Il polo Calenda “Il Pd non molla i 5S- Al voto da solo e mi candido a Roma”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Con Enrico Letta, racconta lui, non si sentono da tre mesi. Con Matteo Renzi da maggio. E anche l’ultimo scambio col senatore di Firenze non è stato proprio una corrispondenza d’amorosi sensi. Che ha in testa quindi Carlo Calenda, dopo il buon risultato delle amministrative che segue quello di autunno a Roma? Fare da sé, al solito. Un terzo polo, senza renziani, ma aggregando le liste civiche che hanno portato i candidati appoggiati da Azione al 14% a Palermo, al 13% a Parma, addirittura al 23% a L’Aquila. Non sono tutti voti suoi, ma appunto la sfida è questa: assemblare quello che sta in mezzo ai due "bi-populismi", come da slogan.
Alle Politiche il be…
ROMA - Con Enrico Letta, racconta lui, non si sentono da tre mesi. Con Matteo Renzi da maggio. E anche l’ultimo scambio col senatore di Firenze non è stato proprio una corrispondenza d’amorosi sensi. Che ha in testa quindi Carlo Calenda, dopo il buon risultato delle amministrative che segue quello di autunno a Roma? Fare da sé, al solito. Un terzo polo, senza renziani, ma aggregando le liste civiche che hanno portato i candidati appoggiati da Azione al 14% a Palermo, al 13% a Parma, addirittura al 23% a L’Aquila. Non sono tutti voti suoi, ma appunto la sfida è questa: assemblare quello che sta in mezzo ai due "bi-populismi", come da slogan.
Alle Politiche il bersaglio da centrare, in termini percentuali, è sotto la doppia cifra: "Mi va bene l’8%", confida Calenda quando fa il modesto (altrimenti spara il doppio: "Punto al 15!"). E però è innegabile che l’esperienza romana, la corsa in solitaria per il Campidoglio, in quel caso sponsorizzata anche dal leader di Iv, non sia stata uno sparo nel buio. Lo dicono le urne scoperchiate domenica. Ora la scommessa è bissare i test locali alle elezioni politiche dell’anno prossimo. Difficile, ma chissà. Calenda all’alleanza col Pd non ci crede. È quasi sicuro che Letta non si sfilerà dall’abbraccio col Movimento di Conte, per quanto esca da questa tornata con le ossa rotte. E un matrimonio Azione-5Stelle, ripete, "è impossibile".
Andare da soli quindi. Calenda studia le mosse. Almeno tre. La prima: una convention del Terzo polo. C’è già la location, Milano (per mille significati: il mondo produttivo, il leghismo stanco di Salvini, i forzisti in cerca di riscatto, etc). I tempi: fine settembre. Manca solo la data. Ma l’idea è quella di ricreare l’atmosfera di febbraio, quando al primo congresso di Azione il Palazzo dei Ricevimenti dell’Eur a Roma si trasformò per un giorno nell’epicentro della politica italiana, con Enrico Letta e Antonio Tajani a sfilare e Giancarlo Giorgetti in video-call. Telecamere e taccuini assicurati. Si tenta il bis, allora, per dare il via alla corsa del 2023, con la speranza che l’8% basti a minare la vittoria di uno dei due poli e a dare lunga vita al governo Draghi. Poi ci sono le mosse prettamente elettorali.
Per trainare la lista che nascerà con i radicali di Più Europa, Calenda punterà sul voto d’opinione nelle grandi città. Tenterà quindi di cavalcare di nuovo l’effetto Roma. Ecco l’idea: si candiderà nel collegio uninominale Roma 1 per la Camera dei deputati. Bacino elettorale: 190mila voti. Nel centro di Roma alle comunali dello scorso ottobre scavallò il 30%. L’obiettivo è ripetersi o almeno avvicinarsi. L’altro grande bacino elettorale in cui gettare reti è quello della Lombardia. Calenda ieri ha lanciato per le regionali il nome di Carlo Cottarelli (che ha subito precisato: nessuno mi ha chiamato). Ma è più un modo più per mettere in crisi il centrosinistra, che difficilmente sponsorizzerà la corsa dell’ex Fmi. Sottotraccia, Calenda sta provando in tutti i modi a convincere Letizia Moratti a candidarsi governatore. Quando l’ha elogiata qualche giorno fa non era una boutade. E non era un modo per agganciarsi al centrodestra. Semmai il contrario: candidare l’ex sindaca di Milano come presidente di Regione. Nel segno del Terzo polo. Con Moratti, Calenda si è sentito. Ma non è detto che lei accetti.
Quanto a Renzi, le nozze elettorali rimangono difficili. I più, in Azione, le escludono: "Ci porta meno voti di quelli che ci toglie". Lo stesso ex premier studia un piano B: una lista centrista capitanata dal sindaco di Milano, Beppe Sala. Apprezzato da Grillo. Forse l’unico modo per far digerire al Movimento l’ingresso dell’odiato Renzi nel campo largo. Ma è una carta buona anche per mettere in difficoltà proprio Calenda, se le porte del centrosinistra rimanessero sbarrate e il Terzo polo si facesse troppo sfilacciato.
Lo spazio politico c’è? "Queste amministrative mostrano che la lista di Calenda vale molto se si presenta da sola mentre vale poco quando si presenta in coalizione col centrosinistra", spiega Antonio Noto, direttore scientifico di Noto sondaggi. "Per esempio a Piacenza, Verona e Monza ha avuto percentuali basse (1-2%) presentandosi col Pd, mentre ad Alessandria e Palermo, con candidati autonomi, ha raggiunto la doppia cifra. E dai flussi risulta che dove ha avuto un quoziente alto i suoi candidati hanno preso voti sia a destra che a sinistra".