Gli Usa guardano alle elezioni comunali italiane e temono la deriva pro Mosca
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Gli occhi degli Usa, o almeno di chi si occupa professionalmente del nostro Paese, sono puntati sulle amministrative di domani per almeno due motivi: primo, come termometro della stabilità del governo Draghi, in vista delle prossime elezioni politiche; secondo, come indicatore dell’affidabilità dell’Italia sull’Ucraina, anche in considerazione della deriva filo russa sempre più forte soprattutto nei talk show televisivi, oltre ai sospetti sulla Lega dai tempi del Metropol, e su alcune correnti dei 5 stelle.
Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia Group, la mette così: "Il voto sarà un importante banco di prova per i partiti, in attesa di elezioni nazionali storiche e m…
NEW YORK - Gli occhi degli Usa, o almeno di chi si occupa professionalmente del nostro Paese, sono puntati sulle amministrative di domani per almeno due motivi: primo, come termometro della stabilità del governo Draghi, in vista delle prossime elezioni politiche; secondo, come indicatore dell’affidabilità dell’Italia sull’Ucraina, anche in considerazione della deriva filo russa sempre più forte soprattutto nei talk show televisivi, oltre ai sospetti sulla Lega dai tempi del Metropol, e su alcune correnti dei 5 stelle.
Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia Group, la mette così: "Il voto sarà un importante banco di prova per i partiti, in attesa di elezioni nazionali storiche e molto contrastate la prossima primavera". Quindi spiega: "Il governo Draghi ha tenuto unita la sua coalizione. Ciò è particolarmente vero per il sostegno attivo dell’Italia all’Ucraina e la condanna della Russia, ora fonte di crescenti tensioni a livello nazionale. Fratelli d’Italia, il partito in crescita dell’estrema destra che è rimasto fuori dall’esecutivo, sta ottenendo costantemente consensi e guida i sondaggi nazionali". Anche se Giorgia Meloni si è sforzata di apparire più atlantista di Salvini, "una vittoria il prossimo anno dei Fratelli d’Italia ostili alla Ue manderebbe onde d’urto in tutta la politica europea". Secondo Bremmer "il voto non farà perdere la strada alla coalizione di governo, né costringerà a elezioni anticipate. Ma i risultati saranno seguiti da vicino per vedere come se la cava Fratelli d’Italia rispetto ad altri partiti popolari anti-establishment, come la Lega di estrema destra e il Movimento Cinque Stelle di centrosinistra. Una buona giornata per Meloni determinerà le aspettative per il cruciale voto nazionale del prossimo anno".
Non sono valutazioni distanti da quelle dei diplomatici Usa che seguono l’Italia da vicino. Il rapporto tra l’amministrazione Biden e il governo Draghi, e con l’ambasciatrice Zappia che lo gestisce a Washington, è quasi idilliaco. Anche se il rappresentante a Via Veneto non è stato ancora nominato, un po’ perché col clima in Congresso serve una candidatura capace di ottenere la conferma del Senato senza problemi, e un po’ perché forse il posto viene tenuto in caldo per Nancy Pelosi, se dovesse perdere male le elezioni midterm. Scherzando, i diplomatici americani dicono che dovranno inventarsi qualche problema bilaterale, perché se il rapporto continuerà a filare così liscio non serviranno più e perderanno il posto.
Qualche preoccupazione però c’è, soprattutto riguardo la tenuta della coalizione sull’Ucraina. Putin conta sui guai economici per dividere gli europei, ma gli americani seguono da tempo il lavoro fatto dai russi sull’Italia, tanto per crearsi quinte colonne nel mondo politico, vedi il caso Savoini al Metropol, quanto per la disinformazione finalizzata a conquistare fette dell’opinione pubblica. Perciò osservano con attenzione la dicotomia fra i giornali, giudicati responsabili pur nella differenza delle opinioni, e il caso dei talk show marcatamente filorussi, chiedendosi se rispondono solo alle esigenze di fare audience con chi la spara più grossa, oppure se dietro c’è una regia del Cremlino che passa attraverso chissà quali inconfessabili favori.
Il timore di lungo termine poi riguarda la leadership, perché Draghi ha tenuto la barra dritta su Russia e Cina, ma il dopo resta un’incognita. Chi si profila come potenziale guida a Palazzo Chigi per il prossimo anno? Meloni, aldilà dei legami con l’eredità della destra storicamente più antiamericana, potrebbe davvero avere i voti per governare? E se le logiche parlamentari dovessero bloccarla, quale maggioranza alternativa potrebbe costituirsi e con che leader, considerando che difficilmente l’ala più responsabile dei 5 stelle ormai incarnata dal ministro degli Esteri Di Maio sarà dominante? Da qui l’attenzione alle amministrative, per intuire qualche risposta.