Un’ora a colloquio con Zaia: il premier cerca sponde nella Lega dei governatori
dalla nostra inviata Serenella Mattera , dalla nostra inviata Serenella MatteraVERONA - In agenda c’era un saluto di dieci minuti, prima di lasciare le cantine dove riposa l’Amarone Masi, nel cuore della Valpolicella. Mario Draghi si ferma a parlare con Luca Zaia per un’intera ora. È la conferma di una sintonia scoperta nei giorni della pandemia, quando la Lega flirtava con i no vax e i suoi governatori invece si battevano per mascherine e somministrazioni, si affannavano per non far fallire la campagna vaccinale. È la ricerca di una sponda fattiva e concreta, in mezzo alle sbandate della campagna elettorale. È un asse consolidato, riaffermato nei giorni del Quirinale e prezioso adesso, mentre infuria la battaglia sui balneari e si apre il percorso a ostacoli dell’anno pre-elettorale.
VERONA - In agenda c’era un saluto di dieci minuti, prima di lasciare le cantine dove riposa l’Amarone Masi, nel cuore della Valpolicella. Mario Draghi si ferma a parlare con Luca Zaia per un’intera ora. È la conferma di una sintonia scoperta nei giorni della pandemia, quando la Lega flirtava con i no vax e i suoi governatori invece si battevano per mascherine e somministrazioni, si affannavano per non far fallire la campagna vaccinale. È la ricerca di una sponda fattiva e concreta, in mezzo alle sbandate della campagna elettorale. È un asse consolidato, riaffermato nei giorni del Quirinale e prezioso adesso, mentre infuria la battaglia sui balneari e si apre il percorso a ostacoli dell’anno pre-elettorale.
Trapela poco, quasi nulla, del colloquio tra il premier e il presidente veneto. Sono da soli, Zaia esce dalla sala dove si è fermato un’ora, guarda il suo staff e indica una bocca cucita. Si è parlato di cose concrete, certo. Dell’organizzazione delle Olimpiadi a Cortina, delle esigenze della Regione in vista della prossima manovra, di autonomia. Ma anche di politica, delle riforme necessarie al Paese, di quel che avviene a Roma, dove lo stallo sulla concorrenza sancisce una distanza sempre più larga tra il Consiglio dei ministri e i partiti, Lega e M5S su tutti ma, non è una novità, anche Forza Italia.
L’emendamento sui balneari alla legge sulla concorrenza è stato scritto dal ministro leghista Massimo Garavaglia, insieme a Giancarlo Giorgetti e a Mariastella Gelmini per i passaggi che più interessavano le regioni. Eppure eccolo lì, mesi dopo, impallato dalle resistenze del corpaccione parlamentare di Fi e Lega, cui danno ascolto Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
I governatori pure hanno chiesto modifiche al testo, lo ha fatto anche Zaia in asse con il Dem Stefano Bonaccini. Ma ora dice che si può e si deve conciliare la richiesta europea delle gare con le “legittime” richieste di chi sulle spiagge ha investito. Il governatore aggiunge che va fatto “con buonsenso”. E qui incrocia la sensibilità di Draghi. Alla sua prima volta nella Regione da presidente del Consiglio, il premier all’arrivo dichiara di essere "mezzo veneto", mentre saluta con larghi sorrisi gli studenti di Sommacampagna.
Tra di loro si scioglie poi in un inedito racconto di sé e, mentre parla di guerra e della lotta al Covid, cita più volte Zaia. Sui valori costituzionali fondanti il Paese, da mettere in pratica nei fatti. Sull’ottimismo fattivo, contro l’immobilismo dei pessimisti. Sui valori dell’istruzione e del lavoro. È al produttivo Veneto, incarnato dalla famiglia Masi, che il premier parla. È sull’esigenza di far funzionare le cose, sia sul fronte economico che su quello delle riforme, che poggia la sintonia con Zaia, ma anche con il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e presidente della conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Troppo presto per guardare oltre, alla partita che si aprirà con le prossime elezioni politiche.
Ma è sugli obiettivi dei prossimi mesi che Draghi può trovare nel presidente veneto un prezioso alleato. Perché rappresenta quel Nord produttivo che scommette sulla continuità del governo e spinge sulle riforme. E che invoca l’arrivo in Italia della forza lavoro che oggi manca, anche rafforzando (il governo ci lavora) quel decreto flussi che alla fine dello scorso anno aveva indispettito più di un parlamentare leghista. Se aiuterà anche con i balneari, si vedrà presto, già nei prossimi giorni.