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Lega, Salvini tenta il rilancio e si aggrappa al passato: "Torniamo a Pontida"

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Il comizio a Desenzano e la preoccupazione per la crisi della leadership. Il segretario: "Il 17 rischio il processo, cade pure di venerdì. Censurano i referendum"
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DESENZANO DEL GARDA (BS) - Dio lo vuole, o forse no, visto che un attimo dopo l'annuncio un tuono immenso squarcia l'afa del lago di Garda, e sul palchetto che ospita Matteo Salvini si rovescia l'uragano. "Deus vult", che tutti si torni a Pontida, come ai vecchi tempi, che erano anche i bei tempi della Lega? Dato il segnale perentorio che arriva dal cielo, sulla piazza Malvezzi i pareri sono contrastanti. In altri tempi, Salvini avrebbe prontamente estratto di tasca un rosario, ormai sparito dalla scena. Ma chi se ne frega, l'importante è che lo show padano torni a vivere, "il 17 e 18 settembre, virus permettendo", lo dice il leader in persona, a Desenzano per dare un aiutino al candidato sindaco Guido Malinverno, che non ne ha bisogno.

Siamo in provincia di Brescia, cioè Lombardia e quindi Heimat, casa, prima e vera patria della Lega. Pontida è a neanche 100 chilometri da questo lago in tempesta, poi bisogna vedere s…

DESENZANO DEL GARDA (BS) - Dio lo vuole, o forse no, visto che un attimo dopo l'annuncio un tuono immenso squarcia l'afa del lago di Garda, e sul palchetto che ospita Matteo Salvini si rovescia l'uragano. "Deus vult", che tutti si torni a Pontida, come ai vecchi tempi, che erano anche i bei tempi della Lega? Dato il segnale perentorio che arriva dal cielo, sulla piazza Malvezzi i pareri sono contrastanti. In altri tempi, Salvini avrebbe prontamente estratto di tasca un rosario, ormai sparito dalla scena. Ma chi se ne frega, l'importante è che lo show padano torni a vivere, "il 17 e 18 settembre, virus permettendo", lo dice il leader in persona, a Desenzano per dare un aiutino al candidato sindaco Guido Malinverno, che non ne ha bisogno.

Siamo in provincia di Brescia, cioè Lombardia e quindi Heimat, casa, prima e vera patria della Lega. Pontida è a neanche 100 chilometri da questo lago in tempesta, poi bisogna vedere se da qui a settembre non ci saranno altri venti maligni, nella Lega traballante di oggi che sogna di restare al 15 per cento quando ha raggiunto persino il 33. Anni felici, appunto, e persino l'ultima edizione rifulge nel ricordo dei circa 150 presenti come bellissima, per quanto impettita, nazionale, e senza il tradizionale verde (verde il pratone, verdi le bandiere), soppiantato da un blu di governo, e anche impiegatizio, che metteva tristezza ai più. Lo slogan era La forza di essere liberi, ma a ripensarci, nessuno ricorda bene a cosa ci si riferiva. Era tutto più facile, divertente e anche liberatorio ai tempi di Umberto Bossi, tutto era più chiaro, "ad esempio che i terroni erano terroni", fa un bresciano nostalgico e leggermente ubriaco, "oggi invece nessuno può più dire una cosa simile", e meno male che c'è stata una evoluzione della specie padana.

Però la mozione degli affetti funziona, nel minuscolo test messo in scena ieri pomeriggio sul lago. Si tornerà sul pratone, dove se va male c'è un sole che ammazza, se va bene diluvia, e si è come a Woodstock, felicemente infangati e veri leghisti pronti a tutto. Ma al di là del meteo, l'astuto Salvini gioca la carta giusta al momento giusto, che non sono certo le amministrative. Il ritorno alle origini - dove ci si voleva tutti bene - ben sapendo che non sono quelle del primo raduno, era il 1990 e le parole d'ordine erano Nord e secessione, mica scherzi.


E nelle varie giravolte successive, che hanno via via visto il partito al governo e all'opposizione, c'è l'oggi del post pandemia, e soprattutto la posizione sulla guerra, ulteriore elemento di scontro interno ed esterno, dove Salvini si atteggia a perseguitato politico: "Mi rompono le scatole perché lavoro per la pace. Se vado dall'ambasciatore russo per chiedere la pace, rischio il processo", e ricorda che il 17 giugno sarà già al processo che lo vede imputato a Palermo, "che cade pure di venerdì...", e qui strappa qualche risatina. Ed è vero che ha rinunciato alla sua personale missione a Mosca, ma non a puntare sulle conseguenze catastrofiche della guerra, "su i prezzi, oggi ho fatto benzina a 2 euro al litro... E giù gli stipendi e le pensioni degli italiani". In questo contesto, e "in questa piazza, quali sono le priorità? Il Ddl Zan e lo Ius soli?". Perciò, "visto che sono le priorità di Enrico Letta, dategli uno spritz, che ha bisogno di ricaricarsi". E visto che nel breve copione di questo giro elettorale c'è sempre una frecciata ai servizi segreti, sappiate che "voi avete un'arma che neanche loro possono fermare: il cellulare. Perciò telefonate e whatsappate ad amici e parenti perché il 12 giugno vadano a votare per i referendum. C'è una campagna di censura contro questi referendum...". Chiude poi citando "un grande italiano, Paolo Borsellino" (e lui ci pensa "tutte le sere e tutte le mattine quando mi sveglio"): "Chi ha paura muore tutti i giorni. Chi non ha paura muore una volta sola". Subito dopo l'annuncio della Pontida prossima ventura, infine il tuono, di censura o di benedizione, non si sa.