Caso Davigo, Ermini querela Renzi. La replica: “Eletto col metodo Palamara”
di Liana MilellaLo scontro è durissimo. Per giunta alla vigilia di uno sciopero delle toghe che riguarda la legge Cartabia sul Csm. Da una parte Matteo Renzi, dall’altra David Ermini. Il senatore di Rignano contro il vice presidente di palazzo dei Marescialli. Che, quando parla e scrive, lo fa sempre dopo aver ottenuto il via libera dal Quirinale, visto che il suo presidente è Sergio Mattarella. E anche ieri, l’accusa pesante di Ermini contro Renzi - «da lui un’affermazione falsa e temeraria, ne risponderà davanti ai giudici» - non è stata fatta in solitudine.
Certo è che Renzi la legge, lo sfida, e gli manda pure via sms quello che ha dettato alle agenzie, «non vedo l’ora di ricevere l’atto di citazione». E poi: «Potrò raccontare, libero da ogni forma di prudenza istituzionale, tutto ciò che in questi lunghi anni l’avvocato Ermini ha detto, scritto e fatto. Egli è diventato vice…
Lo scontro è durissimo. Per giunta alla vigilia di uno sciopero delle toghe che riguarda la legge Cartabia sul Csm. Da una parte Matteo Renzi, dall’altra David Ermini. Il senatore di Rignano contro il vice presidente di palazzo dei Marescialli. Che, quando parla e scrive, lo fa sempre dopo aver ottenuto il via libera dal Quirinale, visto che il suo presidente è Sergio Mattarella. E anche ieri, l’accusa pesante di Ermini contro Renzi - «da lui un’affermazione falsa e temeraria, ne risponderà davanti ai giudici» - non è stata fatta in solitudine.
Certo è che Renzi la legge, lo sfida, e gli manda pure via sms quello che ha dettato alle agenzie, «non vedo l’ora di ricevere l’atto di citazione». E poi: «Potrò raccontare, libero da ogni forma di prudenza istituzionale, tutto ciò che in questi lunghi anni l’avvocato Ermini ha detto, scritto e fatto. Egli è diventato vicepresidente del Csm grazie al metodo Palamara, e io sono uno di quelli che possono testimoniarlo».
Non è una novità, l’aveva già detto e scritto l’anno scorso, a luglio, nel libro “Controcorrente”. Ermini se n’era rimasto zitto, perché «non era un’accusa specifica e grave, come stavolta». Ma Renzi la ripete nel “Mostro”, con due righe che fanno arrabbiare Ermini «perché sono decisamente diffamatorie». Nella storia dei verbali di Piero Amara, portati da Piercamillo Davigo al Csm e mostrati anche a Ermini, Renzi lo accusa di aver eliminato «materiale ufficiale proveniente dalla procura di Milano», sopprimendo «il corpo del reato». Accusa «temeraria e falsa» replica Ermini, poiché la copia era «informale, priva di ufficialità, di origine del tutto incerta, e in quanto tale senza valore e irricevibile».
Che il cammino politico comune di Renzi ed Ermini, cominciato vent’anni fa quando erano nel Partito popolare, fosse chiuso era noto. È una novità che dovesse finire in tribunale. Renzi gongola, «la storia di Ermini è ricca di aneddoti che sarà piacevole raccontare in sede civile a cominciare dai numerosi scambi di sms di questi anni». Ma Ermini, a quanto pare, non ha certo buttato i suoi. E non gli fa difetto la memoria, tant’è che ha già cominciato a scrivere il libro che uscirà appena sarà finita la sua vice presidenza.
Fuochi d’artificio sui titoli di coda. Perché prima dei coltelli, i due in politica hanno camminato assieme. Ermini ricorda che «il 18 luglio 2018 Matteo mi chiamò e mi disse che voleva mandarmi al Csm». Fu l’ultimo atto di un’unione in crisi. Lontani i tempi in cui erano indivisibili, Renzi presidente della provincia di Firenze, Ermini capogruppo per la Margherita. Renzi sindaco, Ermini al suo fianco. Poi il salto a Roma. Renzi segretario del Pd, ma Ermini nel 2013 non entra in segreteria. Solo l’anno dopo diventa responsabile Giustizia. Ma dura poco.
Renzi lo accusa di essere troppo “orlandiano” per via del rapporto che lo lega al Guardasigilli Andrea Orlando e alla presidente della commissione Giustizia, la giudice Donatella Ferranti. Si scontrano sulla legge di Piero Grasso sul falso in bilancio. Ermini cade in disgrazia e Matteo gli toglie la giustizia. Viene rieletto, ma lo spedisce al Csm. Agli amici Ermini ha detto più volte, «mi ha mandato lì solo perché non voleva che ci andasse Massimo Luciani».