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Palermo e il dopo Orlando, Dell'Utri esulta già: "Vincerà il mio candidato"

Totò Cuffaro e Roberto Lagalla 

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Sulla scelta di Lagalla: "Bravi ad ascoltarmi, farà il botto". Il rivale Miceli: "Rimonterò"
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PALERMO - Il prof amato dal centrodestra e, infieriscono i rivali, dai condannati per mafia. Il reduce della Primavera deluso da Orlando. Il consumato guastafeste che gira le piazze al grido di "Scunzamu!", ovvero "scombiniamo". Sullo scacchiere infuocato di Palermo le pedine si muovono ormai stancamente, in attesa di una domenica che gran parte della città lega più alla finalissima per la serie B che alle Amministrative. La coincidenza, peraltro, non aiuterà l'affluenza. Roberto Lagalla, il radiologo dal curriculum robusto (due volte assessore regionale e rettore dell'ateneo palermitano) quanto la sua flemma, riemerge da un convegno alla Camera di Commercio, si accomoda su una poltrona e risponde cortese: "Come va questa campagna elettorale? Fa caldo...". Con misurata nonchalance, si avvicina da favorito alla fine di un percorso elettorale che pure è stato un calvario: prima le spaccature nella coalizione che si &egrav…

PALERMO - Il prof amato dal centrodestra e, infieriscono i rivali, dai condannati per mafia. Il reduce della Primavera deluso da Orlando. Il consumato guastafeste che gira le piazze al grido di "Scunzamu!", ovvero "scombiniamo". Sullo scacchiere infuocato di Palermo le pedine si muovono ormai stancamente, in attesa di una domenica che gran parte della città lega più alla finalissima per la serie B che alle Amministrative. La coincidenza, peraltro, non aiuterà l'affluenza. Roberto Lagalla, il radiologo dal curriculum robusto (due volte assessore regionale e rettore dell'ateneo palermitano) quanto la sua flemma, riemerge da un convegno alla Camera di Commercio, si accomoda su una poltrona e risponde cortese: "Come va questa campagna elettorale? Fa caldo...". Con misurata nonchalance, si avvicina da favorito alla fine di un percorso elettorale che pure è stato un calvario: prima le spaccature nella coalizione che si è miracolosamente ricomposta in extremis, poi le polemiche sul sostegno di Cuffaro e Dell'Utri, su quelle "grandi investiture da parte di personaggi coinvolti in azioni criminali" che Giuseppe Conte, in questi giorni in giro per le borgate palermitane, ha rilanciato. E a quattro giorni del voto, Marcello Dell'Utri non rinuncia a dire la sua: "Se avevo ragione a consigliare Lagalla? Mi sembra che mi abbiano ascoltato e hanno fatto bene. Il professor Lagalla è il più preparato e farà il botto, vedrete...".

Una nuova benedizione, insomma, chissà quanto gradita. L'ex rettore resta inseguito dalle ombre che gli hanno consigliato di non partecipare alle commemorazioni del 23 maggio: Maria Falcone, alla vigilia, aveva detto che "un candidato di qualsiasi corrente non può avere come sponsor un personaggio il cui passato non sia adamantino". Il forfait di Lagalla è diventato argomento di scontro elettorale: "Ma a Palermo può fare il sindaco uno che non si può presentare al ricordo dei martiri di mafia?", chiede il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano. Lui, Lagalla, è ormai irritato per questi attacchi: "La mia candidatura era in piedi da tempo quando Cuffaro e Dell'Utri hanno espresso pareri positivi. Il resto è stato un indegno dileggio. Nessuno può pensare a un mio condizionamento: la lista di Cuffaro l'abbiamo passata al setaccio". Resta il fatto che il ritorno sulla scena dell'ex governatore - che ha scontato una condanna di sette anni per favoreggiamento ai mafiosi - è uno dei temi clou di questa campagna elettorale: la misura perpetua dell'interdizione dai pubblici uffici non ha impedito a Cuffaro di fare la "nuova Dc" in Sicilia e di promuovere, da commissario regionale, una lista che punta a essere presente in consiglio comunale superando lo sbarramento del 5 per cento. Lista presentata in una manifestazione chiusa da Cuffaro all'urlo: "La mafia fa schifo". Ma la polemica è continuata, coinvolgendo sui social persino la figlia dell'ex presidente che ha superato la prima prova dell'esame da magistrato. È sempre così, a Palermo: la lotta antimafia autentica si mischia alle speculazioni. Lagalla si sforza di ricordare due fra i primi punti del suo programma: "Un nuovo patto con lo Stato per riequilibrare i conti disastrati del Comune, perché i 185 milioni previsti per Palermo non bastano, e la soluzione della vergognosa vicenda delle bare accatastate in cimitero".

 

Ma tutto si confonde, nei chiari e negli scuri della questione morale che Franco Miceli, presidente dell'Ordine degli architetti e candidato del centrosinistra, non può non cavalcare: "Se credo nella rimonta? Assolutamente sì. Puntando anche sul voto dei tanti moderati del centrodestra che condividono la nostra idea di legalità", dice appena uscito da un confronto in Rai. Miceli è l'uomo che Pd, 5Stelle e sinistra hanno scelto per confutare l'assioma per cui a Palermo o c'è Leoluca Orlando (a fine mandato dopo aver fatto il sindaco per 22 anni) o vince il centrodestra. La sua gara è in salita, ma gli ampi sorrisi che oggi smentiscono l'accusa di indole un po' snob tradiscono l'ottimismo. E "sarò Franco" è diventato lo slogan di un uomo che non si nasconde. Che le canta al Pd per gli scarsi finanziamenti ("Alla fine pagherà tutto un uomo che conosco molto bene, cioè io") e allo stesso Orlando di cui fu assessore negli anni '90: "L'ex sindaco? Non pervenuto. Purtroppo quando non è in campo non si impegna molto...". Sondaggi riservatissimi dicono che la popolarità di Miceli è molto cresciuta: chissà se gli servirà a raggiungere il ballottaggio, visto che la corsa di Lagalla è agevolata dal fatto che per vincere al primo turno basta il 40 per cento, in virtù di una norma che esiste solo in Sicilia e nel 2017 fu voluta - ironia della sorte - dal Pd. Al ballottaggio, con non poco ottimismo, punta pure Ferrandelli, una vita in consiglio comunale e già altre due volte candidato sindaco: prima per i dem e poi per il centrodestra. Ora corre con +Europa, il suo partito, e Calenda: "Ma volete che qualcuno si sorprenda, dopo che a Roma hanno fatto tre governi di segno diverso in meno di 4 anni? Io sono riconosciuto nei quartieri come l'anti-Orlando, da sempre. E stavolta sarà la volta buona". Ferrandelli ha messo su anche una lista composta esclusivamente da under 25: "Per contrappormi al rinnovamento negato dai miei avversari: Lagalla - dice - ha indicato come assessori quattro esponenti politici sulla breccia da quasi trent'anni. Se chiamava pure Totò Schillaci rifaceva Italia '90..."