A Napoli, davanti alla folla amica della Mostra d’Oltremare, sabato aveva dato i numeri: «Ho subito 110 processi e 3.656 udienze. Ho dovuto ingaggiare 130 avvocati». Però, aveva aggiunto, «non mi muove alcuno spirito di rivalsa». Cinque giorni dopo Silvio Berlusconi è costretto a rivedere almeno il suo stato d’animo. Perché la richiesta di condanna di Milano l’ha amareggiato. Di più, innervosito. Anzi, racconta chi l’ha sentito, l’ha fatto proprio adirare. La notizia gli è giunta ad Arcore, mentre stava preparando il suo discorso per il congresso del Ppe la prossima settimana a Rotterdam. E l’ha spinto a rispolverare un must, un’espressione che negli ultimi anni della vita del Cavaliere, più o meno da quando - nel 2018 - è stato riabilitato, con conseguente candidatura ed elezione all’europarlamento, era scomparsa: «Persecuzione giudiziaria».
Stavolta i…
A Napoli, davanti alla folla amica della Mostra d’Oltremare, sabato aveva dato i numeri: «Ho subito 110 processi e 3.656 udienze. Ho dovuto ingaggiare 130 avvocati». Però, aveva aggiunto, «non mi muove alcuno spirito di rivalsa». Cinque giorni dopo Silvio Berlusconi è costretto a rivedere almeno il suo stato d’animo. Perché la richiesta di condanna di Milano l’ha amareggiato. Di più, innervosito. Anzi, racconta chi l’ha sentito, l’ha fatto proprio adirare. La notizia gli è giunta ad Arcore, mentre stava preparando il suo discorso per il congresso del Ppe la prossima settimana a Rotterdam. E l’ha spinto a rispolverare un must, un’espressione che negli ultimi anni della vita del Cavaliere, più o meno da quando - nel 2018 - è stato riabilitato, con conseguente candidatura ed elezione all’europarlamento, era scomparsa: «Persecuzione giudiziaria».
Stavolta il presidente di Forza Italia non ce l’ha con l’intera magistratura ma con singoli pm: «C’è chi mi accusa di reati per i quali sono già stato assolto in un altro processo, c’è chi è fuori dal tempo e vuole tirarla per le lunghe per evidenti ragioni politiche», ha detto ai suoi. La sua tesi, sui soldi dati alle ragazze che avevano partecipato alle “cene eleganti”, è sempre la stessa: non erano regali fatti per comperare il silenzio. «Ho sempre aiutato, in totale trasparenza e per tutta la sua vita, persone che riteneva ne avessero necessità»: posizione espressa già in aula, durante un’udienza del processo dal quale era uscito con un’assoluzione.
Poi un altro sfogo: «È ridicola prima ancora che offensiva - il senso - l’idea di chiedere sei anni di reclusione per “rieducare” un imprenditore del mio calibro e un uomo politico che è stato per nove anni presidente del Consiglio. E che, soprattutto, ha quasi 86 anni». Il fastidio nasce dal fatto che la nuova imputazione arriva a pochi giorni dalla nuova, ennesima, discesa in campo. «È un caso?», si domanda il coordinatore di Fi Antonio Tajani, raggiunto al telefono in serata.
Il sospetto è che vogliano fermare Berlusconi oggi come nel ‘94, con l’avviso di garanzia recapitato a Napoli, città che ritorna sempre nel suo destino. Il timore è che l’ombra del Ruby Ter lo inseguirà durante la nuova campagna elettorale per le Politiche, che aveva appena detto di voler affrontare in prima linea: «Andrò in tv e a comiziare nelle città».
Ed ecco che la giustizia a orologeria torna a essere, d’incanto, il leit motiv di decine di dichiarazioni quasi in fotocopia. Solidarietà vera si mischia a gratitudine ed esigenza di mettersi in evidenza per un posto in lista l’anno prossimo. Per un giorno, il litigioso centrodestra si ricompatta attorno all’anziano leader, senza distinzione fra chi sta alla maggioranza e chi all’opposizione di Draghi: Matteo Salvini, appreso della richiesta di condanna, prorompe subito in un poco istituzionale “non se ne può più”. Segue poco dopo Giorgia Meloni che parla di «accanimento senza precedenti» sul Cavaliere. Ma, a uno a uno, escono tutti i leader della coalizione, anche i rappresentanti dei piccoli partiti in questo periodo intimoriti per le insidie della legge elettorale e del taglio dei parlamentari. C’è la vicinanza di Maurizio Lupi (Noi con l’Italia) e di Antonio De Poli (Udc).
Di certo, Salvini, Lupi, alcuni esponenti di Forza Italia colgono l’occasione al volo per fare propaganda alle ragioni del “Sì” al referendum sulla giustizia del 12 giugno. Un tentativo di ribaltare il tavolo, di trasformare la grana giudiziaria in opportunità.
Sembra un flash-back. Il Cavaliere alla sbarra e una pletora di fedelissimi a gridare all’oltraggio. I sei anni di condanna chiesti dal pm finiscono per lenire anche le ferite che lacerano Forza Italia. A fine pomeriggio arriva anche la note di sostegno di Mariastella Gelmini, la capodelegazione azzurra che da giorni ha messo nel mirino l’atteggiamento filo-russo del Cavaliere e l’organizzazione del partito: «Solidarietà al presidente Berlusconi per l’abnorme richiesta arrivata oggi dai pm di Milano. Sono certa che saprà dimostrare ancora una volta la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati». Intervengono anche gli altri ministri esponenti dell’ala “moderata” del partito, Renato Brunetta e Mara Carfagna, seppur con toni prudenti. Il tramonto lascia l’impressione di un revival del berlusconismo d’antan, innervato dalle critiche all’offensiva dei magistrati. Il centrodestra riparte da qui.