✕

Dall’avviso di garanzia a Noemi Letizia: l’effetto Napoli sui destini di Berlusconi

È in questa città che il leader di Forza Italia  punta sempre con i numeri da prestigiatore. Qui ha cercato il rilancio e — anche — trovato il precipizio
1 minuti di lettura

Dev’essere l’attrazione per il vulcano, allegoria irresistibile di potere e dominio (perduti), a spingere Silvio Berlusconi di decennio in decennio sul pericolo delle sponde napoletane. Sebbene, ormai, siano lontanissime le grotte delle sirene, le Noemi e le Francesca offuscate dai database, e il canto non dice più “Silvio ci manchi”, ma caso mai mormora: "Sta qui un’altra volta". Agrodolce, perfino se declinato nella più indulgente e lapidaria delle osservazioni: quella di una donna che lavora ad ore in una villa di Marechiaro e sta per tornare in periferia. Si ferma, si sporge su un terrapieno, lui è affaticato in giacca blu sotto il sole, lei da lontano sentenzia, "Eppure s’è fatto viecchio". Persino lui, il più milanese dei viceré napoletani. Oggi tornato nella versione di leader occidentale più vicino a Mosca. Che spinge l’Europa a premere su Zelensky: "L’Ucra…

Dev’essere l’attrazione per il vulcano, allegoria irresistibile di potere e dominio (perduti), a spingere Silvio Berlusconi di decennio in decennio sul pericolo delle sponde napoletane. Sebbene, ormai, siano lontanissime le grotte delle sirene, le Noemi e le Francesca offuscate dai database, e il canto non dice più “Silvio ci manchi”, ma caso mai mormora: "Sta qui un’altra volta". Agrodolce, perfino se declinato nella più indulgente e lapidaria delle osservazioni: quella di una donna che lavora ad ore in una villa di Marechiaro e sta per tornare in periferia. Si ferma, si sporge su un terrapieno, lui è affaticato in giacca blu sotto il sole, lei da lontano sentenzia, "Eppure s’è fatto viecchio". Persino lui, il più milanese dei viceré napoletani. Oggi tornato nella versione di leader occidentale più vicino a Mosca. Che spinge l’Europa a premere su Zelensky: "L’Ucraina accetti le domande di Putin" Amico conclamato di Putin, questo dice la nuova cartolina partenopea.


Una volta era il bagno di folla nel centro storico, oggi una più protetta tavolata a Posillipo. Ieri il menestrello Apicella poteva esibirsi per lui persino nei dopo-vertici della Prefettura, oggi deve accontentarsi di un anziano Cicciotto che a Marechiaro gli intona Malafemmina con palpabile imbarazzo per la non-sposa Marta. Eppure è qui, nella terra di cui il leader azzurro ha voluto conoscere colore efalsari più delle sue colte o perfide sorprese, che punta sempre con i numeri da prestigiatore. Qui ha cercato il rilancio e — anche — trovato il precipizio.


A Napoli lo raggiunse quel primo avviso di garanzia, all’alba della Seconda Repubblica: arrivò in forma di telefonata, un amaro Gianni Letta da Roma gli passò il carabiniere via filo, 21 novembre 1994, l’allora premier stava per varcare gli stucchi dorati del San Carlo, dove ad attenderlo c’era Luciano Pavarotti e il parterre mondiale della Conferenza sul crimine delle Nazioni Unite. Qui, quindici anni più tardi, sarebbe stato accecato dal senso di onnipotenza e da una corte che non frenava impulsi. È il 26 aprile del 2009 quando l’allora premier s’inoltra nell’hinterland della provincia, cemento selvaggio e locali superaffolati da cerimonia, è la star alla festa di compleanno di una sconosciuta e (allora) adorante diciottenne, che si chiama Noemi Letizia.


Aprirà la voragine, mai chiusa, del Casoriagate. Quel disvelamento che l’ultima-vera-moglie, Veronica Lario, rubricò come processione di "vergini che si offrono al drago". Scaglie di memoria. Lontanissima. Persino Noemi sembra esserne stanca da un pezzo: "Uno che non guarda in faccia a nessuno", ha detto pochi mesi fa. Altre Repubbliche. Altre guerre. Ora è Silvio, da Napoli, a cantare: Putin ci manchi.