La Lega punta allo scostamento di bilancio dopo le mosse della Bce. Lunedì Salvini riunisce i vertici
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoRiesumati gli slogan anti-Ue dopo le mosse della Bce sullo stop al Quantitative easing e il rialzo dei tassi d’interesse, la Lega è pronta a chiedere al governo uno scostamento di bilancio. Pesante. La mossa sarà sul tavolo nel Consiglio federale convocato “d’urgenza” da Matteo Salvini per lunedì a mezzogiorno, prima che parta lo spoglio delle amministrative e quando sarà già chiaro, come pronosticano con realismo a via Bellerio, il flop dei referendum sulla giustizia. L’ordine del giorno diramato alla segreteria della Lega è scarno: analisi della situazione politica ed esame del bilancio annuale del partito. Ma chi segue da vicino i dossier economici nel Carroccio è sicuro: verrà chiesto al governo Draghi di aumentare le risorse “per tutelare le famiglie colpite dall’aumento delle rate dei mutui”, anche attraverso uno scostamento che il premier e il ministro dell’Economia, Da…
Riesumati gli slogan anti-Ue dopo le mosse della Bce sullo stop al Quantitative easing e il rialzo dei tassi d’interesse, la Lega è pronta a chiedere al governo uno scostamento di bilancio. Pesante. La mossa sarà sul tavolo nel Consiglio federale convocato “d’urgenza” da Matteo Salvini per lunedì a mezzogiorno, prima che parta lo spoglio delle amministrative e quando sarà già chiaro, come pronosticano con realismo a via Bellerio, il flop dei referendum sulla giustizia. L’ordine del giorno diramato alla segreteria della Lega è scarno: analisi della situazione politica ed esame del bilancio annuale del partito. Ma chi segue da vicino i dossier economici nel Carroccio è sicuro: verrà chiesto al governo Draghi di aumentare le risorse “per tutelare le famiglie colpite dall’aumento delle rate dei mutui”, anche attraverso uno scostamento che il premier e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno finora escluso piuttosto seccamente.
“Altro che 9 miliardi…”, ha già detto Salvini, parlando del decreto allo studio di Palazzo Chigi, previsto per luglio, con un taglio delle tasse. La Lega chiede di più. Quarantott’ore dopo gli annunci della presidente della Bce Christine Lagarde, la propaganda del Carroccio è tornata all’antico: toni forti contro i “burocrati” di Bruxelles e Francoforte. E l’annuncio della convocazione di un Consiglio federale straordinario che traduca le dichiarazioni di fuoco partite in batteria negli ultimi 2 giorni in richieste da piazzare sul tavolo dell’esecutivo. Il mood è: “L’Italia è sotto attacco”. Salvini batte sul tasto: “Quando la Banca centrale europea dice ‘non vi compro più i titoli di stato’ e la borsa perde il 5% in un giorno, con l'inflazione al 7%, è evidente che l’Italia sia sotto attacco, e noi chiediamo al governo di reagire”. Il segretario leghista ha già chiesto al ministro dell'Economia di trovare rapidamente i soldi per rinnovare lo sconto benzina e gasolio almeno per tutta l'estate. E anche lo sconto per le bollette di luce e gas.
I parlamentari meno vicini al capo vedono nel timing dell’operazione sull’Europa anche un modo per spostare il bersaglio dalle polemiche di questi giorni sulla trasferta in Russia e sul probabile fiasco dei referendum. “Ma il tema è urgente, è stata la Bce a dire dalla sera alla mattina che bloccherà il Quantitative easing”, replicano gli uomini del segretario.
Resta da capire come si muoverà al Consiglio federale il ministro dello Sviluppo economico e vicesegretario della Lega, Giancarlo Giorgetti, che soltanto mercoledì, parlando all'assemblea di Confcommercio, schiacciava sul freno: “Quello che si invoca da più parti sono interventi ancora più significativi che presupporrebbero scostamenti di bilancio, ma il tema che abbiamo rimosso è che siamo un Paese fortemente indebitato. È un delicatissimo esercizio che deve fare il governo, garantendo da un lato una politica di bilancio seria e consapevole della situazione, e dall'altro l'esigenza di ricorrere a risorse del bilancio pubblico per far fronte a legittime richieste di famiglie e imprese”. Non proprio un endorsement alla spinta ad allargare le maglie che nel Carroccio, però, si fa sempre più forte. Lo stesso Giorgetti, che giudicherebbe questo intervento rischioso, non lo esclude tout court: a patto che sia l'Europa, in tempi di guerra, a farsene carico.