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Sciopero dei magistrati contro la riforma del Csm: aderisce meno di un magistrato su due

(ansa)
A Bologna con il 73% la partecipazione più alta all’agitazione. A Roma la più bassa con il 38%
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Non è la valanga di sì che sognavano, in Anm. Ma neanche il clamoroso flop su cui puntava la politica. Quasi un giudice su due, ieri, tra assemblee ed incontri aperti nelle città, ha incrociato le braccia. Il dato ufficiale si attesta al 48% di media (mentre era all’80% quello dello sciopero proclamato nel 2010: ma di fronte c’era Berlusconi). Si sono astenuti, alla fine, 4.285 sugli 8.844 distretti. Il disagio esiste e viene da luoghi e uffici non legati al potere delle correnti: soprattutto dalle toghe più giovani, e dai Tribunali periferici. Sono loro a intestarsi l’astensione promossa dall’Associazione nazionale magistrati guidata da Giuseppe Santalucia contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario (che ha già passato l’esame della Camera). Certo, la percentuale resta ben lontana dal 60% che, con poca prudenza, il leader del sindacato delle toghe aveva dato nel pomeriggio come media.

Ma, da Milano, …

Non è la valanga di sì che sognavano, in Anm. Ma neanche il clamoroso flop su cui puntava la politica. Quasi un giudice su due, ieri, tra assemblee ed incontri aperti nelle città, ha incrociato le braccia. Il dato ufficiale si attesta al 48% di media (mentre era all’80% quello dello sciopero proclamato nel 2010: ma di fronte c’era Berlusconi). Si sono astenuti, alla fine, 4.285 sugli 8.844 distretti. Il disagio esiste e viene da luoghi e uffici non legati al potere delle correnti: soprattutto dalle toghe più giovani, e dai Tribunali periferici. Sono loro a intestarsi l’astensione promossa dall’Associazione nazionale magistrati guidata da Giuseppe Santalucia contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario (che ha già passato l’esame della Camera). Certo, la percentuale resta ben lontana dal 60% che, con poca prudenza, il leader del sindacato delle toghe aveva dato nel pomeriggio come media.

Ma, da Milano, dove si svolge la manifestazione centrale, Santalucia ribadisce che ci sarebbe ancora spazio per un tavolo. "Questa legge sarà pure compatibile, ma è poco conforme allo spirito della Costituzione", contesta il presidente Anm, ricordando che la riforma può arrecare "un rallentamento della giustizia" e induce in una torsione "che punta al controlllo dei giudici", attraverso "l’accentramento dei poteri". quell’impianto ormai ribattezzato "gerarchizzazione degli uffici". Uno sciopero che "non è contro la ministra Cartabia, è contro i successivi emendamenti, che si sono rivelati fortemente peggiorativi".


Dall’assemblea di Milano alla partecipata mattinata di lavori di Napoli, dove (dopo il minuto di silenzio e il ricordo "di un fine e sensibile giurista come Valerio Onida"), a sorpresa si è alzato dal pubblico l’ex ministro della Giustizia e magistrato, Luigi Scotti. "Sono qui da privato cittadino", ha premesso, in un intervento netto e applaudito. "Io, 12 anni fa, scioperai. Le forze politiche non hanno mai amato l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E temo che, adesso, alcune di esse approfittando di questo momento difficile che attraversa la categoria , vogliano assestare un colpo. Non è una buona notizia per i cittadini".


Pentiti dello sciopero, in Anm? Preoccupati dall’effetto boomerang dell’adesione a metà? Dubbi che sembrerebbero infondati. "Quello che abbiamo registrato è un livello di adesione comunque importante, in un contesto generale non facile", analizza anche il segretario, Salvatore Casciaro, "ed è una protesta di contenuti, motivata e capillare: che viene dal basso, in particolare dalle giovani generazioni e dagli uffici giudiziari più esposti sul piano dei carichi di lavoro".


Per la prima volta, le percentuali più alte di astensione non vengono da Procure e Tribunali storicamente “schierati”. Ecco infatti i risultati deludenti del Palazzo di Giustizia di Milano (37,8 per cento; ma l’intero distretto del capoluogo lombardo sale al 51), degli uffici di Cassazione (inchiodati al 23, dove invece avrebbe dovuto giocare in “casa” il consigliere Santalucia) o della platea di Roma (ferma anch’essa al 38), mentre tiene la protesta in tutto il distretto di Napoli (53 per cento). Il trend sale su altri terreni di frontiera, con il 60 per cento di astensioni di Santa Maria Capua Vetere o con il 65 per cento di toghe che scioperano a Catania o il 66 a Brescia, il 69 di Bari.

Spostandosi verso le periferie si arriva ai picchi di Nola (70 per cento), di Caltanisetta (sempre al 70) o di Busto Arstizio (quasi il 100). Una geografia del dissenso che, beninteso, non cambia comunque l’esito (verosimilmente) finale. La riforma non sarà comunque fermata, i lavori al Senato – salvo ultime pretese capitanate dalla Lega – riprenderanno verso il rush dell’approvazione definitiva.