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Sciopero delle toghe contro la riforma del Csm. Spera: "Non sposo le ragioni di questa Anm divisa in correnti"

Damiano spera, giudice civile 
Il giudice del tribunale civile di Milano: "L'associazione dei magistrati non ha elaborato una proposta di riforma elettorale come chiesto da Mattarella"
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Io non aderirò a questo sciopero, sebbene abbia partecipato a tutti quelli indetti in precedenza dall'Anm. Ma stavolta non ne condivido affatto le ragioni. E poi l'Anm è ancora una summa delle correnti". Dice così Damiano Spera, 65 anni, magistrato dal 1984, presidente della decima sezione civile del tribunale di Milano che si occupa di responsabilità extracontrattuale.

Ma lei è iscritto a una corrente o è un cane sciolto?
"Sono iscritto a Magistratura democratica, ma non ricopro alcun incarico nel gruppo, e il mio no allo sciopero è del tutto personale". 

Se in tanti non dovessero scioperare i giudici non sarebbero più deboli?
"Questa potr…

Io non aderirò a questo sciopero, sebbene abbia partecipato a tutti quelli indetti in precedenza dall'Anm. Ma stavolta non ne condivido affatto le ragioni. E poi l'Anm è ancora una summa delle correnti". Dice così Damiano Spera, 65 anni, magistrato dal 1984, presidente della decima sezione civile del tribunale di Milano che si occupa di responsabilità extracontrattuale.

Ma lei è iscritto a una corrente o è un cane sciolto?
"Sono iscritto a Magistratura democratica, ma non ricopro alcun incarico nel gruppo, e il mio no allo sciopero è del tutto personale". 

Se in tanti non dovessero scioperare i giudici non sarebbero più deboli?
"Questa potrebbe essere una svolta nella storia della magistratura associata. Se lo sciopero dovesse tradursi in un flop, potrebbero esserci conseguenze importanti su chi, al vertice dell'Anm, se ne è assunto la responsabilità".

Lo sciopero è stato votato il 30 aprile da 1.400 toghe tra presenze e deleghe. Poche su 9.650 in servizio. Ma molte lo considerano un'assoluta necessità.
"Intanto i colleghi che hanno votato per l'adesione allo sciopero sono circa il 15% dell'organico della magistratura. C'è una grande maggioranza che non ha partecipato al lavoro preparatorio perché non era motivata. Questa maggioranza silenziosa potrebbe determinare il fallimento dello sciopero. In passato, nelle assemblee che lo precedevano, l'aula magna di Milano era stracolma; stavolta il numero dei colleghi è fortemente diminuito".

Lei non sciopera per una questione di numeri o perché le piace la riforma Cartabia?
"Non sciopero per due ragioni fondamentali. La prima riguarda le forti critiche dell'Anm al cosiddetto fascicolo personale di ogni magistrato. In particolare, quando viene criticato il passaggio sulle "gravi anomalie" riguardo all'esito dei provvedimenti nei gradi successivi. La seconda ragione attiene alla debolezza dell'Anm sul sistema elettorale per il Csm".

L'Anm dice che il fascicolo è una schedatura che inciderà sulle decisioni giudiziarie. Non è così?
"Sia il testo, che la ratio della norma, non mirano affatto a minare l'indipendenza della magistratura e le singole decisioni giudiziarie anche innovative. Semmai io vedo qualche conseguenza positiva. Per esempio, sia pure in casi molto isolati, qualche collega che non motiva i provvedimenti, sarà costretto a farlo. Oppure il giudice che respinge sempre le prove richieste dalle parti, e poi rigetta la domanda per mancanza di prove, dovrà essere più professionale. Queste condotte purtroppo hanno ricadute negative sul numero maggiore di impugnazione dei provvedimenti. Quindi sbaglia l'Anm quando dice che il fascicolo spingerà i giudici a essere meno professionali. Sarà probabilmente l'opposto".

Supposto che la riforma Cartabia ce la faccia a essere approvata prima delle prossime elezioni del Csm, perché non sciopera contro una legge elettorale che, a detta di molti, non tocca il potere delle correnti?
"Purtroppo l'Anm è ancora oggi una summa delle correnti e non una sintesi che abbia la forza di prescinderne. L'Anm non ha elaborato una proposta di riforma elettorale del Csm condivisa per frenarle. La soluzione migliore sarebbe stata quella di optare per collegi piccoli, in cui tutti i giudici conoscono i candidati al Csm. Se invece si  prevedono quattro macro aree accorpando più distretti delle Corti d'Appello, si ottiene l'unico risultato di mantenere pressoché inalterato il potere delle correnti".

Lei non sciopera perché questa Anm non le piace per niente?
"Io dico che non ha avuto la forza di elaborare una proposta condivisa e che, accogliendo il monito del presidente Mattarella, proponesse una riforma per ridurre il potere delle correnti".

Ma se in tanti non scioperano il rischio non sarà quello di consegnare la magistratura mani e piedi alla politica?
"Questa riforma doveva mettere in gabbia le correnti. L'obiettivo è del tutto fallito. Le correnti dominano tuttora. L'Anm porta la colpa di non aver agito con risolutezza contro di loro. Il rischio, adesso, è che si perda anche l'occasione di una collaborazione positiva nei futuri decreti per attuare la riforma".

Ma se cade questa Anm non è peggio?
"L'Anm è, e deve rimanere, la bellissima casa comune di tutti i magistrati, ma deve avere la forza di superare le correnti. Altrimenti, il rischio è che una parte dei magistrati lasci l'Anm".