Francesco Boccia: “Non esiste il boom dei centristi. Guai a dare per finiti i 5S”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleOnorevole Boccia, come sta?
"Non potrei stare meglio. Il Pd è primo partito su scala nazionale, abbiamo vinto al primo turno in tre città importanti come Taranto, Padova e Lodi, da Nord a Sud siamo riusciti a strappare diversi sindaci al centrodestra. Perché me lo chiede?".
Calenda dice che lei è affetto da miopia totale, continua a guardare ai 5S anziché al centro, conferma?
"Guardi, io porto gli occhiali bifocali e li consiglio a tutti perché con una lente si guarda lontano, fino ai comuni più remoti che domenica hanno votato, e con l’altra si vedono bene i numeri da vicino".
E cosa dicono questi numeri?
"Rispetto alle amministrative di 5 anni fa…
Onorevole Boccia, come sta?
"Non potrei stare meglio. Il Pd è primo partito su scala nazionale, abbiamo vinto al primo turno in tre città importanti come Taranto, Padova e Lodi, da Nord a Sud siamo riusciti a strappare diversi sindaci al centrodestra. Perché me lo chiede?".
Calenda dice che lei è affetto da miopia totale, continua a guardare ai 5S anziché al centro, conferma?
"Guardi, io porto gli occhiali bifocali e li consiglio a tutti perché con una lente si guarda lontano, fino ai comuni più remoti che domenica hanno votato, e con l’altra si vedono bene i numeri da vicino".
E cosa dicono questi numeri?
"Rispetto alle amministrative di 5 anni fa, quando il centrodestra prevalse in 20 capoluoghi su 26 e il centrosinistra era formato da un solo partito che aveva rotto l’alleanza sia a sinistra sia con i movimenti perdendo quasi ovunque, stavolta al primo turno è finita in parità: nei comuni con più di 15mila abitanti 28 sono andati alla nostra coalizione e 28 agli avversari. Una performance che segue il trionfo a Roma, Napoli, Bologna Torino e Milano. Ora, anche se Calenda non ci crede, con l’unità dei progressisti possiamo vincere pure i ballottaggi".
Però avete ceduto Palermo.
"È successo perché i centristi non hanno voluto fare l’alleanza con noi e hanno fatto vincere la destra".
Azione sostiene che siete stati voi a preferire i 5S, qual è la verità?
"Con il candidato di Azione ci siamo incontrati più volte, noi eravamo disponibili a trovare una soluzione, primarie comprese, ma è sempre arrivato il veto di Calenda. Il quale forse non ha capito che quel 14% è tutto di Ferrandelli, che correva a sindaco per la terza volta e con i suoi voti ha riportato al governo Cuffaro e Dell’Utri. Se questo era l’obiettivo l’hanno raggiunto".
Sta sostenendo che Calenda si è appropriato di un risultato non suo?
"Si sta utilizzando il caso di Palermo, dell’Aquila e di Catanzaro in modo strumentale: tutti e tre i candidati centristi — Ferrandelli, Dibenedetto e Talerico — hanno un loro consenso personale. Avrebbero fatto bene con qualunque lista. Ecco perché, anziché mettersi a fare gli illusionisti, adesso sarebbe più serio analizzare i numeri effettivi registrati in giro per l’Italia da ciascuna lista, che dicono due cose: nessuno è autosufficiente e se non si divide il centrosinistra può giocarsi la partita col centrodestra".
È un messaggio per le Politiche?
"Il 26 giugno è l’ultimo atto prima di entrare nel rettilineo finale che porta alle elezioni del 2023. È il tempo delle scelte. Si voterà in 62 città. In alcune — Parma, Piacenza, Verona, Cuneo, Como, Lucca — partiamo in testa; la Lega, che lì era il primo partito, ora è terza o quarta. In altre dobbiamo ribaltare il risultato, allargando il campo. E qui chiedo a Calenda e Renzi: volete sindaci progressisti, che attuino il Pnrr puntando su scuola e sanità pubbliche, o amministratori guidati da Salvini e Meloni?".
Per Calenda arginare la destra non è una prospettiva politica.
"La prospettiva è costruire città più giuste e un Paese solidale, europeista, che lotta contro le diseguaglianze. Calenda deve decidere se vuol stare di qua o di là. Noi lavoriamo per unire tutti, ma se si preferisce — pur avendo la stessa idea di società — fare una operazione autonoma come in alcune amministrazioni locali se ne assumerà la responsabilità. Dopo l’estate il dado sarà tratto: chi è dentro è dentro, chi fuori resta fuori".
Ma perché il Pd si ostina col M 5S che nel frattempo si è squagliato?
"Hanno delle difficoltà, ma guai a darli per morti. È già successo nel 2017, quando persero le comunali e poi nel 2018 sbancarono le Politiche".
Ma come farete a convincere Calenda e Renzi a unirsi ai grillini?
"Se il Pd, che è primo partito, ha l’umiltà di dire che serve una coalizione più vasta, io penso che questa umiltà e generosità debbano averla anche gli altri. Se il nodo è: costruiamo un programma comune, confrontiamoci. Partiamo da qui".
L’area Draghi è una chimera?
"Sono in molti a pensare che ci sia uno spazio politico, ma è un suicidio, specie con questa legge elettorale. Noi insisteremo per costruire l’alleanza di centrosinistra sul merito delle cose. Chi la rompe deve aver chiaro che regalerà il Paese a una delle peggiori destre d’Europa, condannando l’Italia all’irrilevanza".