Mosca apre al piano italiano. Kiev frena: no a concessioni sulla Crimea e il Donbass
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniIl piano di pace italiano anticipato da Repubblica ha messo in moto la diplomazia. "Lo abbiamo ricevuto da poco, lo stiamo valutando, formuleremo una risposta quando avremo finito di analizzarlo", afferma a Mosca il viceministro degli Esteri russo Andrej Rudenko, "Accogliamo con favore qualsiasi iniziativa che possa portare la pace, ma l'integrità territoriale e la sovranità non possono essere negoziate", commenta a Kiev la viceministra degli Esteri ucraina Emine Dhzaparova. E aggiunge: "Il mio popolo non è pronto a fare passi indietro quando si tratta di Crimea e Donbass".
Ma è normale che dica così: gli eventuali passi indietro si fanno alla fine di una trattativa, non all'inizio, e questa non è nemmeno veramente cominciata, tanto più che l'Ucraina non conferma nemmeno di avere ricevuto il piano italiano. "Non lo abbiamo discusso con l'Italia", osserva da parte sua il vice…
Il piano di pace italiano anticipato da Repubblica ha messo in moto la diplomazia. "Lo abbiamo ricevuto da poco, lo stiamo valutando, formuleremo una risposta quando avremo finito di analizzarlo", afferma a Mosca il viceministro degli Esteri russo Andrej Rudenko, "Accogliamo con favore qualsiasi iniziativa che possa portare la pace, ma l'integrità territoriale e la sovranità non possono essere negoziate", commenta a Kiev la viceministra degli Esteri ucraina Emine Dhzaparova. E aggiunge: "Il mio popolo non è pronto a fare passi indietro quando si tratta di Crimea e Donbass".
Ma è normale che dica così: gli eventuali passi indietro si fanno alla fine di una trattativa, non all'inizio, e questa non è nemmeno veramente cominciata, tanto più che l'Ucraina non conferma nemmeno di avere ricevuto il piano italiano. "Non lo abbiamo discusso con l'Italia", osserva da parte sua il viceministro russo Rudenko. Poiché il piano è stato presentato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio all'Onu, è possibile che lo abbia condiviso il palazzo di vetro con i due belligeranti. Ma in questo caso non lo avrebbe fatto ancora pervenire a Volodymir Zelensky.
Qualcosa comunque è cambiato rispetto alla settimana scorsa, quando Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, aveva detto di avere appreso del piano di pace dell'Italia "dai media" e di non avere informazioni ufficiali, per cui non poteva ancora essere preso in considerazione, pur dando il "benvenuto" a quelli che definiva "onesti mediatori". Domenica il capo negoziatore russo Vladimir Medinskij ha detto che la Russia è pronta a riprendere i negoziati ma che sta all'Ucraina compiere la prima mossa: "Non siamo stati noi a congelare la trattativa e a mettere tutto in pausa, saremo disponibili a rilanciare il dialogo non appena Kiev mostra una posizione costruttiva e almeno offre una risposta alle proposte che abbiamo fatto". Naturalmente le parole del negoziatore capo sono propaganda, per gettare la responsabilità dello stallo diplomatico su Zelensky. Nel primo mese di guerra, durante i frequenti incontri diretti o mediati dalla Turchia, era la Russia a dare l'impressione di non volere trattare seriamente. E non è vero, come scrivono i media di Mosca, che quegli incontri erano falliti: un'intesa di massima, secondo la bozza pubblicata a fine marzo dal Financial Times, sembrava vicina. Tanto è vero che il piano di pace italiano riprende gli elementi emersi in quella sede, come la rinuncia dell'Ucraina a chiedere l'adesione alla Nato e il parallelo avvio della richiesta di entrare nell'Unione Europea, l'apertura di un tavolo per discutere il futuro status delle aree occupate da Mosca fin dal 2014 (ovvero Donbass e Crimea) e una più ampia trattativa sulla sicurezza europea.
Certo, dopo le sconfitte subite dalla Russia, il ritiro da Kiev e l'affondamento dell'incrociatore Moskva, l'Ucraina è apparsa meno disposta a concessioni. E i crimini di guerra commessi dai russi l'hanno ulteriormente irrigidita. Ma lo stesso Zelensky ha dichiarato nei giorni scorsi che alla fine soltanto un compromesso diplomatico potrà concludere la guerra. Anche l'Unione Europea ha "preso nota" dell'iniziativa diplomatica italiana, interviene Josep Borrell, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri della Ue, forse sentendosi un po' aggirato dal piano. "Appoggiamo ogni tentativo di mettere fine alla guerra", spiega il capo della diplomazia di Bruxelles. "Ma dal punto di vista europeo", aggiunge "si deve partire dall'immediata cessazione degli attacchi russi e dal ritiro incondizionato delle forze di Mosca. L'Ucraina deve decidere le condizioni di un cessate il fuoco". Questa, del resto, è la posizione più volte ribadita da Mario Draghi, secondo cui il negoziato non deve "imporre" una pace a Kiev. Borrell ha inoltre rinnovato l'appello ai paesi europei a "mantenere l'unità su tutti i fronti, militare e diplomatico". Senza entrare nel merito, pure il pontefice allude alla necessità di riprendere al più presto il negoziato: "La guerra è assurda, il diritto alla pace è sacro", dice papa Francesco. La speranza è che la risposte di Mosca e Kiev non si faccia aspettare come il proverbiale arrivo di Godot.