Draghi in Senato il 21 giugno. M5S: pronti al voto sulle armi
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoChe ne pensa del viaggio di Salvini a Mosca? "Non voglio fare polemiche, è una polemica già vecchia...", glissa Giuseppe Conte, da Ardea, provincia di Roma, dove il M5S alle elezioni del prossimo 12 giugno corre appaiato al Pd (e a un’insolita, rediviva Democraiza Cristiana). Sulla guerra in Ucraina, l’obiettivo dell’ex premier è un altro: votare, votare, votare. Sulle armi, ovvio. Nel M5S affilano la risoluzione. Perché dopo quasi due mesi di pressing, richieste, dichiarazioni stampa a vuoto, una data finalmente c'è: il 21 giugno, così è stato comunicato ai capigruppo del Senato, il premier Mario Draghi sarà in Aula. "Comunicazioni del presidente del Consiglio". Quindi dopo l'intervento dell'ex presidente Bce si arriverà a una conta, tramite risoluzione parlamentare, in vista del Consiglio europeo del 23. Nel Movimento scalpitano, per dare finalmente seguito, nero su bianc…
Che ne pensa del viaggio di Salvini a Mosca? "Non voglio fare polemiche, è una polemica già vecchia...", glissa Giuseppe Conte, da Ardea, provincia di Roma, dove il M5S alle elezioni del prossimo 12 giugno corre appaiato al Pd (e a un’insolita, rediviva Democraiza Cristiana). Sulla guerra in Ucraina, l’obiettivo dell’ex premier è un altro: votare, votare, votare. Sulle armi, ovvio. Nel M5S affilano la risoluzione. Perché dopo quasi due mesi di pressing, richieste, dichiarazioni stampa a vuoto, una data finalmente c'è: il 21 giugno, così è stato comunicato ai capigruppo del Senato, il premier Mario Draghi sarà in Aula. "Comunicazioni del presidente del Consiglio". Quindi dopo l'intervento dell'ex presidente Bce si arriverà a una conta, tramite risoluzione parlamentare, in vista del Consiglio europeo del 23. Nel Movimento scalpitano, per dare finalmente seguito, nero su bianco, alla strada imboccata da Giuseppe Conte. E cioè: basta spedire armi alla resistenza di Zelensky, ora "priorità al negoziato". "Non vogliamo presentare una mozione da soli - spiega la capogruppo dei 5 Stelle a Palazzo Madama, Mariolina Castellone - cerchiamo la convergenza con le altre forze di maggioranza". Magari sperando nell'assist della Lega, che con Matteo Salvini ripete più o meno le stesse cose, cioè "basta dire armi-armi-armi", anche se sulla necessità di metterlo a verbale con un voto il leader del Carroccio è decisamente cauto. "Il testo della risoluzione - riprende la presidente dei senatori 5S - è ancora da definire, ne parleremo anche col sottosegretario alle Politiche Ue, Enzo Amendola".
La data appena cerchiata di rosso nel quartier generale dei grillini a Campo Marzio è quindi quella del 21, subito dopo la pausa elettorale che di fatto congelerà i lavori dei due rami del Parlamento per due settimane filate, dal 31 maggio, martedì, al 12 giugno. Le comunicazioni di Draghi si terranno nel pomeriggio, l'orario non è ancora stato fissato. "Ma interverrà al Senato il 21 - confermano fonti del Pd a Palazzo Madama - poi andrà alla Camera il 22 mattina, e il 23 partirà per il Consiglio europeo". Il testo che il Movimento vuole mettere ai voti ancora non è definitivo, ma il succo è questo: "Stop all'escalation militare". C'è già una bozza, in realtà, che ricalca la delibera interna fatta votare da Conte al Consiglio nazionale del partito il 17 maggio. Un documento in più punti. Si chiede di "mantenere un incisivo piano di sanzioni per dissuadere la Russia dal proseguire nell'invasione e, se del caso, di incrementare il livello sanzionatorio con misure più severe". E di "perseverare negli aiuti umanitari". Ma il passaggio più scivoloso, per gli equilibri della maggioranza (e i rapporti col Pd) è un altro, il terzo, quello in cui si chiede una sterzata anti-armi, prevedendo che Draghi al Consiglio europeo faccia sì che "l'Italia sia interprete di una nuova fase degli sforzi diplomatici", e che sia "scongiurato il rischio di una escalation militare", per evitare che lo "scontro militare sia di proporzioni sempre più vaste".
Sul voto Salvini per ora frena: "Non è necessario". Ma fra le truppe parlamentari del Carroccio qualche apertura c'è, per una vicinanza sull'obiettivo di fondo. Dice per esempio Simone Pillon, senatore che all'ex ministro dell'Interno è senz'altro vicino: "Una risoluzione per dire basta armi? Non spetta a me proporlo, ma la voterei convintamente". Di base, aggiunge, "mi pare che il presidente Draghi abbia via via mutato la propria posizione e stia raccogliendo gli appelli alla pace che vengono dalla Lega e da altri partiti, oltre che, in modo estremamente autorevole, dal Santo Padre. Mi auguro che questo trend prosegua".
Mancano 3 settimane, ma nelle chat grilline il voto del 21 giugno è già caricato di grande rilevanza. Anche per riprendere protagonismo rispetto alla trasferta moscovita a cui lavora Salvini. Trasferta che infatti nel Movimento a molti non piace. "È una manfrina elettorale", la bolla così il vice-capogruppo in Senato, Gianluca Ferrara. "Basta con la politica dell'annuncio - gli fa eco il vicepresidente M5S, Mario Turco - sarebbe una visita poco opportuna".