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Hanno tutti ragione | Grazie zio Massimo, gli effetti collaterali di Giletti a Mosca

Massimo Giletti durante il collegamento da Mosca (ansa)
La puntata moscovita di "Non è l'arena" è servita almeno a dimostrare quanto vale la tesi della "pace proibita". Questo è il numero di venerdì 10 giugno 2022 della newsletter "Hanno tutti ragione", firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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Massimo Giletti è un Michele Santoro che non ha studiato alle Frattocchie, ma non è un difetto, è carattere. Entrambi conduttori di razza, li accomuna la foga tribunizia, la posa anticonformista nel dire al proprio pubblico esattamente ciò che si aspetta e già pensa, la famelica ricerca del consenso immediato e di pancia, il conduttore come grande seduttore del pubblico, nel caso di Giletti spesso anche degli ospiti (il comico Ubaldo Pantani fece anni fa una esilarante imitazione di questa attitudine). Non di tutti gli ospiti, ovviamente. Perché del santorismo Giletti è una versione volutamente più pop e meno ideologica ma altrettanto manichea: gli ospiti si dividono in buoni e cattivi, i cattivi si menano affinché risalti la dirittura del conduttore, i buoni si blandiscono perché fanno community. Nella lista dei cattivi di entrambi c'è sicuramente al primo posto "la casta", il politico in …

Massimo Giletti è un Michele Santoro che non ha studiato alle Frattocchie, ma non è un difetto, è carattere. Entrambi conduttori di razza, li accomuna la foga tribunizia, la posa anticonformista nel dire al proprio pubblico esattamente ciò che si aspetta e già pensa, la famelica ricerca del consenso immediato e di pancia, il conduttore come grande seduttore del pubblico, nel caso di Giletti spesso anche degli ospiti (il comico Ubaldo Pantani fece anni fa una esilarante imitazione di questa attitudine). Non di tutti gli ospiti, ovviamente. Perché del santorismo Giletti è una versione volutamente più pop e meno ideologica ma altrettanto manichea: gli ospiti si dividono in buoni e cattivi, i cattivi si menano affinché risalti la dirittura del conduttore, i buoni si blandiscono perché fanno community. Nella lista dei cattivi di entrambi c'è sicuramente al primo posto "la casta", il politico in senso lato, tutti i politici sono uguali nel populismo televisivo, ma ce n'è sempre qualcuno più uguale degli altri. E nell'elenco dei più uguali oggi c'è qualche convergenza in più. Santoro è tra i pochi ad aver difeso l'idea di Matteo Salvini di andare a Mosca. Resta comunque ancora lontano da Giletti, per il quale Salvini è quasi uno di famiglia. Una delle numerose volte in cui lo ospitò nella sua arena ne salutò affettuosamente la figlia così: "Ciao da zio Massimo".

In quanto zio Massimo, quindi fratello virtuale di Salvini, Giletti ha deciso di provare là dove il leghista ha per ora fallito, fare i bagagli, presentarsi al Cremlino e tornare da Mosca con le stimmate del negoziatore di pace.

La trasferta è stata la disfatta che molti hanno visto in diretta e altri ricostruito dalle cronache e dai video su Internet, compreso quello che ha trasformato Alessandro Sallusti in eroe della Resistenza, diciamo bianca affinché non si turbi troppo, per aver abbandonato la diretta dopo aver capito di essere finito in una specie di spin off italiano di Russia today.

Ma l'intervista sado-maso a Marija Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri russo che ha irriso e sbeffeggiato il tentativo gilettiano di aprire un canale diplomatico televisivo, è stata più che un flop giornalistico. Ha infatti avuto il merito indiretto di mettere molti teorici della "pace proibita" (proibita da Biden, naturalmente), nella condizione imbarazzante di vedersi da fuori, come quando capita di imbattersi in un filmato familiare e provare fastidio per la propria voce o l'aspetto o le battute. Grazie alle violente risposte di Zacharova, tutte incassate con signorilità da Giletti, si è infatti potuta misurare la distanza tra il velleitarismo della tesi "tendiamo la mano alla Russia, parliamo con Putin" e la realtà dei fatti, che in sostanza resta quella di una guerra che può finire solo quando chi l'ha scatenata deciderà di cambiare strategia, se mai lo farà.

Giletti si risolleverà. Nonostante l'incidente moscovita, Zio Massimo sa fare televisione. Ha già dato appuntamento alla puntata di domenica prossima: "Spiegherò quello che ho vissuto - ha detto - all'unico editore che ho, oltre Cairo, che è il mio pubblico". Di nuovo soli e vicini - senza il Cremlino, Skype e l'ingrata Zacharova -  lui e il suo pubblico si guarderanno negli occhi, e si piaceranno come prima, più di prima.