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Capuano: “Putin ci aspetta siamo pronti a sottoporgli il nostro piano per la pace”

Il consulente di Salvini: "Sono avvocato e assisto diverse ambasciate. Così ho conosciuto Salvini. L'idea era avvertire Draghi poco prima di partire per Mosca"
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Antonio Capuano, ex parlamentare di Forza Italia. Lei che mestiere fa?
«Sono un avvocato, specializzato in diritto internazionale. Assisto diverse ambasciate».


Come ha conosciuto il senatore Matteo Salvini?
«Circa un anno e mezzo fa un diplomatico di cui curo gli interessi mi chiese di accompagnarlo a un incontro con Salvini in Senato. Da lì si sono sviluppate altre occasioni di confronto con il leader della Lega. Abbiamo collaborato sempre più intensamente, pur senza un incarico formale. Nello scorso agosto l’ambasciatore afgano, Khaled Zekriya, dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani mi chiamò e mi disse: “Non abbiamo più…

Antonio Capuano, ex parlamentare di Forza Italia. Lei che mestiere fa?
«Sono un avvocato, specializzato in diritto internazionale. Assisto diverse ambasciate».


Come ha conosciuto il senatore Matteo Salvini?
«Circa un anno e mezzo fa un diplomatico di cui curo gli interessi mi chiese di accompagnarlo a un incontro con Salvini in Senato. Da lì si sono sviluppate altre occasioni di confronto con il leader della Lega. Abbiamo collaborato sempre più intensamente, pur senza un incarico formale. Nello scorso agosto l’ambasciatore afgano, Khaled Zekriya, dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani mi chiamò e mi disse: “Non abbiamo più un governo”. Matteo tornò dalle vacanze e si mise a disposizione: un grande gesto. Ricordo che Zekriya a settembre promosse un summit con altri ambasciatori non solo europei, venne pure Salvini che fece un intervento molto apprezzato. Se ricordate, Matteo si batté per fare invitare il primo ministro del Pakistan al G20: iniziativa molto intelligente. Anche se non andò in porto».
Cosa avreste dovuto fare in Russia?
«Avremmo dovuto presentare un piano di pace in quattro punti. Primo punto: individuare una sede neutrale in cui aprire i negoziati. Abbiamo due ipotesi, entrambe sondate».
Allude allo Stato Vaticano e alla Turchia?
«Lo dice lei. Mi sembra sia uscito sui giornali che Salvini venerdì abbia fatto una visita in Vaticano».
Gli altri punti?
«Secondo: la nomina di tre garanti, i vertici istituzionali di Italia, Francia e Germania, più un garante morale».
Il Papa?
«Lo dice lei anche questo».
Proseguiamo.
«Terzo punto: le parti devono sedersi al tavolo solo dopo il cessate il fuoco. E in cima dell’ordine del giorno del negoziato prevediamo lo sblocco delle navi che portano il grano e gli aiuti umanitari. Quarto punto: la visita di una grande personalità internazionale a Mosca e Kiev. Lei mi chiederà di nuovo se parlo del Papa ma io non glielo posso confermare».
Questo piano l’avete definito confrontandovi con le autorità russe?
«Il senatore Salvini si è mosso con canali diplomatici ufficiali. Russi, soprattutto».


Lei ritiene che Putin fosse informato di questa trattativa?
«Ma sta scherzando? Mi sembra chiaro. E alcuni segnali da Mosca sono pure arrivati».
Di cosa parla?
«Ricorda che il 19 maggio, in Senato, Salvini chiese a Draghi di battersi per far ritirare la candidatura di Mosca per l’Expo? Bene, mi sembra che il 23 Mosca l’abbia effettivamente fatto. E nei giorni successivi è arrivata la disponibilità dei russi, pur non priva di condizioni, a far partire le navi con i carichi di grano. Un altro segnale di apertura, diciamo non casuale: io e Matteo ne avevano parlato in ambasciata. Anzi i russi ci avevano detto che su questo punto potevamo spingere».
Scusi, con quale mandato voi avete portato avanti la redazione di questo piano di pace?
«Guardi, Salvini ha svolto questa attività solo in nome della fine di un conflitto che dovrebbe interessare tutti. L’idea era quella di avvertire il governo qualche ora prima di partire, per far sì che non si bruciasse la trattativa. Ma se Draghi avesse opposto il suo niet, state certi che non saremmo partiti».
Chi avreste dovuto incontrare a Mosca?
«Certo non le quarte linee. Avete scritto Lavrov ma non avremmo dovuto fermarci lì. E poi era prevista una tappa ad Ankara. In ogni caso, con il parere positivo di Mosca sul piano, Salvini sarebbe tornato dai vertici istituzionali del Paese per riferire. Nessuna iniziativa autonoma. Sarebbe stato Palazzo Chigi a decidere se e come parlarne ad altri leader europei».
Ma vi siete fermati prima di partire.
«Il senatore Salvini avverte la responsabilità di non esporre il governo e il suo partito a divisioni e polemiche. Per ora, nelle prossime ore vedremo. Il senatore non intende fermarsi».
Perché sta rivelando queste cose?
«Salvini ha deciso di restare in silenzio ma è giusto che si sappia per quale obiettivo alto ha lavorato. È stato massacrato ingiustamente perché l’opinione pubblica non era a conoscenza di questo piano. Mi ha autorizzato a divulgarlo. Chi lo ha attaccato poteva chiamarlo in commissione Esteri a riferire. Io lo difendo, Matteo, su di lui metto la mano sul fuoco. Aveva la maglietta di Putin ma l’avrà visto due volte, altri con il capo del Cremlino hanno fatto affari».