Balneari, Salvini vede Draghi: "Troveremo accordo, ma servono indennizzi". E ribadisce il no a nuove armi per Kiev
di Serenella Mattera , di Serenella Mattera"Troveremo un accordo, ma sulle concessioni balneari servono tutele e indennizzi". A dirlo, dopo il colloquio con Mario Draghi a Palazzo Chigi, è Matteo Salvini. Un confronto necessario, quello tra il premier e il leader della Lega, perchè il muro innalzato dal centrodestra sulle spiagge tiene in stallo la legge sulla concorrenza e rischia di far saltare anche l'accordo sulla riforma del catasto. "Conto che si arrivi a un accordo", sottolinea Salvini. E mette alcuni paletti: parla della necessità di "adeguare i canoni delle licenze" e di "garantire e tutelare coloro che nella spiaggia hanno la principale fonte di reddito". Insomma, chiarisce, "è importante che sia previsto un congruo indennizzo in riconoscimento del valore dell'azienda in caso di mancato rinnovo". Poi sembra aprire sulla questione più delicata, la data di partenza delle gare, su cui il centrodestra chiedeva una proro…
"Troveremo un accordo, ma sulle concessioni balneari servono tutele e indennizzi". A dirlo, dopo il colloquio con Mario Draghi a Palazzo Chigi, è Matteo Salvini. Un confronto necessario, quello tra il premier e il leader della Lega, perchè il muro innalzato dal centrodestra sulle spiagge tiene in stallo la legge sulla concorrenza e rischia di far saltare anche l'accordo sulla riforma del catasto. "Conto che si arrivi a un accordo", sottolinea Salvini. E mette alcuni paletti: parla della necessità di "adeguare i canoni delle licenze" e di "garantire e tutelare coloro che nella spiaggia hanno la principale fonte di reddito". Insomma, chiarisce, "è importante che sia previsto un congruo indennizzo in riconoscimento del valore dell'azienda in caso di mancato rinnovo". Poi sembra aprire sulla questione più delicata, la data di partenza delle gare, su cui il centrodestra chiedeva una proroga senza termine: "Se la scadenza sarà al 2024 o al 2025, lo vedranno i tecnici".
La replica di Palazzo Chigi
Fonti di Palazzo Chigi spiegano che sebbene si lavori ad un'intesa, non è assolutamente previsto il rinvio dello sblocco delle gare per le concessioni balneari. Il compromesso al quale si lavora in queste ore prevedrebbe una deroga tecnica ad hoc per quei casi specifici in cui non è possibile andare a gara. Ma, fanno sapere le fonti di Palazzo Chigi, si tratterebbe di una manciata di Comuni, poche le eccezioni ammesse. E anche la cosiddetta mappatura delle concessioni "non può essere considerata la condizione sine qua non per mandarle a gara: si va nel 2024. Punto". Mentre nell'intesa alla quale si lavora verrebbero rafforzati gli indennizzi per gli attuali titolari degli stabilimenti.
Le armi all'Ucraina
Ma l'interlocuzione della Lega con il governo non si limita alle questioni economiche. Nel corso dell'incontro con Draghi, infatti, il leader del Carrocio ribadisce che "ulteriori invii di armi non penso siano la soluzione giusta. Il dialogo non si prepara con l'invio di altre armi". Salvini si dice anche contrario ad arrivare, come sanzione a Mosca, a bloccare l'import di gas e petrolio dalla Russia. Palazzo Chigi si limita a dire che "il colloquio si è incentrato sulla recente visita negli Stati Uniti, nel corso della quale è stato riaffermato l'impegno dell'Italia". La pace, dunque, come priorità: "Serve al più presto un cessate il fuoco, con l'Italia protagonista", conferma il leader del Carroccio. Si è poi parlato, prosegue la nota di Palazzo Chigi, "della necessità di prevenire una crisi alimentare dovuta al conflitto ed stata condivisa l'importanza di un percorso che affianchi diversificazione delle fonti di approvvigionamento e investimenti sulle rinnovabili".
Le concessioni balneari
Senza l'accordo con il governo sulle concessioni balneari rischia di traballare anche l'accordo sul catasto. Una doppia partita e se lo stallo nelle prossime ore non si sblocca, si riaffaccia lo scenario di una conta in Aula, con voto di fiducia. Perché il tempo stringe, la legge sulla concorrenza, che contiene le norme sui balneari, deve essere approvata entro luglio e attuata entro dicembre. Finora non s'è fatto neanche un voto. E il sospetto ai piani alti del governo è che Lega e Forza Italia stiano prendendo tempo per indurre il premier a rinunciare alle gare. Non se ne parla, per il premier. E poiché la mediazione sul catasto rientrava in un accordo complessivo, con l'impegno a sbloccare anche l'intesa sulle spiagge, da Palazzo Chigi hanno fatto sapere ai partiti che finché non si procede sulla concorrenza, anche la riforma del fisco è ferma. Il muro alzato dal centrodestra rimette tutto in discussione.
La scorsa settimana l'intesa sui balneari sembrava a un passo, con la mediazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, ma poi il centrodestra ha alzato la posta, ponendo condizioni inaccettabili per il governo. Draghi in quei giorni era in visita a Washington e quando al suo ritorno è stato informato della situazione non sembra aver gradito. Fi e Lega assicurano che la volontà di mediare c'è, ma tra le fila del governo e degli altri partiti della maggioranza sospettano che vogliano solo far melina, anche a uso della campagna elettorale per le amministrative. Ma è inutile tornare a riunirsi, dicono ora dall'esecutivo, finché non emergerà la volontà politica di arrivare a un'intesa. E così non solo non si inizia a votare al Senato sulla concorrenza, ma neanche alla Camera sulla delega fiscale, nonostante l'accordo sulla carta ci sia (almeno tra governo e centrodestra) già da due settimane.
A Palazzo Madama, dove da mesi è impantanata la legge sulla concorrenza, si è raggiunta un'intesa su tutti i punti in discussione, tranne due: i balneari e l'articolo 32 della legge che riguarda i criteri di nomina delle Authority. Il governo vuole infatti vincolare le nomine a una preselezione delle candidature affidata a commissioni di tecnici. Tutti i gruppi di maggioranza fanno muro e chiedono lo stralcio della norma. E in questo caso il governo potrebbe concederlo. Sulle spiagge no: le gare, afferma, si devono fare, rispettando la sentenza del Consiglio di Stato che ha posto la deadline del 31 dicembre 2023. Ma il centrodestra chiede un altro rinvio, propone di farle partire solo dopo aver completato, a data indefinita, una mappatura del territorio.
Il governo al più sarebbe disposto a concedere una fase transitoria di due anni o dare il via libera alla mappatura, ma solo se si fisserà un termine breve (tre o sei mesi, ad esempio) per completarla. E poi c'è il tema degli indennizzi per gli attuali titolari degli stabilimenti. Una modifica, sostenuta anche dal Pd, punta a rafforzare le tutele. La richiesta è riconoscere il "valore aziendale dell'impresa e dei relativi beni materiali e immateriali" nella determinazione dell'indennizzo a carico dell'azienda subentrante. Il compromesso potrebbe essere quello di definire quel valore attraverso una perizia asseverata.
Al tavolo della trattativa sono emerse, nei giorni scorsi, due diverse sensibilità sia tra gli azzurri che nella Lega, con un fronte più disponibile alla mediazione, che guarda al ministro Massimo Garavaglia, e uno più duro, guidato tra i leghisti da Gianmarco Centinaio e dentro Fi da Maurizio Gasparri. Ecco perché, sono convinti gli alleati, sta ora a Salvini e Silvio Berlusconi sbloccare a un livello politico la partita. "Ci sarebbero tutti i presupposti per chiudere un accordo soddisfacente: è assurdo fermare una riforma che è cruciale per ottenere un'ulteriore rata del Pnrr", afferma dal Pd Antonio Misiani, ricordando che la mancata attuazione della riforma della concorrenza entro l'anno farebbe saltare una parte dei finanziamenti da Bruxelles. "Sui balneari - spiegano dal Nazareno - crediamo si debbano riconoscere le compensazioni necessarie ma occorre agire nella legalità comunitaria, nel rispetto della sentenza del Consiglio di Stato, e dunque consentendo che le gare siano fatte e la concorrenza sia favorita, perché accanto alla tutela di operatori e lavoratori siano migliorate accessibilità al litorale e alle strutture per i cittadini".
In favore delle gare si dicono anche Italia viva e i Cinque stelle, che per primi hanno denunciato il tentativo del centrodestra di rinviare, ma pure nelle fila del Movimento c'è chi frena.