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Centrodestra, non basta il vertice dei leader ad Arcore per ricucire la destra. Meloni: nodi aperti

L'unità della coalizione si frantuma sul caso-Sicilia con FdI che attacca gli alleati
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ROMA - Il vertice dei risentimenti. Dopo 123 giorni dall'ultimo incontro a Villa Grande, dopo quattro mesi di silenzi privati e liti pubbliche (soprattutto sulla direttrice Giorgia Meloni-Matteo Salvini), i leader del centrodestra si rivedono ad Arcore ma il pranzo della pace organizzato da Silvio Berlusconi si risolve in un concentrato di incomprensioni e dispetti. Anzi, nel caos. Con Fratelli d'Italia all'attacco su più punti: dalla richiesta sinora insoddisfatta di un patto anti-inciucio che escluda ogni futuro accordo con Pd e M5s, al nodo della ricandidatura di Nello Musumeci alla guida della Regione Sicilia.

E sì che il Cavaliere ci ha provato. Ha fatto sedere i suoi bizzosi alleati vicini, nelle poltrone arancioni del giardino, dove ha fatto servire l'aperitivo. Poi la colazione: riso con melanzane, branzino in crosta, gelato al pistacchio. Salvini e Meloni (accompagnati rispettivamente da due ex ministri di Berlusconi, Roberto Calderoli e Ignazio…

ROMA - Il vertice dei risentimenti. Dopo 123 giorni dall'ultimo incontro a Villa Grande, dopo quattro mesi di silenzi privati e liti pubbliche (soprattutto sulla direttrice Giorgia Meloni-Matteo Salvini), i leader del centrodestra si rivedono ad Arcore ma il pranzo della pace organizzato da Silvio Berlusconi si risolve in un concentrato di incomprensioni e dispetti. Anzi, nel caos. Con Fratelli d'Italia all'attacco su più punti: dalla richiesta sinora insoddisfatta di un patto anti-inciucio che escluda ogni futuro accordo con Pd e M5s, al nodo della ricandidatura di Nello Musumeci alla guida della Regione Sicilia.

E sì che il Cavaliere ci ha provato. Ha fatto sedere i suoi bizzosi alleati vicini, nelle poltrone arancioni del giardino, dove ha fatto servire l'aperitivo. Poi la colazione: riso con melanzane, branzino in crosta, gelato al pistacchio. Salvini e Meloni (accompagnati rispettivamente da due ex ministri di Berlusconi, Roberto Calderoli e Ignazio La Russa) non sono andati oltre una cordialità formale. Ben lontana dalle ostentate scene di abbracci e sorrisi immortalate nei selfie a Cernobbio o a Spinaceto. A tavola si parla di guerra - e Berlusconi spiega le ragioni delle critiche della sera prima a Joe Biden e al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg - e della necessità di tenere unita la coalizione. "Solo un pazzo può farla saltare in aria", dice il Cavaliere.

Ma gli animi si surriscaldano presto. Berlusconi propone agli alleati di uscire con una posizione comune sulle Amministrative, "perché insomma, dobbiamo far capire che siamo uniti in 21 Comuni su 26 e negli altri cinque ci ritroveremo ai ballottaggi". Ma il solo riferimento alle elezioni, dopo i veleni delle settimane scorse, scatena un batti e ribatti: "A Verona vi siete sfilati voi". "A Parma non avete voluto l'accordo". Salvini e Calderoli vanno via subito dopo il caffè, con la motivazione di dover tornare a Roma per impegni parlamentari e con il laconico commento del leader leghista: "Siamo molto soddisfatti". Berlusconi si sofferma un'altra ora con Meloni e La Russa poi giunge ai cancelli della villa e parla da solo ai giornalisti: "Dobbiamo ripartire dal programma, ne avremo uno unico, la coalizione va avanti spedita", dice. Tramonta l'idea di un comunicato congiunto, che ha sempre seguito i summit del centrodestra. Non c'è e non ci sarà.

Ma succede di peggio. Poco dopo le dichiarazioni di Berlusconi e il suo richiamo all'unità, ecco la nota di Fratelli d'Italia che rompe ogni formalità e gela tutti: "È sicuramente positivo essersi incontrati ma l'unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti". È vero che sono solo cinque le città in cui il centrodestra andrà diviso al primo turno "ma sono purtroppo importanti. E restano - recita ancora la nota - diversi nodi aperti. A partire dalla non ancora ufficializzata ricandidatura del presidente uscente Nello Musumeci in Sicilia, su cui la personale dichiarata disponibilità di Silvio Berlusconi si è fermata di fronte alla richiesta di Matteo Salvini di ritardare l'annuncio del candidato". Quindi la denuncia di "regole ancora fumose" su alleanze e programmi comuni.

Un comunicato che accende ancora di più il clima: Berlusconi si dice subito "sorpreso e irritato". Il Cavaliere non gradisce la scelta di avergli attribuito pubblicamente quell'apertura sulla ricandidatura di Musumeci. Fa sapere di avere un ottimo rapporto personale con il presidente siciliano ma di non essersi mai espresso sul suo bis. Ma La Russa rivela: "Prima di salutarci Berlusconi ci ha letto una nota in cui sostanzialmente si diceva favorevole nei confronti del governatore uscente. Noi siamo usciti da Villa San Martino convinti che l'avrebbe diramata. Così non è stato. E non sappiamo perché".