La “linea rossa” del M5S, come la chiama il vice di Giuseppe Conte, Michele Gubitosa, cioè le condizioni dei pentastellati per restare nel governo Draghi, sono quattro righe da inserire, via emendamento, nel decreto Aiuti che martedì sbarca in Commissione Bilancio alla Camera. Quattro righe piuttosto cavillose, ma quanto basta per affossare il progetto del sindaco di Roma, il dem Roberto Gualtieri, che ha in mente di realizzare un termovalorizzatore da 600mila tonnellate l’anno per tirare fuori la Capitale dalle secche della pluriennale emergenza spazzatura, con annesse scorribande di topi e cinghiali. Lo schema dell’emendamento, in un file denominato “Bozza articolo gestione dei rifiuti di Roma”, circola da ieri nelle chat dei parlamentari del Movimento. E ricalca le richieste presentate in Cdm dai ministri grillini e cassate dal resto del governo.
Fallito il blitz in Consiglio dei ministri, come ha fatto capire Conte, la battaglia anti-inceneritore si sposta in Parlamento. Il Movimento non vuole la fiducia. Se ci fosse, la minaccia, più o meno velata, è di tirarsi fuori dalla maggioranza. I grillini puntano allora ad avere mano libera sugli emendamenti e a limitare fortemente i poteri speciali che il decreto assegna al sindaco di Roma. Senza cancellarli del tutto, i poteri extra, ma impedendo a Gualtieri di realizzare l’inceneritore annunciato un mese fa. Ecco allora la bozza di emendamento del M5S, punto per punto. Al comma 2, viene inserito un passaggio che permette al commissario (cioè al sindaco) di adottare un piano di gestione dei rifiuti per Roma solo “nel rispetto degli obiettivi ambientali di cui all’articolo 17 del Regolamento Ue 2020/852”. Lo stesso che condanna “l’aumento significativo della produzione, dell’incenerimento e dello smaltimento dei rifiuti, ad eccezione dell’incenerimento dei rifiuti pericolosi non riciclabili”. Già questo manderebbe a carte quarantotto il progetto di Gualtieri.
Altro paletto chiesto dai grillini: il sindaco-commissario dovrebbe agire nel rispetto “degli articoli 178, 179 e 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006”, cioè il Testo unico ambientale, che definisce una “gerarchia” degli impianti, cioè “un ordine di priorità che costituisce la migliore opzione ambientale”. E per le pubbliche amministrazioni, dicono i primi due articoli citati, “il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia” hanno “priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”. Di più: il Campidoglio potrebbe muoversi solo nel solco del “Piano regionale” (articolo 199), cioè sulla scorta del programma varato nel 2020 dalla Regione Lazio di Nicola Zingaretti, che non prevede termovalorizzatori. Gualtieri poi non potrebbe apportare modifiche agli impianti esistenti, tranne quelle “non sostanziali”. E dovrebbe rispettare, altro tassello dell’emendamento, una legge regionale del ’98 che prevede comunque un’autorizzazione della Regione sugli impianti, previa istruttoria. È un labirinto di paletti che annacquerebbe i “poteri speciali” del sindaco. Che si ritroverebbe con margini d’azione striminziti (e iper vigilati). Ma per i grillini è una battaglia identitaria, come rimarca Francesca Flati, deputata in Commissione Bilancio: "L'Unione europea ha bocciato di nuovo gli inceneritori, confermando che sono inquinanti e sconvenienti dal punto di vista economico". Lo stesso ripetono altri parlamentari, soprattutto romani, da Francesco Silvestri a Vittoria Baldino.
M5s, Conte: "Inizio a pensare che qualcuno voglia spingere il Movimento fuori dal governo"
Capito che l’alleato grillino darà battaglia, il Pd cerca sponde nel resto della maggioranza. La galassia centrista, dai renziani di Iv a Calenda, è a favore dell'inceneritore. La Lega, con Matteo Salvini, ha già detto che voterà sì: "Mettere in discussione il governo perché non si vuole trasformare in energia i rifiuti che abbandonano nelle strade romane è fuori dal mondo", dice il segretario del Carroccio. Da via Bellerio giudicano poi "gravissimo" l'emendamento M5S. "Il presidente Draghi, e i cittadini romani tutti, si facciano sentire". FdI invece dirà no all'impianto, come i grillini. Perché l’inceneritore ancora non brucia l'immondizia della Capitale, ma già manda in fumo (almeno sul punto) le alleanze.