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Referendum alla prova del quorum. Ecco i cinque quesiti sulla giustizia

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Dalle misure di custodia cautelare, alle funzioni delle carriere dei magistrati all'abolizione della legge Severino: ecco per cosa si vota
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Si vota domani anche per i cinque referendum sulla giustizia presentati dalla Lega e dai Radicali e appoggiati da Italia viva. Più che sul merito,  i proponenti lamentano un (presunto) silenzio sui quesiti, al punto da bussare anche alla porta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Ma dal Quirinale ricordano che il Capo dello Stato andrà a votare e che non è mai intervenuto sui referendum, né intende farlo stavolta.

 

Scheda rossa: incandidabilità dei condannati, cancellare la legge Severino

Via del tutto il decreto legislativo del 31 dicembre 2012, firmato dall’allora Guardasigilli Paola Severino (governo Monti), che non consente ai condannati a pene da due anni in su di candidarsi al Parlamento it…

Si vota domani anche per i cinque referendum sulla giustizia presentati dalla Lega e dai Radicali e appoggiati da Italia viva. Più che sul merito,  i proponenti lamentano un (presunto) silenzio sui quesiti, al punto da bussare anche alla porta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Ma dal Quirinale ricordano che il Capo dello Stato andrà a votare e che non è mai intervenuto sui referendum, né intende farlo stavolta.

 

Scheda rossa: incandidabilità dei condannati, cancellare la legge Severino

Via del tutto il decreto legislativo del 31 dicembre 2012, firmato dall’allora Guardasigilli Paola Severino (governo Monti), che non consente ai condannati a pene da due anni in su di candidarsi al Parlamento italiano o europeo, di far parte del governo, di entrare nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni. Regola ancora più severa per gli amministratori locali - che da sempre protestano - sospesi dall’incarico anche dopo una condanna in primo grado. La Consulta, con due sentenze firmate nel 2014 e 2015 ha respinto i ricorsi del governatore campano De Luca e dell’ex sindaco De Magistris, entrambi condannati in primo grado per abuso d’ufficio, poi assolti in Appello, che contestavano la legge. La “vittima” più illustre della Severino è stato Berlusconi: il 27 novembre 2013 il Senato ha votato la decadenza per la condanna a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset.

 

Scheda arancione: via il carcere preventivo per chi può reiterare il reato

Taglio drastico all’articolo 274 del codice di procedura penale. Via la possibilità di mandare in carcere un indagato per il rischio che possa commettere di nuovo lo stesso reato che ha già commesso altre volte. Delle tre possibilità oggi previste per consentire la carcerazione preventiva, ne resterebbero soltanto due, il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove. Cadrebbe invece la terza possibilità, che però coinvolgerebbe molti reati puniti fino a 4 o 5 anni, tra i quali alcuni considerati dai magistrati di grave allarme sociale, come furti, rapine, spaccio, nonché casi di stalking, di ripetuta violenza sessuale, di maltrattamenti in famiglia, fino ai reati fiscali e finanziari. Ma Lega e Radicali, che propongono di cancellare la carcerazione preventiva, nonché i giuristi garantisti, si battono da sempre per eliminare questo ricorso al carcere che considerano eccessivo e persecutorio.

Scheda gialla: carriere separate per giudici e pm

È il quesito più lungo, e anche di più difficile lettura, tra i cinque. Riguarda la definitiva separazione delle funzioni dei giudici e dei pubblici ministeri. Il quesito interviene su cinque differenti leggi, e obbliga il magistrato che entra nella professione a scegliere subito quale “mestiere” vuole fare, se il pm o il giudice. Una volta optato, non potrà più tornare indietro. Nella Costituzione però, all’articolo 107, è scritto che i giudici “si distinguono solo per diversità di funzioni”, quindi una netta separazione dovrebbe comportare una modifica della Carta. Peraltro, nella legge di riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario della Guardasigilli Marta Cartabia (che andrà al voto definitivo al Senato a partire dal 15 giugno) è consentito comunque un solo passaggio da una funzione all’altra, ma sempre la chance di andare al civile, mentre oggi sono possibili quattro passaggi.

Scheda grigia: diritto di voto agli avvocati nella valutazione dei magistrati

Pieno diritto di voto per gli avvocati e per i professori nei Consigli giudiziari e nel Consiglio direttivo della Corte di Cassazione. Un diritto chiesto con grande insistenza dall’avvocatura, protagonista anche di molte battaglia locali, com’è avvenuto a Bari nel 2021, e che finora però non è riconosciuto, anche se gli avvocati e i professori eletti dal Parlamento al Csm votano esattamente come i colleghi togati. La scheda grigia chiede la piena parificazione, anche se la riforma del Csm della Guardasigilli Marta Cartabia prevede proprio questo diritto, ma con una garanzia: non sarà in singolo avvocato che fa parte dei Consiglio giudiziario a esprimere il suo voto, ma potrà farlo dopo un deliberato dell’Ordine degli avvocati. Questo per prevenire il rischio che il singolo professionista possa essere influenzato da un caso personale che ha trattato o che tratterà in futuro.

Scheda verde: niente più firme per candidarsi al Csm

Via l’obbligo, per la toga che decide di candidarsi al Csm, di essere “presentato” da una lista di sottoscrittori che non possono essere meno di 25 e non più di 50. Un altro quesito per addetti ai lavori. Ma anche questo del tutto superato dalla legge Cartabia sul Csm che già elimina le firme. Tant’è che se la legge fosse già stata approvata il quesito stesso sarebbe caduto perché ormai superato. L’obiettivo di chi lo propone sarebbe quello di eliminare il peso delle correnti della magistratura, perché dietro le firme si nasconderebbero proprio gli sponsor di un potenziale consigliere del Csm. Le firme sarebbero un marchio che qualifica chi si candida non come un libero magistrato che decide di correre per uno scranno al Csm, ma come una toga che già gode dell’appoggio esplicito di un gruppo, che infatti si traduce in altrettante e ben visibili e riconoscibili firme.