Per Enrico Letta "una pace non giusta è più giusta di una non pace, piuttosto della continuazione di una guerra". Il segretario del Pd interviene sul conflitto russo-ucraino a Jesi, dove partecipa a un'iniziativa a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Lorenzo Fiordelmondo. In questo momento, dice Letta, "bisogna fare di tutto perché l'Europa unita riesca a convincere e costringere Putin a fermarsi e si riesca ad arrivare a una pace, anche se fosse una pace non completamente giusta". Quello del segretario dem è "un messaggio a tutti coloro che, in questo momento, stanno cercando di trovare soluzioni di pace. Continuare con una guerra che oggi sta facendo solo morti è negativo per tutti. È evidente che l'obiettivo fondamentale è quello di fermare Putin e l'invasione russa e questo passa attraverso un'Europa unita: questo è il nostro fondamentale obiettivo". Più tardi su Twitter, il leader dem ha precisato che la linea del suo partito non cambia: "Per evitare malintesi: in un discorso ho sintetizzato eccessivamente la frase del leader bosniaco Izetbegovic 'una pace non completamente giusta è meglio della continuazione di guerra e morte'. L'avevo già detta giorni fa. Nessun cambio di linea sul no a Putin e sul sostegno all'Ucraina".
E commentando il viaggio poi annullato del leader leghista a Mosca ha aggiunto: "Ritengo che l'iniziativa improvvida, totalmente sbalestrata, di Salvini, abbia rappresentato un punto di grandissima debolezza perché racconta di un'Italia non credibile, divisa, e credo che questo sia esattamente quello che vuole sentirsi dire Putin ed è l'opposto di quello che dobbiamo fare".
Le parole del segretario del Pd arrivano a due settimane dalle comunicazioni che il premier Mario Draghi terrà in Senato sulla guerra. Il 21 giugno, dopo l'intervento del capo del governo, è prevista una risoluzione di maggioranza. Il Movimento 5 Stelle tornerà a chiedere lo stop all'invio di nuove forniture militari alla resistenza di Kiev. Giuseppe Conte ha battuto di nuovo sul tasto ieri: "Conoscete la nostra posizione: massima condanna della Russia, favorevoli anche alle sanzioni, massimo appoggio all'Ucraina ma questo è il momento di operare una sterzata. Il governo italiano adesso si deve impegnare per gli sforzi diplomatici in modo assolutamente totale, convinto e integrale. E deve farlo anche nell'Unione europea e nella comunità internazionale. Non siamo favorevoli all'invio di ulteriori armi". Sulla risoluzione del 21 si attendono le mosse della Lega. Matteo Salvini continua a ripetere "basta armi", ma sulla possibilità di un voto per ora non si è sbilanciato. Anche se nella Lega qualche apertura c'è stata. Simone Pillon, senatore vicino all'ex ministro dell'Interno, ha già detto: "Una risoluzione per dire basta armi? Non spetta a me proporla, ma la voterei convintamente".
No alle larghe intese dopo le Politiche
A Jesi Letta ha parlato anche del post voto 2023 e ha escluso un nuovo governo di larghe intese dopo le elezioni politiche, così come aveva fatto poco prima anche Matteo Salvini durante un comizio in provincia di Udine: "Il governo delle larghe intese termina con questo Parlamento - ha continuato Letta - Dopo le prossime elezioni saranno i cittadini che dovranno decidere la maggioranza e noi puntiamo ad avere la maggioranza di centrosinistra che possa governare il Paese secondo un progetto riformatore e progressista". E ancora: "Lo dico con grande chiarezza: non saremo la protezione civile" all'indomani delle politiche del 2023, "chiederemo agli italiani un voto e sono convinto che ci sceglieranno, ma se scelgono gli altri se li tengano per cinque anni e noi non andremo al governo comunque", ha concluso il segretario dem che oggi ha inaugurato una nuova sede dl Pd Abruzzo a Pescara.