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M5S-Pd, Conte pensa alle primarie anche nel Lazio. Ma Lombardi e Raggi frenano

Il leader dopo l'accordo con i dem in Sicilia: "Ne stiamo discutendo". L'ex capogruppo alla Camera, oggi assessore di Zingaretti: "Non sono convinta"
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“Mah, continuo a non esserne convinta….”, risponde Roberta Lombardi. Il tema è quello delle primarie giallorosse nel Lazio, Pd e M5S in lizza tra gazebo e clic per trovare il candidato della coalizione formato campo largo. Enrico Letta e Giuseppe Conte, dopo l’aperitivo di mercoledì scorso nella casa romana dell’ex premier, ci puntano per la Sicilia. L’intesa non è ancora ufficiale, ma il segretario dem ha definito la prospettiva “incoraggiante”. E ovviamente il test nell’isola andrebbe poi replicato nelle altre regioni. Conte ha ipotizzato le primarie per la regione della Capitale, dove si vota insieme alle politiche a inizio 2023, come in Lombardia. “Le primarie nel Lazio? Ne stiamo discutendo – ha risposto venerdì all’Adnkronos, a margine di un incontro alla Rome Business School - Inviterei tutte le altre forze politiche, a partire del Pd, a non meditare di fare primarie chiuse per …

“Mah, continuo a non esserne convinta….”, risponde Roberta Lombardi. Il tema è quello delle primarie giallorosse nel Lazio, Pd e M5S in lizza tra gazebo e clic per trovare il candidato della coalizione formato campo largo. Enrico Letta e Giuseppe Conte, dopo l’aperitivo di mercoledì scorso nella casa romana dell’ex premier, ci puntano per la Sicilia. L’intesa non è ancora ufficiale, ma il segretario dem ha definito la prospettiva “incoraggiante”. E ovviamente il test nell’isola andrebbe poi replicato nelle altre regioni. Conte ha ipotizzato le primarie per la regione della Capitale, dove si vota insieme alle politiche a inizio 2023, come in Lombardia. “Le primarie nel Lazio? Ne stiamo discutendo – ha risposto venerdì all’Adnkronos, a margine di un incontro alla Rome Business School - Inviterei tutte le altre forze politiche, a partire del Pd, a non meditare di fare primarie chiuse per conto loro, è bene prima lavorare a un programma e poi decidere come trovare un candidato”.

Eppure l’idea, nel M5S romano e laziale, desta più perplessità che adesioni convinte. Perfino, appunto, da parte di una grillina già convertita al campo largo come Lombardi, prima storica capogruppo del Movimento alla Camera dei deputati (correva l’anno 2013) e ora assessora alla Transizione ecologica nella giunta di Nicola Zingaretti. Non vuole dilungarsi troppo sul tema, preferisce parlarne nei vertici riservati con Zingaretti e con lo stesso Conte. Ma basta appunto una frase, detta quasi a mezza bocca, per far capire come la pensi a riguardo: “Le primarie? Non sono convinta”.

Non è l’unica nel Movimento a ragionare così. Intanto perché salire sul carro giallorosso prima della designazione del candidato governatore esporrebbe i grillini all’imprevisto. Per esempio nel Lazio potrebbero ritrovarsi a sostenere un front runner poco gradito. Non è un mistero che Lombardi non sia particolarmente in sintonia col collega di giunta Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità che ha gestito gli anni difficili della pandemia e che ha già annunciato di voler gareggiare nella sfida interna. “Il Covid l’ha gestito bene, ma la sanità ha tanti altri guai”, è l’accusa che viene rivolta a D’Amato. Ecco perché un pezzo di Movimento preferirebbe trovare prima la quadra sull’aspirante presidente e poi siglare l’accordo. Senza affidarsi alla sorte con gazebo e tornate di clic.

C’è poi un'altra fetta di M5S, molto distante da Lombardi, che non digerisce proprio l’accordo con i democratici. Quella capitanata da Virginia Raggi, che nei 5 anni da sindaca di Roma con Zingaretti non si è mai presa (il governatore uscente definì la sua ricandidatura in Campidoglio “una minaccia per i romani”) e che sogna un Movimento più vicino al format delle origini. Cioè proiettato a una corsa solitaria. Lo ha fatto intuire anche nell’ultima intervista rilasciata a Repubblica: “Noi a Roma abbiamo capito quali erano i nostri valori fondanti, abbiamo visto che su troppi punti eravamo divergenti rispetto al Pd. Credo che si debba ripartire dalla nostra identità, altrimenti si fanno scelte sbagliate”. Vale anche per il Lazio.