, racconta chi lo ha sentito, mastica amaro. "Enrico sta perdendo la pazienza", segnala uno dei più autorevoli membri della segreteria. "Si rende conto che solo un centrosinistra allargato può battere le destre e che una crisi nei rapporti fra Pd e 5Stelle metterebbe a rischio la tenuta del governo", dopodiché "esiste un limite invalicabile". E quel limite si chiama collocazione euro-atlantica dell'Italia. "Se Conte dovesse inseguire Salvini pure sul no all'ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, facendo un favore a Putin, non credo che potremmo accettarlo", precisa il fedelissimo del segretario. Il quale, fra le righe, lo ha pure fatto capire chiaramente: "È un momento in cui è naturale discutere. Sta capitando in tutto il mondo, in tutte le democrazie", avverte Letta prima di rientrare a Roma. "L'importante è poi essere in grado di mantenere l'unità di intenti sulle scelte che dobbiamo fare. Ma non ho dubbi che ci riusciremo". Martedì è convocata la direzione. Oggetto: i prossimi referendum. Ma c'è chi è già pronto ad alzarsi per chiedere al segretario: "Fino a quando?".