Comunali Palermo, i boss scarcerati ripartono dai quartieri: “Voti al miglior offerente”
di Salvo Palazzolo , di Salvo PalazzoloPALERMO — C’è una frase pronunciata dall’ultimo candidato arrestato che svela come si è mossa la mafia: "Mi stanno aiutando in tutte le parti di Palermo, tu lo sai", diceva Francesco Lombardo di Fratelli d’Italia al mafioso Vincenzo Vella, il 28 maggio. E sottolineava: "Tu lo sai".
I boss di Cosa nostra sono ripartiti dai quartieri per la loro ultima campagna elettorale nella città che oggi torna al voto con un record di poca partecipazione civica, novanta presidenti di seggio hanno dato forfait. Le indagini di questa settimana hanno acceso i riflettori su un gruppo di mafiosi scarcerati, sono in libertà perché hanno finito di scontare il loro debito con la legge — come Agostino Sansone, arrestato mercoledì con il candidato di Forza Italia Pietro Polizzi — o perché hanno beneficato dell’ennesimo cavillo/pasticcio della giustizia — come Vella, bloccato venerdì.
PALERMO — C’è una frase pronunciata dall’ultimo candidato arrestato che svela come si è mossa la mafia: "Mi stanno aiutando in tutte le parti di Palermo, tu lo sai", diceva Francesco Lombardo di Fratelli d’Italia al mafioso Vincenzo Vella, il 28 maggio. E sottolineava: "Tu lo sai".
I boss di Cosa nostra sono ripartiti dai quartieri per la loro ultima campagna elettorale nella città che oggi torna al voto con un record di poca partecipazione civica, novanta presidenti di seggio hanno dato forfait. Le indagini di questa settimana hanno acceso i riflettori su un gruppo di mafiosi scarcerati, sono in libertà perché hanno finito di scontare il loro debito con la legge — come Agostino Sansone, arrestato mercoledì con il candidato di Forza Italia Pietro Polizzi — o perché hanno beneficato dell’ennesimo cavillo/pasticcio della giustizia — come Vella, bloccato venerdì.
Ora, la procura di Palermo indaga ancora più a fondo sulla riorganizzazione dei clan, che sembra passare da un rinnovato attivismo nei rapporti con la politica. È chiarissimo l’allarme lanciato dal pool coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Guido nelle ultime due richieste di arresto: "Sussistono urgentissime esigenze di tutela di beni primari in ragione della prossima competizione elettorale: in assenza di adeguate misure cautelari l’esercizio del diritto-dovere di voto di un’estesa parte dell’elettorato diverrebbe merce di scambio da assoggettare al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso e dunque sottratto al principio democratico". L’ultima campagna elettorale dei boss è più che mai insidiosa, i casi di questi giorni potrebbero essere la punta di un iceberg che non è ancora emerso dalle intercettazioni. E il caso è tutt’altro che chiuso, la Sicilia si prepara ad altre elezioni, le Regionali di autunno.
Spiega il prefetto Francesco Messina, il direttore centrale anticrimine della polizia: "I mafiosi non sono riusciti a ricreare un organismo di vertice, grazie all’azione dello Stato, e allora si muovono dal basso, con una serie di attività sul territorio che puntano alla conquista di un forte consenso sociale, che poi trasformano in consenso elettorale". Fra Brancaccio e corso dei Mille, dove si muoveva il candidato di Fratelli d’Italia, un commerciante è stato sorpreso a sollecitare l’aiuto dei boss per emarginare un concorrente; un altro ha chiesto al clan di intervenire contro alcuni rapinatori che lo assillavano. E ben quaranta operatori economici si sono rifiutati di denunciare il pizzo, nonostante l’evidenza delle intercettazioni. "Hanno ritenuto più conveniente stare dalla parte dei mafiosi", dice il prefetto Messina. "E il consenso dei clan cresce". Il consenso che i mafiosi offrono al migliore offerente. Il candidato Lombardo lo sapeva benissimo: "A me interessa la famiglia — diceva — voi siete una sassulata (tanti — ndr)". E rimarcava spesso “voi”. "Che poi è interesse pure vostro".
È preoccupato Giuseppe Piraino, coraggioso imprenditore antiracket che non ha mai smesso di gestire i suoi cantieri nel centro storico della città nonostante le minacce: "Ho visto una campagna elettorale stile anni ’80, non mi sembra cambiato molto a Palermo. Qualcuno è tornato a distribuire pacchi di pasta e a promettere posti di lavoro". C’è un’altra frase significativa dell’ultima intercettazione captata dalla squadra mobile diretta da Marco Basile: "Io sono per te sì, per loro no — diceva il boss Vella al candidato di Fratelli d’Italia — non ne voglio sapere... non hanno niente da darmi, non ho niente da dargli». I clan puntano ad avere candidati fidati, a prescindere dalle liste. E chiedono impegni chiari, su questione specifiche: Sansone sollecitava un contatto per arrivare all’Agenzia delle entrate; Vella puntava al Comune per il suo chiosco: «Il suolo pubblico te lo puoi sbrigare?".
Vicende in apparenza minime. Ma fa paura la certezza del padrino: "Quelli nostri, tutti li prendi". I voti della mafia.