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Pd, test sul campo largo. La sfida dei dem a FdI: "Noi primo partito nelle città al voto"

Enrico Letta, segretario del Pd (ansa)
Dei 26 capoluoghi al voto, il centrosinistra ne governa solo 6. Boccia: "Giochiamo fuori casa"
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Arrivare primi, anche di corto muso, per dirla con Max Allegri, ma comunque lì, in cima allo speciale ranking dei partiti post-amministrative. Davanti a FdI, soprattutto, a dispetto dei sondaggi che ormai danno il partito di Giorgia Meloni sopra ai dem di un'incollatura, tanto che la leader della Destra lo ripete in loop nei comizi e lo rimarca nella propaganda social: "Siamo il primo partito". E invece no, spera Enrico Letta, le urne diranno altro. Il centrosinistra, come ammette l'ex ministro Francesco Boccia, responsabile enti locali dei democratici, a questa tornata "gioca fuori casa", perché dei 26 centri più popolosi che andranno al voto domenica, "amministriamo solo in 6". Quindi, nel computo dei sindaci, va bene anche portare a casa 2-3 città in più.

Le due grandi piazze in gioco, salvo clamorosi rovesci dei pronostici, internamente sono già date più o meno per perse: Palermo e Genova…

Arrivare primi, anche di corto muso, per dirla con Max Allegri, ma comunque lì, in cima allo speciale ranking dei partiti post-amministrative. Davanti a FdI, soprattutto, a dispetto dei sondaggi che ormai danno il partito di Giorgia Meloni sopra ai dem di un'incollatura, tanto che la leader della Destra lo ripete in loop nei comizi e lo rimarca nella propaganda social: "Siamo il primo partito". E invece no, spera Enrico Letta, le urne diranno altro. Il centrosinistra, come ammette l'ex ministro Francesco Boccia, responsabile enti locali dei democratici, a questa tornata "gioca fuori casa", perché dei 26 centri più popolosi che andranno al voto domenica, "amministriamo solo in 6". Quindi, nel computo dei sindaci, va bene anche portare a casa 2-3 città in più.

Le due grandi piazze in gioco, salvo clamorosi rovesci dei pronostici, internamente sono già date più o meno per perse: Palermo e Genova. Lì andrebbe bene anche acciuffare il ballottaggio (a Palermo per vincere al primo turno basta il 40%). Eccola allora la sfida nella sfida di Letta: testare il campo largo, sperimentato quasi ovunque, ma soprattutto affermare le liste Pd come prima forza. "Perché si tratta certo di test locali, ma le grandi città sono anche un termometro di dove va l'opinione pubblica", riprende Boccia. La via non è così stretta, sono convinti al Nazareno. Anche per questo l'ex premier da settimane gira lo Stivale versione globetrotter. Giornatine così, da un paio di aerei al dì: mercoledì mattina era in Liguria, tra Chiavari e La Spezia, all'ora di pranzo eccolo a Bientina, hinterland pisano, la sera atterraggio a Palermo. Ieri nuovo zig-zag per la Penisola: la mattina a Pisa, poi Genova (ore 18), in serata ritorno in Toscana, a Lucca.

Arrivare primi. È l'ordine di scuderia recapitato ai luogotenenti locali. Spesso non è una mission impossible. "In Sicilia, a Palermo e Messina ci proviamo, le liste sono buone", confida Fausto Raciti, deputato radicato nell'isola, segretario regionale fino al 2018. Certo, chiosa d'obbligo (un po' scaramantica), "i conti si fanno alla fine". Alle scorse comunali a Messina, il Pd già sfiorò la prima piazza; a Palermo la seconda, perché il M5S staccò con un buon margine le altre liste. E al Nazareno sperano che gli alleati stellati tengano: Conte da queste parti si è speso molto. A Genova il Pd nel 2017 era già primo, poco sotto il 20%, soglia che i dem si augurano di scavallare. Poi c'è il Lazio, dove si vota in tre capoluoghi: Rieti, Frosinone, Viterbo. Il campo largo c'è sempre. Sarà anche un test per le Regionali dell'anno prossimo. Come per la Sicilia, "faremo le primarie anche qui insieme al M5S, al 99%", scommette il segretario del Pd laziale, il senatore Bruno Astorre. "Queste comunali sono un test per lo schema di gioco". Rispetto alla volta scorsa, rimarca Letta, "il Pd non ha fatto scelte di autosufficienza che portarono a rotture e isolamento". E sconfitte. "Vogliamo riportare città importanti al centrosinistra - continua Boccia - come Piacenza, Catanzaro, Messina o Lodi", dove Letta chiuderà la campagna elettorale oggi. Dall'esito del voto locale dipende tanto altro, come le chance residue di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale. O i rapporti di forza con M5S, per dare le carte alle Politiche. Ma anche gli equilibri di un Pd finora pacificato attorno al suo segretario, che il ruolo di paciere lo interpreta bene, ma che a seconda delle correnti caldeggia o malsopporta l'asse con Conte. E la sensazione è che dopo il voto una resa dei conti, almeno sulle alleanze, ci sarà.