Comunali a Palermo, voto agitato: è scontro tra candidati sull'ombra dei clan
di Claudio Reale , di Claudio RealeL’ombra dei clan sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il ruolo dei condannati per mafia Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri nella corsa del frontman del centrodestra Roberto Lagalla, ma soprattutto il blitz di ieri mattina, che ha portato in cella con l’accusa di scambio elettorale con le cosche un aspirante consigliere comunale di Forza Italia, Pietro Polizzi, tengono banco al dibattito fra candidati sindaci organizzato a Palermo da Repubblica.
Intervistati dal direttore Maurizio Molinari, i candidati si scontrano in un clima tesissimo proprio sul ruolo di Cosa nostra nella corsa verso le Amministrative di domenica: «Palermo — attacca Franco Miceli, il presidente nazionale dell’Ordine degli Architetti scelto dal centrosinistra per questa sfida — riceverà nei prossimi mesi grandi risorse economiche. Non solo le somme provenienti dal Pnrr, ma anche quelle della normale programmazione europea. La mafia non vuole fa…
L’ombra dei clan sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il ruolo dei condannati per mafia Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri nella corsa del frontman del centrodestra Roberto Lagalla, ma soprattutto il blitz di ieri mattina, che ha portato in cella con l’accusa di scambio elettorale con le cosche un aspirante consigliere comunale di Forza Italia, Pietro Polizzi, tengono banco al dibattito fra candidati sindaci organizzato a Palermo da Repubblica.
Intervistati dal direttore Maurizio Molinari, i candidati si scontrano in un clima tesissimo proprio sul ruolo di Cosa nostra nella corsa verso le Amministrative di domenica: «Palermo — attacca Franco Miceli, il presidente nazionale dell’Ordine degli Architetti scelto dal centrosinistra per questa sfida — riceverà nei prossimi mesi grandi risorse economiche. Non solo le somme provenienti dal Pnrr, ma anche quelle della normale programmazione europea. La mafia non vuole farsi sfuggire l’occasione di mettere le mani su questa grande ricchezza. Sono arrivati messaggi ambigui in questa campagna elettorale». «Cosa nostra — gli fa sponda Fabrizio Ferrandelli, in campo per Azione e +Europa — vuole mettere le mani sulla città. Serve una mobilitazione straordinaria a partire dal voto. Ci sono troppi temi ghiotti, a partire dal Pnrr, che stanno attirando la criminalità organizzata. Ognuno deve dire da che parte vuole stare».
La scelta di campo riguarda ovviamente gli endorsement arrivati a Lagalla da Cuffaro e Dell’Utri. Il candidato del centrodestra prova a giocare in difesa: «La volontà della mafia di infiltrarsi nei gangli della pubblica amministrazione — concede — resta forte. Tocca alla politica evitarlo. Occorrerà raddoppiare il nostro sforzo. Bisogna informatizzare la pubblica amministrazione e serve una rotazione dei dirigenti. Creeremo un organismo indipendente di vigilanza formato da magistrati e forze dell’ordine. La responsabilità penale, però, è individuale». L’ex assessore della giunta regionale di Nello Musumeci, d’altro canto, non prende le distanze da Cuffaro, che schiera una lista — la Dc Nuova — a suo sostegno: «Saranno i cittadini a stabilire se merita consenso — taglia corto — i suoi 40 candidati sono persone perbene».
Tutti gli altri aspiranti sindaci, però, vanno all’attacco. Rita Barbera, l’ex direttrice delle carceri Ucciardone e Pagliarelli che adesso corre per Potere al popolo, chiede al candidato del centrodestra addirittura un passo indietro: «Io — la rintuzza Lagalla — sono un cattolico garantista e sono per la redenzione della pena. Sarò garante di un’amministrazione trasparente, una casa di vetro. Sono imbarazzato per questo attacco personale». Il confronto, però, diventa una specie di tiro al bersaglio nei confronti di Lagalla, il nome del quale ancora ieri Dell’Utri ha rivendicato la primogenitura. «I fatti di queste ultime ore — avvisa Francesca Donato, l’eurodeputata ex leghista che adesso guida una lista civica sensibile alle istanze No Vax — dimostrano come l’interesse della mafia sia sempre molto alto. Bisogna evitare di favorire questo meccanismo. Serve un controllo serrato ai seggi: bisogna impedire che gli elettori fotografino la scheda».
Tutto il resto sembra quasi finire sullo sfondo. L’eredità di Leoluca Orlando, la difficoltà di far quadrare i conti di una città sull’orlo del default, persino il cimitero dove 1.200 salme aspettano la sepoltura. Si parla semmai del 23 maggio, il trentennale della strage di Capaci disertato da Lagalla dopo i fischi a “La Repubblica della memoria”, l’iniziativa organizzata da questo quotidiano con Maria Falcone: «Per trent’anni — si difende l’ex assessore — da servitore dello Stato e da cittadino ho sempre onorato la memoria del giudice Falcone e di quanti con loro sono caduti. Io sono stato oggetto di una diffamazione in una manifestazione pubblica. Quel giorno mi sono confrontato con Maria Falcone, che mi ha suggerito di non partecipare». Quella sedia vuota nel trentennale da parte di un candidato sostenuto da due condannati, però, continua a pesare sulla corsa verso le Amministrative. Con l’allarme che adesso si proietta sui fondi del Pnrr.