Provenzano (Pd): "La mafia non è sparita, il passato di Cuffaro e Dell'Utri non deve ritornare"
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"L'anniversario di Falcone non va sprecato". Peppe Provenzano, sicilianissimo di Milena, Calogero come secondo nome a indicarne le indiscutibili origini nissene, fatica a trattenere a raggia, la rabbia. Quel che ha respirato a Palermo, nel trentennale della strage di Capaci, non gli è piaciuto per niente. Ha intravisto i segnali di un calo di tensione nella lotta alla criminalità organizzata, che è terreno fertile per i boss e la politica collusa. "La mafia non uccide più, ma non è sparita. Non spara, ma corrompe", lancia l'allerta il vicesegretario del Pd. "Tiene basso il livello di allarme sociale in modo da scomparire dal dibattito pubblico e fare affari ad ogni livello. Allora forse dobbiamo cambiare strategia anche noi".
A cosa di riferisce?
"A Palermo si respirava una fortissima contraddizione. Da un lato il discorso alto di Mattarella e una straordinaria presenza di giovani. Dall'altro, assenze e…
"L'anniversario di Falcone non va sprecato". Peppe Provenzano, sicilianissimo di Milena, Calogero come secondo nome a indicarne le indiscutibili origini nissene, fatica a trattenere a raggia, la rabbia. Quel che ha respirato a Palermo, nel trentennale della strage di Capaci, non gli è piaciuto per niente. Ha intravisto i segnali di un calo di tensione nella lotta alla criminalità organizzata, che è terreno fertile per i boss e la politica collusa. "La mafia non uccide più, ma non è sparita. Non spara, ma corrompe", lancia l'allerta il vicesegretario del Pd. "Tiene basso il livello di allarme sociale in modo da scomparire dal dibattito pubblico e fare affari ad ogni livello. Allora forse dobbiamo cambiare strategia anche noi".
A cosa di riferisce?
"A Palermo si respirava una fortissima contraddizione. Da un lato il discorso alto di Mattarella e una straordinaria presenza di giovani. Dall'altro, assenze eclatanti, unite alla ricomparsa di impresentabili come Dell'Utri e Cuffaro, che meritavano di essere consegnati a un passato che non deve tornare".
Cuffaro, che insieme a Dell'Utri appoggia il candidato sindaco di centrodestra, ha rivendicato di aver espiato la sua pena ed aver tutto il diritto di rimettersi in pista.
"Se è per questo ha detto anche che il problema principale di Palermo è il traffico. Solo che davvero non possiamo trasformare la tragedia in farsa. Tuttavia il problema non è lui, ma chi se lo abbraccia. Lagalla, già assessore di Musumeci, che corre alle elezioni con il sostegno di due condannati - uno per concorso esterno, l'altro per aver favorito un mafioso - e che diserta gli anniversari delle stragi per paura di essere contestato, che segnale dà? Potrà mai fare il sindaco di Palermo? La politica è fatta anche di simboli. E pure la mafia, a dire il vero".
Sta sostenendo che l'assenza di Lagalla alla commemorazione di Capaci era un segnale alla mafia?
"Io credo che servano gesti e parole chiare, dicano: "Non vogliamo i voti degli amici della mafia e di tutti quelli che hanno favorito i mafiosi. I voti della mafia fanno schifo". Finora però non lo hanno fatto".
È un'accusa pesante.
"Non sto accusando nessuno di complicità, altrimenti sarei andato in Procura. Denuncio invece un clima di "smobilitazione". Sull'antimafia sembrava potesse maturare un canone comune della politica, invece assistiamo a una caduta di tensione. Tutti abbiamo il dovere dell'intransigenza. A Napoli sono stati sciolti per mafia diversi comuni, alcuni amministratori erano del Pd. Ma il nostro segretario provinciale li aveva già cacciati".
Il premier ha esortato a mettere al riparo il Pnrr dalle infiltrazioni mafiose. Ma come si fa?
"Le parole di Draghi sono importanti, in Italia abbiamo una legislazione antimafia che il mondo ci invidia, ma non si può delegare tutto a forze dell'ordine e magistratura. Le cose da fare sono tante, alcune già avviate. Far parlare le nostre banche dati tra loro. Ridurre e qualificare le stazioni appaltanti per coniugare velocità e controllo di legalità. Sui fondi Ue, da ministro, avevo una cooperazione rafforzata con l'Anac, grazie alla quale abbiamo abbattuto le frodi e accelerato la spesa. Ci sono norme che impongono a professionisti e banche di segnalare operazioni sospette, ma non tutti le rispettano".
Appunto, vuol dire che qualcosa nel sistema non funziona, no?
"La risposta è un'economia giusta, stare accanto a imprese e lavoratori che subiscono la concorrenza sleale delle mafie. Perciò è un bene che negli appalti pubblici legati al Pnrr e per i bonus edilizi siano state inserite regole per garantire i migliori contratti, anche nei subappalti. Aiuta a stroncare quel ruolo di intermediazione di manodopera su cui le mafie costruiscono consenso".
Tuttavia la criminalità continua a supplire alle mancanze e alle inefficienze dello Stato. Esistono dei rimedi? E quali?
"Bisogna affiancare le aziende che avranno problemi di liquidità, a causa della pandemia prima e della guerra poi, per non consegnarle all'usura. E rafforzare il welfare, per non lasciare spazio a quello criminale. Verranno mesi difficili. Bisogna fare di più. Il decreto Aiuti è un primo passo, ma segnalo un problema. È stato finanziato per 6 miliardi con risorse che per legge erano destinate al Sud. Quelle risorse vanno restituite con il vincolo di destinazione territoriale. Altrimenti il divario con il Nord non lo colmeremo mai".
Scusi Provenzano ma non è che lei parla così, ora, perché vuol candidarsi governatore in Sicilia?
"Io mi occupo della Sicilia da vicesegretario del Pd perché la Sicilia è una questione nazionale".
A tal proposito, la maggioranza è a pezzi. Il governo reggerà o si arriverà al voto anticipato?
"Aprire una crisi in questo momento sarebbe surreale. Ma tenerlo inchiodato al catasto per settimane può produrre una perdita di credibilità altrettanto grave".
Non è un rischio per il Pd essere rimasto l'unico partito a sostenere lealmente Draghi?
"Certo che lo è. La responsabilità nazionale per definizione non può ricadere solo su una forza politica".
Anche nel M5S le spinte a uscire dall'esecutivo sono fortissime. Nel caso, romperete l'alleanza?
"Non credo che accadrà. Abbiamo opinioni diverse su alcuni temi, ma conta quello che si fa in Parlamento. E contano le battaglie insieme come quella di Palermo".
Tornando alle ambiguità di Lega e Fi da lei segnalate, crede che saranno d'accordo a inasprire i controlli e le sanzioni antimafia?
"È una sfida per tutti, ma non bisogna pensare solo alla repressione. Servono norme per partiti sani, con meccanismi trasparenti di selezione degli eletti e di raccolta del consenso. Occorre insomma una politica che ritrovi tensione etica, che faccia un patto con l'antimafia sociale, per recuperare credibilità dopo gli scandali come quello di Montante. Ieri il Pd ha ricordato Berlinguer, la Festa dell'Unità sarà dedicata a Pio La Torre. Mi ripeto sempre una frase di Malraux: "Non si fa politica con la morale, ma nemmeno senza"".