Salvini, in bilico il viaggio a Mosca. Da Meloni al governo, tutti contro
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoROMA - I fatti, innanzitutto: il viaggio di Matteo Salvini a Mosca è in agenda. Di più: è pronto, le procedure espletate, la data imminente. E ancora: il leader è a Roma, nonostante la campagna elettorale. La sua agenda insolitamente sgombra da appuntamenti televisivi per i prossimi quattro o cinque giorni. Eppure, la missione sembra in bilico. Nessuno in realtà sa ancora - forse neanche il diretto interessato - se si farà. Questo per la valanga di critiche ricevute e l'isolamento nel partito. E perché dopo l'inizio della guerra nessun leader politico occidentale (senza incarichi di governo) aveva pensato di volare in Russia, soprattutto dopo Bucha. Neanche i più vicini a Putin, neanche chi guida formazioni organiche a Mosca.
Le dichiarazioni di Salvini disegnano una rotta quantomeno sgangherata. Al mattino è già evidente che qualcosa non va. Dalla sera precedente i vertici del governo e istituzionali…
ROMA - I fatti, innanzitutto: il viaggio di Matteo Salvini a Mosca è in agenda. Di più: è pronto, le procedure espletate, la data imminente. E ancora: il leader è a Roma, nonostante la campagna elettorale. La sua agenda insolitamente sgombra da appuntamenti televisivi per i prossimi quattro o cinque giorni. Eppure, la missione sembra in bilico. Nessuno in realtà sa ancora - forse neanche il diretto interessato - se si farà. Questo per la valanga di critiche ricevute e l'isolamento nel partito. E perché dopo l'inizio della guerra nessun leader politico occidentale (senza incarichi di governo) aveva pensato di volare in Russia, soprattutto dopo Bucha. Neanche i più vicini a Putin, neanche chi guida formazioni organiche a Mosca.
Le dichiarazioni di Salvini disegnano una rotta quantomeno sgangherata. Al mattino è già evidente che qualcosa non va. Dalla sera precedente i vertici del governo e istituzionali non nascondono gelo e fastidio - per non dire sconcerto - di fronte all'annuncio del viaggio. "Sono in Italia. Non ho certezze che ci andrò, ci stiamo lavorando. Non vado comunque a nome dell'esecutivo". Poco dopo un altro segnale di sbandamento, perché nel tour sembra entrare una (improbabile) tappa in Ucraina: "Se dovessi riuscire a incontrare Putin gli chiederei il cessate il fuoco. Incontrerei anche Zelensky. Ci andrei volentieri, a Kiev. Vedremo se sarà tecnicamente possibile adesso o più avanti". Passa ancora qualche ora e il leader leghista vacilla per davvero: "Sono sconcertato e stupito. La pace va costruita. Sarò ingenuo, ma non credevo dividesse. Andare in questi teatri di guerra non è come andare un week-end a Riccione. Non pretendo applausi, ma nemmeno insulti. Se devo creare divisioni mi viene voglia di dire: sto con i miei figli e i miei genitori, tenetevi la vostra guerra e le vostre polemiche". Al ritmo di una dichiarazione all'ora, la posizione di Salvini si plasma come un flusso di autocoscienza: "Stasera sono a Roma, poi valuterò, viste le reazioni isteriche. Se si aggiunge il coro di sottofondo di Letta, Meloni, Renzi, Calenda e degli intellettuali radical chic che preferiscono le armi, vediamo se ci sono le condizioni. Ma per la pace sono disposto a tutto, io non mollo".
La verità è che si ritrova solo, anzi isolato. Dal suo partito raccoglie solo un pubblico silenzio carico di rabbia. Dagli alleati, gelo. La prima reazione di Giorgia Meloni è uno schiaffo: "Non vorrei che l'Italia uscisse dalla vicenda dell'Ucraina con un altro racconto di un'Italia "spaghetti e mandolino". Non è un tema su cui fare campagna elettorale, in gioco ci sono interessi nazionali". La seconda è dritta, durissima: "Non conosco i contenuti della visita di Salvini a Mosca, dovrei capirne i contorni. Immagino che ne abbia parlato col governo di cui fa parte. Non bisogna dare segnali di crepe sul proprio fronte: serve una grande solidità dell'Occidente". Di fatto, un altro tassello che la leader aggiunge al suo percorso di riposizionamento europeo e filo-atlantico. Attenta a mantenere le distanze dalla Russia che invade, sensibile alle ragioni dell'alleato americano.
"Immagino che Salvini ne abbia parlato con il suo governo", dice Meloni. Immagina male, perché da Palazzo Chigi la linea non cambia: nessun contatto, nessuna comunicazione ricevuta e nessun pressing affinché desista, soltanto gelo e fastidio. Conta poco, in realtà, se Draghi e Salvini - o i loro "ambasciatori" - siano informalmente entrati in contatto: pesa il fatto che l'esecutivo consideri la missione inopportuna e per certi versi sconcertante. Lo si intuisce dalla freddezza di Lorenzo Guerini - "non commento ipotesi di viaggi anche abbastanza improbabili" - e di Luigi Di Maio: "Il governo non sapeva di questa intenzione. Se si parla con Putin, con Putin ci parla Draghi. Consiglio molta prudenza. Andare a Mosca è una cosa complicata. Ognuno di noi quando fa un'azione del genere rappresenta tutto il Paese".
Sdegnato è anche il centrosinistra di Enrico Letta: "Oggi il Pd è in sintonia con il Paese - dice il segretario - altri no. Lo vedo da come viene raccolta l'ennesima boutade di Salvini. Viene derubricata a folclore. Sono i governi che parlano tra di loro. Che nel nostro Paese si discuta di una visita di Salvini a Mosca dà l'idea del livello in cui siamo arrivati". Ma il tweet più aspro è di Carlo Calenda: "Piantala di dire cazzate, perché la guerra è una cosa seria e drammatica. Quindi vai a baciare il caciocavallo, saluta le mucche sulla spiaggia e lascia lavorare gli adulti. Grazie".