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Meloni: "Impensabile ritardare le elezioni 2023. Si deve votare entro marzo. Mattarella non si presti"

La leader di FdI; Giorgia Meloni (ansa)
La leader di FdI respinge l'ipotesi di allungare la data delle politiche del prossimo anno. Letta: "Non ci saranno terze soluzioni: o ci saremo noi oppure ci saranno le destre. Non possiamo lasciare il Paese a lei e Salvini"
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"Se qualcuno pensa di poter portare davvero le elezioni politiche a giugno per fare prima 300 nomine, chiamerò in causa il presidente della Repubblica". È l'impegno di Giorgia Meloni, davanti all'eventualità di spostare le elezioni politiche all'ultima data utile, cioè a fine maggio 2023. "È un'ipotesi che trovo intollerabile e impensabile. Si deve votare a marzo, perché questa è la scadenza naturale", sostiene la leader di FdI. Contraria su questa ipotesi invece decisamente appoggiata però sia dal Pd che da Italia Viva e anche in parte da Forza Italia, oltre che dai centristi in generale.

"Escludo che accada perché io intendo denunciarlo a 360 gradi. Ed escludo che il presidente della Repubblica si presti a una cosa del genere", aggiunge Meloni a margine di un'iniziativa elettorale a Gorizia. "Si deve votare a marzo, perché questa è la scadenza naturale". Nel caso dovesse però accadere, questo qualcuno "si assume la responsabilità".

Pensa a superare la Lega? ''Questo è un argomento che appassiona i giornalistì - taglia corto Giorgia Meloni - Il mio obiettivo è andare al governo della Nazione e non sono disponibile a governare col Pd, con i 5S con Renzi, Calenda e altri di questi qua... Io al governo ci voglio andare con il centrodestra e l'importante è che la coalizione sia forte. Se il mio obiettivo fosse quello di drenare consenso agli alleati, non sarebbe una cosa molto intelligente, perché modificando l'ordine degli addendi il risultato non cambia...Non mi interessa la competizione interna...'', assicura Meloni.

Per Enrico Letta le politiche del prossimo anno "saranno elezioni in cui non ci saranno terze opzioni o sfumature: o noi o ci saranno le destra e noi non possiamo permettere di lasciare cadere il Paese in mano a Salvini e Meloni - dice in occasione dell'incontro elettorale a Lodi, a sostegno del candidato sindaco Andrea Furegato - E non possiamo permettere che coloro che non volevano quella strategia di investimenti (il Pnrr, ndr) si trovino a gestirla. Sarebbe la contraddizione più clamorosa che ci troveremmo a vedere. Il Pnrr, gli altri hanno votato contro. Hanno votato contro in tutte le sedi europee. Gli italiani non sono gli smemorati di Collegno". Per poi concludere: "La partita di Lodi ha rilevanza nazionale. Lodi conta molto più di Milano per una ragione: domenica in Italia votano 26 città capoluogo di provincia. Questo è il grande voto prima delle politiche e non è un caso che l'altra volta perdemmo e poi abbiamo perso le politiche. Vincere a Lodi significa vincere le elezioni politiche dell'anno prossimo - commenta il segretario dem - Di questi sei capoluoghi di provincia, ne conquistammo solo sei, perdendo Lodi. Lunedì è importantissimo dare un segnale di crescita, il segno della srategia di crescita messa in campo, con tante candidate donna e tanti candidati giovani".

Le amministrative di domenica 12 giugno, appunto. "Sono molto ottimista per i risultati di domenica - dice il ministro leghista dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti - Il centrodestra secondo me si affermerà come forza maggioritaria nel Paese. Poi c'è naturalmente la competizione all'interno dela coalizione ma questo mi sembra naturale come tutte le cose della politica" aggiunge riferendosi all'abbraccio di ieri tra Salvini e Meloni. "Dobbiamo avere grande senso di responsabilità perché il momento è complicato anche sotto il profilo economico e sociale se guardiamo avanti a tutto quello che sta accadendo, quindi dobbiamo essere all'altezza della situazione e penso che lo saremo", continua il numero due della Lega.