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Poroshenko: "A Salvini chiedo: nel 1939 quale leader di partito avrebbe incontrato Hitler?"

Petro Poroshenko (ansa)
L'ex presidente ucraino da Rotterdam: "L'invio delle armi ai nostri militari garantisce la sicurezza internazionale, anche quella dell'Italia. Se Putin non sarà fermato ora, domani potrebbe sentirsi in diritto di prendersi la Sicilia o la Sardegna?"
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ROTTERDAM - Benedice la linea dura di Biden e Johnson contro Putin, loda il governo di Mario Draghi per il sostegno allo status dell'Ucraina come Paese candidato a entrare nell'Ue e liquida Matteo Salvini che voleva volare a Mosca: "Gli domando solo una cosa: secondo lui, nel '39, Chamberlain si sarebbe dovuto incontrare con Hitler?". Petro Poroshenko è l'imprenditore che ha guidato l'Ucraina prima di Zelenski: a Rotterdam è stato uno degli ospiti d'onore del congresso del Partito popolare europeo, che ieri si è concluso con l'intervento della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e con l'elezione dei vicepresidenti, fra cui il coordinatore di Fi Antonio Tajani.


Dopo l'annuncio di nuovi aiuti militari all'Ucraina, la Russia ha minacciato nuovamente dure reazioni. Quanto è forte il rischio di un'escalation nucleare?
"Sono certo che non è un ricatto, ma un bluff. La Russia …

ROTTERDAM - Benedice la linea dura di Biden e Johnson contro Putin, loda il governo di Mario Draghi per il sostegno allo status dell'Ucraina come Paese candidato a entrare nell'Ue e liquida Matteo Salvini che voleva volare a Mosca: "Gli domando solo una cosa: secondo lui, nel '39, Chamberlain si sarebbe dovuto incontrare con Hitler?". Petro Poroshenko è l'imprenditore che ha guidato l'Ucraina prima di Zelenski: a Rotterdam è stato uno degli ospiti d'onore del congresso del Partito popolare europeo, che ieri si è concluso con l'intervento della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e con l'elezione dei vicepresidenti, fra cui il coordinatore di Fi Antonio Tajani.


Dopo l'annuncio di nuovi aiuti militari all'Ucraina, la Russia ha minacciato nuovamente dure reazioni. Quanto è forte il rischio di un'escalation nucleare?
"Sono certo che non è un ricatto, ma un bluff. La Russia ha ricevuto messaggi molto forti dall'Ucraina e dall'Europa. Davanti a un'aggressione come quella di Putin la risposta non può che essere decisa. La lingua giusta è quella di Johnson, di Biden: non bisogna credere al presidente russo, non bisogna fidarsi. E allo stesso tempo non occorre aver paura. Io sono stato a Chernobyl subito dopo l'attacco dell'artiglieria di Putin. Quando le truppe russe sono state respinte dagli ucraini, stavano attaccando il deposito di stoccaggio di scorie nucleari: avrebbero potuto farlo esplodere, con una condanna nucleare senza confini. E dopo Putin ha attaccato la centrale nucleare di Zaporizya, che è 10 volte più potente di Chornobyl. Questo è un altro argomento per cui dobbiamo essere uniti, e dobbiamo essere forti: servono nuove armi in Ucraina per rendere Putin più debole, mandare finanziamenti affinché l'Ucraina sia aiutata a sopravvivere, perché abbiamo avuto il 30 per cento di diminuzione del Pil. Dobbiamo assolutamente deputinizzare l'Europa, l'Ucraina, la Russia. Credo fermamente nel successo di questa strategia".

Il tema dell'embargo del petrolio russo continua a dividere l'Europa.

"È positiva la decisione del sesto pacchetto di sanzioni della Commissione Ue? Decisamente sì. Perché i risultati di questa saggia decisione sono che la Russia perderà il 90 per cento delle esportazioni di petrolio, e la cosa più importante è che ciò potrebbe avvenire in modo permanente, perché l'assenza del petrolio russo sarà immediatamente sostituita da altri produttori mondiali di petrolio. Ricordate perché l'Unione Sovietica è crollata? Uno dei fattori decisivi è stato il calo dei prezzi del petrolio e del gas. Siamo decisamente convinti che questo provvedimento sia efficace, in aggiunta alla disattivazione dello SWIFT per la più grande banca russa e alle sanzioni personali al patriarca Kirill".

Si è molto discusso dei benefici degli accordi di Minsk, raggiunti quando lei era presidente.

"Su Minsk sono arrivate una pioggia di critiche ma fu uno strumento per fermare la guerra nel 2014, per salvare vite e per proteggere il Paese: guarda caso dalla notte del 24 febbraio, dall'inizio delle ostilità, Minsk non lo discute più nessuno".

L’Italia è uno fra i pochi Paesi a sostenere il vostro ingresso nell’Ue. Quanto è importante per l'Ucraina quest’obiettivo?

"L'Ucraina ha superato forse gli esami più difficili per far parte dell’Unione Europea. Stiamo lottando per la libertà, stiamo combattendo per la democrazia e per lo stato di diritto, dubito che qualche altra nazione abbia pagato lo stesso prezzo. Il modulo di domanda di adesione all’Ue è firmato dal sangue degli ucraini. Ugni giorno 100 soldati ucraini vengono uccisi e più di 400 feriti. Hanno perso la vita più di 500 bambini. Quello di Putin Perché Putin uccide? Perché questi barbari uccidono? E’ un genocidio. Ringraziamo Draghi per il sostegno allo status di Paese candidato a entrare nell'Ue. Il nostro ingresso è nel nostro interesse come nel vostro. L'Ucraina è il Paese più euroentusiasta d'Europa, saremo una iniezione di consenso che farà bene anche all'Unione".

Come giudica, nel complesso, l’atteggiamento dell’Italia nei confronti della guerra? Sulla strategia dell'invio alle armi, nel nostro Paese, sono emersi segnali di dissenso.
"Quella di Draghi è una vera leadership. E credo interpreti il sentimento della maggior parte degli italiani che chiede sicurezza. L’invio delle armi in Ucraina è un investimento per la sicurezza, anche quella italiana. Perché se l’Ucraina si arrende, nessuno può escludere che domani Putin vanga a prendersi la Sicilia o la Sardegna".

Come si può arrivare a un vero negoziato di pace?
"Non c'è Paese che più del nostro, afflitto da terribili lutti, voglia la pace. Ci si può sedere al tavolo con Putin. Ma bisogna dividere l'agenda dei negoziati in due parti: nella prima mettete il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe e l'assistenza umanitaria con la liberazione degli ostaggi. Dopo, solo dopo, si può discutere di tutto il resto".

Che ne pensa del progetto del leader italiano della Lega, Matteo Salvini, di andare a Mosca per incontrare Putin?
"Oggi alcuni politici, che potrebbero essere definiti filo-russi, si dicono pronti ad andare da Putin: io chiedo loro solo una cosa: all’inizio della seconda guerra mondiale Chamberlain avrebbe dovuto incontrare Hitler? Se vuoi andare da Putin con un piano di pace sei un suo partner. Il presidente russo è un criminale di guerra, su di lui pende la responsabilità di uccisioni e stupri di donne e bambini, davvero ci si vuole sedere al tavolo a discutere con lui? Putin sa dialogare solo con i suoi subalterni, davvero i vostri politici vogliono avere lo stesso ruolo di un Lukashenko qualunque?".

Qual è la sua conclusione?
"Io credo che il vostro governo, con Mario Draghi, abbia finalmente abbandonato l'illusione di poter garantire la sicurezza europea grazie ad un rapporto personale con Putin. E questo è sicuramente un bene".