✕

Damiano Tommasi, l'ex calciatore che fa sperare la sinistra a Verona

Damiano Tommasi (ansa)
Ha 48 anni. Ha fatto la campagna elettorale con la freschezza di un liceale
2 minuti di lettura

Damiano Tommasi, il candidato sindaco del centrosinistra a Verona, ha distanziato i due rivali della destra, Federico Sboarina e Flavio Tosi. Nessuno se l'aspettava. Non così. Addirittura al 41 per cento. Verona non è diventata improvvisamente una città di centrosinistra. Se non si fosse divisa, la destra avrebbe vinto. Invece stavolta il centrosinistra se la gioca. Con Tommasi capitano. Ma sbaglia chi pensa che abbia già la vittoria in tasca.

Ha 48 anni. Ex calciatore della Roma e della Nazionale. L'anima candida per il suo afflato sociale nel 2001 vinse lo scudetto nella Capitale, dopo è andato in Cina e ha capeggiato il sindacato calciatori. Una buona scuola. Ha fatto questa campagna elettorale con la freschezza di un liceale, in jeans e maglietta. Ha parlato di valori, di visioni, ma senza radicalismi. Ha coinvolto i giovani e le donne. Ha messo insieme una lista di persone di spessore, dall'aclista Italo Sandrini al luminare del pan…

Damiano Tommasi, il candidato sindaco del centrosinistra a Verona, ha distanziato i due rivali della destra, Federico Sboarina e Flavio Tosi. Nessuno se l'aspettava. Non così. Addirittura al 41 per cento. Verona non è diventata improvvisamente una città di centrosinistra. Se non si fosse divisa, la destra avrebbe vinto. Invece stavolta il centrosinistra se la gioca. Con Tommasi capitano. Ma sbaglia chi pensa che abbia già la vittoria in tasca.

Ha 48 anni. Ex calciatore della Roma e della Nazionale. L'anima candida per il suo afflato sociale nel 2001 vinse lo scudetto nella Capitale, dopo è andato in Cina e ha capeggiato il sindacato calciatori. Una buona scuola. Ha fatto questa campagna elettorale con la freschezza di un liceale, in jeans e maglietta. Ha parlato di valori, di visioni, ma senza radicalismi. Ha coinvolto i giovani e le donne. Ha messo insieme una lista di persone di spessore, dall'aclista Italo Sandrini al luminare del pancreas Claudio Bassi, passando per l'oncologa Anna Maria Molino. Soprattutto ha dato l'impressione di voler lavorare per uno sprazzo di futuro, non solo piegandosi all'eterna logica degli schei. Basterà?

Ora dipenderà tutto dal ballottaggio. Sarà un duello con Sboarina, il sindaco uscente. Tommasi dovrà sudare di più, perché la destra si compatterà. Antonio Tajani aveva detto che in ogni caso poi avrebbero fatto confluire i loro voti sul centrodestra: Forza Italia al primo turno ha sostenuto Tosi. In caso contrario, per dispetto, buona parte della destra difficilmente avrebbe votato per Tosi, ormai svincolato dalle logiche di coalizione. Con Sboarina non corre buon sangue, per usare un eufemismo.

La Chiesa, che qui ha il suo peso, è divisa. Pure il tifo dell'Hellas, la squadra di calcio che con Osvaldo Bagnoli alla guida nel 1985 vinse un leggendario scudetto. Il giorno del compleanno, a maggio - in piena campagna elettorale - la società ha pubblicato un post per fare gli auguri a "Damiano". Sboarina, dicono, ne è terrorizzato. Tommasi ha indossato la maglia gialloblù per tre anni e in curva non l'hanno dimenticato. Quando si sono visti con il governatore emiliano Stefano Bonaccini, che conosce l'almanacco del calcio a memoria, gli ha snocciolato il curriculum  ("giocavi difensore centrale nella Primavera"), ricordandogli i quattro gol segnati in serie B. Il Pd lo sostiene, ed è al 13 per cento, ma lui ci ha tenuto a rivendicare la sua autonomia. Le società sportive sono con lui. Il mondo del volontariato pure. Verona era dorotea durante la prima Repubblica e questa rimane la sua anima più vera. Ma è anche la città di Nigrizia, la rivista dei padri comboniani, di padre Alex Zanotelli. Per Tommasi si sono schierati don Guido Todeschini, il direttore di Telepace, dove Tommasi ragazzo fece il servizio civile, e il vecchio compagno comunista Nadir Welponer, espressione dell'aristocrazia operaia cittadina.

C'è un precedente, che risale al 2002. Paolo Zanotto, figlio del presidente della Banca Popolare, un popolare, ruppe a sorpresa l'egemonia del centrodestra. Quella volta fu Forza Italia a spaccarsi in due, la sindaca uscente, Michela Sironi, fece una sua lista, e Zanotto divenne sindaco a dispetto delle previsioni. È il precedente che spaventa la destra. È vero che Lega e Fratelli d'Italia si sono compattati su Sboarina, ma lo hanno fatto a costo di una spartizione. La Lega non ha perdonato al sindaco uscente  - un uomo storicamente missino poi convertitosi al civismo - il suo passaggio in Fratelli d'Italia e in cambio ha preteso la presidenza dell'Ente Fiera a Federico Bricolo, un leghista della prima ora. Un patto di potere che non maschera gli odii profondi. Anche di questo si è avvantaggiato Tommasi, che ha cercato di giocare una partita sua, di civico. Che farà Tosi? Per chi farà votare?

Tommasi non è Che Guevara. È profondamente cattolico. Ha forte il senso della famiglia, sei figli, ha fondato una scuola dedicata a don Milani a Pescantina, è soprattutto un uomo del popolo cresciuto in un paesino della Lessinia, che poi, grazie al suo talento sportivo, ha visto il mondo. Ora prova a cambiare l'immagine che la destra ha tramandato della sua città negli ultimi vent'anni. Tommasi in campo vuole dirci: Verona è diversa, più complessa. Tra due settimane sapremo se ce la farà davvero, ma il fatto che sia arrivato primo è il segno che i veronesi forse sono stanchi di una narrazione dominante che pesa come un macigno in un mondo cambiato anche in riva all'Adige.