AGGIORNAMENTO DEL 26 MAGGIO, ORE 11
Trovato l'accordo sui balneari, ma solo grazie al rinvio sugli indennizzi
«Non arretriamo di un millimetro». Sulle concessioni balneari Palazzo Chigi tiene la barra dritta. Quando a sera l’intesa che sembrava raggiunta torna di nuovo in discussione, i Draghi boys non fanno una piega. Si va avanti. A oltranza. Alla ricerca, per tutta la notte, dell’ennesima mediazione da sottoporre stamattina alle 9 ai partiti di maggioranza convocati in Senato per chiudere la partita sulla delega alla Concorrenza che tanto sta facendo fibrillare il governo.
Ma sia chiaro: nessun compromesso al ribasso verrà accettato. Se Lega e Forza Italia, che continuano a puntare i piedi, mirano allo stralcio o ad annacquare un provvedimento su cui pure la Commissione europea ha acceso un faro, saranno rispediti al mittente. Facendo riemergere la minaccia, ventilata una settimana fa dal premier in Cdm, di porre la fiducia sul testo base che …
AGGIORNAMENTO DEL 26 MAGGIO, ORE 11
Trovato l'accordo sui balneari, ma solo grazie al rinvio sugli indennizzi
«Non arretriamo di un millimetro». Sulle concessioni balneari Palazzo Chigi tiene la barra dritta. Quando a sera l’intesa che sembrava raggiunta torna di nuovo in discussione, i Draghi boys non fanno una piega. Si va avanti. A oltranza. Alla ricerca, per tutta la notte, dell’ennesima mediazione da sottoporre stamattina alle 9 ai partiti di maggioranza convocati in Senato per chiudere la partita sulla delega alla Concorrenza che tanto sta facendo fibrillare il governo.
Ma sia chiaro: nessun compromesso al ribasso verrà accettato. Se Lega e Forza Italia, che continuano a puntare i piedi, mirano allo stralcio o ad annacquare un provvedimento su cui pure la Commissione europea ha acceso un faro, saranno rispediti al mittente. Facendo riemergere la minaccia, ventilata una settimana fa dal premier in Cdm, di porre la fiducia sul testo base che farebbe decadere tutte le modifiche fin qui chieste e ottenute dal centrodestra.
La messa a gara delle spiagge, pur con tutte le reti di protezione per gli operatori, resta uno dei «principi non negoziabili» illustrati tre giorni fa da Draghi ai vertici di Coraggio Italia. Perché è vero che tale misura non rientra tra gli obiettivi del Pnrr, ma va comunque approvata subito — fanno notare dal governo — per evitare di esporre il nostro Paese a una procedura di infrazione. Ad aprile, infatti, l’Ue ne ha già aperta una nei confronti del Portogallo per le proroghe concesse ai balneari, mentre la Spagna l’ha evitata solo perché ha annunciato che interverrà con una legge. E c’è di più. La Commissione, in un allegato alle raccomandazioni sull’Italia, ha denunciato l’uso «non ottimale» delle spiagge con «significativa perdita di entrate» per i rinnovi automatici e i canoni «al di sotto dei valori di mercato». Per non parlare della spada di Damocle impugnata dal Consiglio di Stato che, nel respingere il ricorso di un imprenditore, ha ribadito che le concessioni attuali sono efficaci fino al 31 dicembre 2023, poi saranno nulle. Ecco perché, ragionano a Palazzo Chigi, lo stralcio o un rinvio indiscriminato è «impraticabile». Lo hanno spiegato anche ad Antonio Tajani, il vicepresidente di FI che, come già accaduto sul catasto, ha preso a fare asse con la Lega per sabotare pure il Ddl Concorrenza. Gli è stato detto che è inutile farsi illusioni, stavolta il premier non cederà. Infine sondato sulla possibilità che i berlusconiani si astengano nell’ultimo voto in Commissione Industria previsto a metà mattina a palazzo Madama.
Bastava ascoltarlo ieri, Draghi, per rendersi conto che la sua pazienza è ormai al colmo. Tra le righe dell’intervento alla Bocconi per ricordare Alberto Alesina, il primo ministro lo ha fatto capire chiaramente: lui sulle riforme ci ha messo la faccia e non intende perderla per i capricci della sua tumultuosa maggioranza. «Bisogna essere coerenti con quello che si dice», ha spiegato il presidente del Consiglio. «La credibilità è fondamentale. In politica si ha un mandato attribuito dagli elettori, nel mio caso dal presidente della Repubblica e dal Parlamento. Bisogna restare nei limiti di questo mandato e la cosa più importante è che le parole devono essere suffragate dai fatti».
Un monito che vale per la Concorrenza (attesa alla Camera da un secondo tempo altrettanto teso, visto che la Lega chiede lo stralcio della norma sui taxi) e per tutte le altre partite ancora aperte. A cominciare dalla Delega fiscale, dopo vari rinvii calendarizzata a Montecitorio per il 20 giugno. Sempre che la maggioranza riesca a raggiungere un’intesa sull’ultima, faticosissima, mediazione.