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Comunali Verona, Tommasi: “La storia siamo noi”. Dopo 20 anni il centrosinistra spera

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L’ex calciatore va al ballottaggio con sette punti di vantaggio sull’uscente Sboarina e festeggia citando De Gregori. Non è scontato che Tosi, il terzo classificato e due volte ex sindaco della Lega, utilizzi il suo 24 per cento contro di lui
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VERONA – Alle quattro del pomeriggio, quando lo spoglio delle schede è ancora in alto mare ma conferma il risultato esaltante degli exit poll, Damiano Tommasi sgancia il tweet della consapevolezza: “La storia siamo noi!”. La citazione degregoriana è dedicata al ritorno in serie A, vent’anni dopo, della Scaligera Basket, oggi Tezenis. E vent’anni dopo – ecco il senso del tweet – con Tommasi il centrosinistra potrebbe riprendersi Verona. Nel 2002 ad espugnare la città roccaforte dei conservatori e dei cattolici fu Paolo Zanotto. Adesso i numeri dicono che potrebbe scoccare l’ “ora Damiano”, che è stato lo slogan mantra della campagna elettorale con cui l’ex centrocampista di Hellas e Roma - outsider della partita politicamente più osservata d’Italia -, ha imposto la sua “forza tranquilla” diventando l’uomo da battere al ballottaggio. Con un sorprendente 40,05% il …

VERONA – Alle quattro del pomeriggio, quando lo spoglio delle schede è ancora in alto mare ma conferma il risultato esaltante degli exit poll, Damiano Tommasi sgancia il tweet della consapevolezza: “La storia siamo noi!”. La citazione degregoriana è dedicata al ritorno in serie A, vent’anni dopo, della Scaligera Basket, oggi Tezenis. E vent’anni dopo – ecco il senso del tweet – con Tommasi il centrosinistra potrebbe riprendersi Verona. Nel 2002 ad espugnare la città roccaforte dei conservatori e dei cattolici fu Paolo Zanotto. Adesso i numeri dicono che potrebbe scoccare l’ “ora Damiano”, che è stato lo slogan mantra della campagna elettorale con cui l’ex centrocampista di Hellas e Roma - outsider della partita politicamente più osservata d’Italia -, ha imposto la sua “forza tranquilla” diventando l’uomo da battere al ballottaggio. Con un sorprendente 40,05% il 26 giugno Tommasi si giocherà il secondo tempo del match per la poltrona di sindaco contro Sboarina, il primo cittadino uscente di FdI, sostenuto anche dalla Lega (finita dietro Fratelli d’Italia), che insegue a oltre sette lunghezze (32,37%).

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Il terzo incomodo, Flavio Tosi, il redivivo, vera spina nel fianco di Sboarina e del cartello sovranista, si ferma al 23,89. Che non è poco e soprattutto sono tutti voti erosi a “Sboa” e alla destra in frantumi. "Se vinco vado in bici fino alla cima Coppi sullo Stelvio", promette Tommasi. Si presenta al comitato elettorale verso le 18. "Il ballottaggio è un risultato storico per la città. C’è voglia di cambiare e di girare pagina: è ovvio che girare pagina è più facile se si sceglie una figura nuova e non chi ha amministrato la città negli ultimi quindici anni".

Dicono cha la vera vittoria di Tommasi sia avere evitato Tosi al ballottaggio. Perché è chiaro che contro il già due volte sindaco, ex Lega, la strada sarebbe stata irta di ostacoli. Molto più del percorso che ancora “Damiano” dovrà coprire per cercare di prevalere su Sboarina. A questo punto la domanda che agita i sonni del centrodestra è questa: dove andrà il 23,89 % di Tosi? Tra Tosi e Sboarina non corre simpatia, per usare un eufemismo. In teoria, dunque, non è affatto scontato che l’ex sceriffo leghista aiuterà il pupillo della destra meloniana-salviniana a non consegnare la città al centrosinistra. Ma c’è chi ricorda un dettaglio interessante: due settimane fa, fu proprio Tosi a proporre a Sboarina un patto. "Se uno di noi due dovesse andare al ballottaggio con Tommasi, ci si aiuta".

I retroscenisti di palazzo Barbieri fanno notare che non solo Sboarina non rispose, ma addirittura riprese a stuzzicare l’avversario “interno”. Come se fosse Tosi l’uomo da battere, e non Tommasi. Un atteggiamento che potrebbe costare caro al sindaco uscente. Non solo perché ha sottovalutato l’ex calciatore. Ma perché il terzo classificato della gara potrebbe tenerne conto. "Vogliamo valutare prima di decidere il da farsi. Non c’è nessuna fretta", spiega Tosi. Poi, sul tema apparentamenti, va al punto: "Io sono rimasto ancora alla nostra apertura, alla quale Sboarina non ha dato alcun riscontro. Bisognerà vedere adesso con il centrodestra che lavoro si fa".

Parole che lasciano aperti tutti gli scenari possibili. Soprattutto perché, quando gli chiedono se è praticabile un accordo con il Pd, Tosi nega ma contemporaneamente sottolinea: "Da parte di Sboarina e dei suoi non c’è stata nessuna risposta positiva". Senza i voti del suo predecessore, per il sindaco uscente sarà durissima rimontare il distacco da Tommasi. Chi conosce Tosi, la sua sete di rivalsa sulla Lega, l’odio politico che scorre con Zaia e cioè il “padrino” di Sboarina prima che quest’ultimo aderisse a FdI, è pronto a scommettere che “Flavio” farà bene i suoi calcoli.

Che cosa succederà da domani nei due schieramenti? È ancora presto per dirlo. Ma è chiaro che le maggiori preoccupazioni riguardano proprio il campo di Sboarina. Quel centrodestra che – ragiona ancora Tosi – "si conferma comunque la maggioranza a Verona. Ma c’è una coalizione da ricostruire e il tema è decidere cosa fare da adesso in poi". Il tempo stringe. A fare paura a Sboarina è il profilo moderato di Tommasi: il “chierichetto”, come lo chiamano. Capace di unire e – si è capito - di convincere i centristi.