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Lavoro o ambiente? La scelta di Taranto alle elezioni-giravolta

Rinaldo Melucci 

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Nella città dei due mari i 5S appoggiano il sindaco uscente del Pd che avevano criticato. Il centrodestra si affida a un ex dem. "È uno di noi", dice Emiliano
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TARANTO - I 5 Stelle dicevano dell'Ilva: "Chiuderemo il mostro". E del sindaco allora in carica, Rinaldo Melucci: "Ha nuovamente dimostrato di essere incapace: a Melucci di Taranto non gliene importa nulla". Oggi esultano alla notizia che no, l'Ilva non chiuderà, o almeno non per ora. E per i prossimi cinque anni sperano di governare con Melucci, di cui sono nuovi partner elettorali.

Il segretario del Partito democratico, fino a qualche anno fa, si chiamava Valter Musillo, grande amico del sindaco Melucci e del governatore Michele Emiliano per cui si è candidato alle ultime elezioni regionali. Oggi lo stesso Musillo è il candidato sindaco del centrodestra. Contro Emiliano e contro Melucci.

Ancora: il capogruppo dei Popolari alla in regione, Massimiliano Stellato, lista civica saldamente al fianco di Michele Emiliano, è candidato al comune di Taranto, la sua città, con Patto popolare. Lista di centrodestra.

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TARANTO - I 5 Stelle dicevano dell'Ilva: "Chiuderemo il mostro". E del sindaco allora in carica, Rinaldo Melucci: "Ha nuovamente dimostrato di essere incapace: a Melucci di Taranto non gliene importa nulla". Oggi esultano alla notizia che no, l'Ilva non chiuderà, o almeno non per ora. E per i prossimi cinque anni sperano di governare con Melucci, di cui sono nuovi partner elettorali.

Il segretario del Partito democratico, fino a qualche anno fa, si chiamava Valter Musillo, grande amico del sindaco Melucci e del governatore Michele Emiliano per cui si è candidato alle ultime elezioni regionali. Oggi lo stesso Musillo è il candidato sindaco del centrodestra. Contro Emiliano e contro Melucci.

Ancora: il capogruppo dei Popolari alla in regione, Massimiliano Stellato, lista civica saldamente al fianco di Michele Emiliano, è candidato al comune di Taranto, la sua città, con Patto popolare. Lista di centrodestra.

Se si dovesse fare, insomma, un campionato delle elezioni più pazze del mondo, la competizione non sarebbe divertente: vince Taranto. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti: troppo vicina al sultanato di Michele Emiliano che in questi anni ha insegnato alla politica il gioco di moscacieca: chi tocco, anche al buio, sta nella squadra con me. Troppo segnata, Taranto, dalla sua stessa storia: il dolore dei lutti, il timore delle malattie, la morsa di una scelta disumana tra diritto alla vita e diritto al lavoro, le parole senza peso della politica, la rabbia, le strumentalizzazioni. La consapevolezza che tutto doveva cambiare e invece tutto è rimasto più o meno com'era: la fabbrica è ancora lì, la paura è sempre la stessa, ma il lavoro è sempre di meno perché nonostante il momento d'oro dell'acciaio la produzione arranca, i cassa integrati sono sempre di più, le aziende dell'indotto sempre più soffocate.

Che fare quindi? Il centrosinistra ha scelto proprio Taranto per provare a trovare una nuova sintesi e proporre al Paese un nuovo, vecchio modello. La base di partenza è il governo giallo-rosso. Pd e 5 Stelle, insieme, proprio nel posto dove sembrava più difficile trovare un punto d'accordo: l'allora premier Matteo Renzi fu accolto come un traditore dagli attivisti del Movimento e dalle associazioni ambientaliste. Gli stessi che poco tempo dopo riservarono lo stesso trattamento al ministro Luigi di Maio (il premier Giuseppe Conte no: fu accolto diversamente in fabbrica, quando partecipò in maniche di camicia a un'assemblea di lavoratori). Ora, si diceva, hanno trovato una sintesi. Che ruota attorno a parole come ambientalizzazione, decarbonizzazione, spegnimento degli altoforni e forni elettrici. Parole che ieri, mentre veniva annunciato il nuovo accordo tra Invitalia e Mittal, hanno trovato l'opposizione dei sindacati che vedono come fumo negli occhi la limitazione della produzione. "Quella di Taranto è un inizio" dice Francesco Boccia, ex ministro, responsabile degli enti locali nella segreteria del Pd, pontiere con il Movimento. Proprio sul caso Taranto: un lavoro comune in commissione ha impedito lo spostamento di fondi destinati alle bonifiche nelle casse dell'azienda, come invece voleva l'esecutivo. Una mossa che ha creato non pochi tensioni e fatto traballare il Governo. "Questo di Taranto è l'inizio - continua Boccia - di una coalizione allargata che si ritrova su temi comuni. A Taranto era necessario mettere insieme industria e ambiente. Il candidato sindaco è il frutto di questa sintesi". Melucci, imprenditore portuale, in questi anni ha sempre detto quello che aveva da dire. Alle volte sedendosi su sedie scomode. È andato allo scontro con Emiliano ma quando un pezzo della sua coalizione lo ha defenestrato, facendo cadere l'amministrazione prima del tempo, ha visto compattare tutti su di lui. I sondaggi lo danno in testa. Tanto che Giuseppe Conte - che a Taranto ha il suo fedele ex sottosegretario, Mario Turco - ha scelto di venire a chiudere la campagna elettorale sullo Jonio. Anche perché se per il centrosinistra Taranto è un esperimento, per il centrodestra Taranto è un esempio. Di come non si scelgono i candidati. Musillo, per i suoi recenti e importanti trascorsi nel campo progressista, piace a pochissimi a destra. "È uno di noi" ha detto Emiliano, sfidante, l'altra sera durante un incontro in piazza. Poche ore dopo era annunciato un comizio di Giorgia Meloni, scesa in città per la campagna elettorale. Raccontano che qualcuno le abbia fatto vedere il video e la segretaria abbia deciso di soprassedere. "Incontro annullato per impegni improvvisi" la giustificazione. Poche ore dopo la leader di Fratelli d'Italia era seduta a pochi chilometri di distanza. A cena nella bellissima tenuta di Bruno Vespa. (ah, Emiliano era anche lì).