Gratteri: "Clan ancora forti, servono leggi più dure. E l’Europa fa troppo poco"
di Conchita Sannino , di Conchita Sannino"Altro che celebrazioni. Nell'anno del Trentennale delle stragi, il cammino per sconfiggere le mafie è lungo e tortuoso. Su alcuni territori sono ancora molto forti, in altri si stanno insinuano in modo subdolo". Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, non ha mai lesinato parole nette e analisi scomode. Non fa eccezioni, alla vigilia di queste amministrative.
Procuratore Gratteri, a Palermo tornano come sponsor i colletti bianchi già condannati per reati di mafia e i boss scarcerati. Sconfitta solo della politica, di tutto il Paese?
"La legge consente a chi ha scontato la pena di tornare a fare politica. Non faccio il legislatore, mi limito ad applicare le leggi esistenti. Certo, se non sono soddisfacenti, vanno cambiate. Ma non è compito mio".
"Altro che celebrazioni. Nell'anno del Trentennale delle stragi, il cammino per sconfiggere le mafie è lungo e tortuoso. Su alcuni territori sono ancora molto forti, in altri si stanno insinuano in modo subdolo". Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, non ha mai lesinato parole nette e analisi scomode. Non fa eccezioni, alla vigilia di queste amministrative.
Procuratore Gratteri, a Palermo tornano come sponsor i colletti bianchi già condannati per reati di mafia e i boss scarcerati. Sconfitta solo della politica, di tutto il Paese?
"La legge consente a chi ha scontato la pena di tornare a fare politica. Non faccio il legislatore, mi limito ad applicare le leggi esistenti. Certo, se non sono soddisfacenti, vanno cambiate. Ma non è compito mio".
Lei racconta che i cittadini calabresi bussano ai suoi uffici, denunciano, sono grati. Quindi, si può invertire la rotta?
"Ho sempre detto che spesso i cittadini non collaborano perché non sanno con chi parlare, di chi fidarsi. Dobbiamo essere più credibili. Solo così convinceremo la gente a denunciare reati, ma soprattutto i soprusi di cui sono vittime".
Altro indice inquietante: i Comuni sciolti per inquinamento mafioso. La maggiore recidiva, cioè i governi locali mandati a casa più volte, sta tra Campania e Calabria.
"Piccola digressione. Qualche giorno fa ho ricevuto un premio intestato a Diego Tajani, ex procuratore del Re a Palermo e poi parlamentare e ministro della Giustizia. Nel 1875 è stato il primo a denunciare in Parlamento le collusioni politico- istituzionali. Erano gli anni in cui si negava la natura organizzativa del fenomeno. Nel suo intervento disse che la mafia non è pericolosa, invincibile di per sé, ma lo è perché strumento di governo locale".
E quanto è cambiato?
"Ecco, è cambiato poco da quella lucida analisi. Le mafie continuano ad essere governo del territorio; continuano a condizionare le scelte politico-amministrative. La legge andrebbe rivista, dando più poteri ai commissari prefettizi chiamati a traghettare i consigli comunali sciolti per mafia verso nuove elezioni".
E la modifica normativa che chiedono i prefetti, per allontanare tecnici e burocrati che, spesso, servono alle mafie più degli amministratori?
"Lo chieda al legislatore. Io da tempo sostengo che spesso, più che i politici, a colludere con le mafie sono proprio alcuni burocrati, i tecnici-impiegati di lungo corso. Non vorrei essere ripetitivo, ma quando c'e un problema bisognerebbe sedersi attorno a un tavolo per trovare soluzioni adeguate. Ci sono esperti, consulenti che potrebbero contribuire con proposte che andrebbero oltre gli schieramenti. La lotta alle mafie non può conoscere discriminazioni ideologiche".
Su politica e impresentabili. Se passasse il quesito referendario numero 1, cadrebbe tutta la legge Severino. Conseguenze?
"Mi spiace. Non posso rispondere, faccio il magistrato e rischio un provvedimento disciplinare".
Ma se andrà a votare, dobbiamo immaginare che almeno a questo voterebbe No?
"Andrò a votare, come dovrebbero fare tutti i cittadini. Il voto è un diritto-dovere. Non esprimo giudizi".
Torniamo al nodo: la lotta alle mafie, non come arresti, ma come incessante disarticolazione di reti imprenditoriali e finanziarie, è priorità dell'Italia e dell'Europa?
"Tutt'altro. Specie in Europa, dove si riesce a confiscare meno dell'1% dei beni illegalmente conseguiti. Non penso ci sia, in questo momento, la volontà politica di combattere le mafie, soprattutto i capitali mafiosi".
Perché?
"L'economia sommersa non contribuisce soltanto a calcolare il Pil, ma diventa ossigeno per l'economia legale, specie in momenti di crisi, come quello di oggi".
L'Italia resta però avamposto: con la sua legislazione anticlan.
"Difatti, nel nostro Paese riusciamo ancora a far tanto, nel sequestro dei capitali mafiosi, in Europa poco o niente. E torniamo al punto di partenza. Le mafie sono globalizzate, l'azione di contrasto ancora no. Le resistenze sono tante e aumentano con la mancata percezione del pericolo. Le mafie oggi hanno meno bisogno di sparare e, in molti Paesi, non vengono percepite come reale minaccia. Ma bisogna sempre ricordare che le mafie sono molto più pericolose quando si muovono sotto traccia?".
Ha definito "inutili" le riforme volute dalla ministra Cartabia. Perché?
"Occorre realmente semplificare i processi e mettere tutti i magistrati nelle condizioni di lavorare modificando la geografia giudiziaria: le mafie temono i processi veloci. Le proposte della riforma Cartabia non contribuiscono a snellire i processi e a dare risposte ai cittadini. I processi per i reati contro la pubblica amministrazione, inclusa la corruzione, avendo quasi sempre imputati a piede libero, verranno messi in coda e rischiano di finire inequivocabilmente sotto la mannaia dell'improcedibilità".
Quindi: cosa indicherebbe?
"Bisognerebbe avere il coraggio di codificare il concorso esterno e mettere a nudo le relazioni che le mafie da sempre intrattengono con politici, imprenditori e professionisti. Le relazioni esterne costituiscono l'ossatura del potere mafioso".
Procuratore, convive da tempo con le minacce, di recente su di lei nuove ipotesi di attentati. Le viene mai la tentazione di mollare?
"No, mai. Ho scelto di fare questa vita e vado avanti, costi quel che costi. Mollare sarebbe per me un atto di vigliaccheria".