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Riforma Csm, ok dal Senato: è legge. Anche la Lega vota sì, si astiene Italia viva

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia (ansa)
Con 173 voti a favore, 37 contrari, 16 astenuti. Cartabia dice che "ognuno ha portato il suo contributo". Bongiorno: "Dopo Palamara era necessaria una riforma costituzionale". Rossomando: "Ha rischiato di essere affossata, oggi il Parlamento segue Mattarella". Renzi: "M5S chieda scusa alla famiglia Boschi".
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ROMA - È legge la riforma del Csm. Passa con 173 voti a favore, 37 contrari, 16 astenuti. Via libera del Senato, con l'astensione di Italia viva, ma con il voto favorevole della Lega, pur se Giulia Bongiorno dice che "dopo l'era Palamara era necessaria una riforma costituzionale, la faremo noi". Vota sì tutta la maggioranza, vota contro FdI. Anna Rossomando, responsabile Giustizia Pd, "la riforma ha rischiato di essere affossata, oggi il Parlamento segue Mattarella" Dice la ministra della Giustizia Marta Cartabia: "Questa riforma è stata costruita con il contributo di tutti, l'aveva chiesta il presidente Sergio Mattarella, applaudito da tutto il Parlamento".

Si chiude in meno di due ore a palazzo Madama il lunghissimo cammino della riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario. Partita tre anni fa - era il 2019 ed era esploso il caso Palamara - con il disegno di legge dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, che resta alla base del testo della ministra della Giustizia Marta Cartabia. Che ha affidato alla commissione presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani una prima revisione del testo, e poi è intervenuta lei stessa per gli ultimi emendamenti.

Politicamente, fino all'ultimo, la suspense per l'atteggiamento estremamente critico della Lega che ha cercato di modificare la riforma, "per renderla più incisiva" ha ripetuto la Bongiorno, ma con il rischio che il testo dovesse tornare alla Camera e mettere a rischio il rinnovo dell'attuale Csm che scade a settembre. Ancora ieri l'ultimo blitz, con un emendamento che riproponeva pari pari il testo del referendum sulla custodia cautelare, da sopprimere - chiedevano Lega e Radicali - quando esiste il pericolo che venga di nuovo commesso lo stesso reato. Ma la Lega è rimasta isolata, perché né Italia viva, né Forza Italia, l'hanno seguita nell'avventura del voto segreto.

Cosa c'è nella legge

Ma prim'ancora di dare conto del dibattito, ecco in pillole, il contenuto del disegno di legge. Innanzitutto la nuova legge elettorale per il Csm, un maggioritario binominale, con una quota proporzionale. Quindi niente sorteggio come avrebbe voluto la Lega. Poi lo stop alle "porte girevoli", la toga che scende in politica non potrà più tornare indietro. Ancora, solo un passaggio possibile d'ora in poi tra pm e giudici, e nei primi dieci anni di carriera, poi sempre andare al civile. Una stretta sulle regole del Csm, soprattutto per le nomine, proibite quelle "a pacchetto". Più illeciti disciplinari, a partire da quello per chi viola il divieto delle conferenze stampa contro la presunzione d'innocenza. Viene introdotto il "fascicolo delle performance" del magistrato,  in cui entreranno anche gli esiti dei processi. Forse in assoluto la norma più sgradita alle toghe che il 16 maggio hanno scioperato contro la riforma, pur se con un basso share di partecipazione (il 48%). 

 

L'ultimo appello di Cartabia 

Al Senato il voto finale si apre con un piccolo speech della Guardasigilli Marta Cartabia. La Guardasigilli ricorda innanzitutto "il lungo e sentito applauso all'invito del presidente della Repubblica ad approvare in tempi brevi la riforma del Csm".  Un passaggio strategico questo, perché il capo dello Stato e dello stesso Csm è intervenuto molte volte per sollecitare personalmente la riforma. Cartabia fa appello a tutti i partiti e ricorda che la riforma "è stata costruita con il contributo di molti" a partire dal testo di Bonafede. Definisce quello di oggi "un passaggio importante nella storia del nostro Paese, in cui troppo a lungo la giustizia è stata terreno di scontro". Ringrazia "ciascuna forza politica per l'impegno costruttivo, sia sostenendo le proprie iniziative con forte convinzione, sia lasciando spazio alla voce delle altre forze di maggioranza". Ringrazia anche il collega Federico D'Incà che ha seguito passo passo l'iter parlamentare. Ricorda che il via libera alla legge "consentirà che l'imminente rinnovo del Csm si svolga con nuove regole affinché questa istituzione resti presidio costituzionale e imprescindibile dei principi dell'autonomia e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario". Proprio la raccomandazione fatta da Mattarella al Parlamento con l'auspicio che "il Csm possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la magistratura può contare".

L'astensione di Renzi 

Ma è con il duro intervento di Matteo Renzi e poi con quello di Giulia Bongiorno che la maggioranza mostra le sue contraddizioni sulla giustizia. Italia viva si astiene, ma Renzi parla come uno dell'opposizione. Esordisce così, "una riforma inutile più che dannosa, e per questo ci asteniamo. È una riforma che non fa danno, ma che non fa fare il passo avanti ". Il lei motiv è questo. Per lui "la giustizia è un dramma per il cittadino nel caso in cui incappi in un procedimento da innocente, e non riesce a risolverlo per anni". "Ci sono magistrati bravissimi - assicura - cui va la nostra gratitudine, ma negli ultimi 30 anni non c'è stata una sola parola di verità sui magistrati simbolo come Falcone e Borsellino, su cui una parte della magistratura dovrebbe fare il mea culpa perché le correnti li hanno attaccati". E poi rivolto alla Cartabia: "Ministra, quando le correnti parlano di "cordone sanitario" contro un avversario politico, il silenzio delle istituzioni è grave". Ed è sbagliato "chiudere il caso Palamara con un capro espiatorio". Poi ecco un passaggio che chiama in causa il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, anche se non ne fa il nome: "Se magistrati che molestano sessualmente le colleghe vengono puniti disciplinarmente con la perdita di due mesi di anzianità, dico che se c'è stata la molestia non bastano due mesi e bisogna punire chi sbaglia". Renzi accusa la politica di "essere pavida" e a M5S dice: "Dovrebbe chiedere scusa alla famiglia Boschi". Come poi farà la Lega Renzi già guarda alle prossime elezioni: "Sette milioni di italiani sono andati a votare al referendum e saranno decisivi nella prossima campagna elettorale per avere una giustizia giusta".  

Rossomando, battuta la paura di non riformare la giustizia 

"La guerra è finita. Oggi approviamo la terza importante riforma della giustizia, dopo quelle del civile e del penale, tutte ben collegate tra loro, quindi nessuno può più dire che il Parlamento non fa le riforme" esordisce così Anna Rossomando, la responsabile Giustizia del Partito democratico. Che ufficializza le "sue paure". "La nostra ossessione era che questa riforma potesse essere affossata e che tutto potesse restare uguale, la politica avrebbe fallito, non sarebbe stata più credibile dopo le parole di Mattarella in Parlamento". Rossomando affronta anche le polemiche delle toghe: "L'abbiamo detto anche a quella parte della magistratura che secondo noi, sbagliando, ha avuto una posizione di arroccamento e non ha voluto capire quanto di importante e di innovativo ci fosse in questa riforma". Invece la legge, dice Rossomando che in aula esprime gli stessi concetti poi messi in evidenza da Walter Verini, il relatore della legge alla Camera - "affronta la crisi della magistratura e contrasta la lotta per il potere".  Come ieri, ancora una polemica con le affermazioni del leghista Pillon su Gramsci che, dice adesso Rossomando, "quando fu incarcerato parlava di una magistratura che aveva già subito interventi da un ordine non democratico, come quello del 1934, che imponeva l'iscrizione al Partito fascista". "Non abbiamo nostalgia del porto delle nebbie, né dei cappi agitati, né della spettacolarizzazione della giustizia" dice la Dem che cita Piero Calamandrei "e la sua arringa per Danilo Dolci che aveva appoggiato uno sciopero al contrario per i contadini che avevano cominciato ad arare le terre".

Bongiorno, "riforma anacronistica e pre Palamara"

"La votiamo, ma è una riforma anacronistica, e pre-Palamara, ne serviva una costituzionale, ne faremo noi una coraggiosa e nell'interesse di tutti nella prossima legislatura". Una vera arringa quella di Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia della Lega che, alla Camera e al Senato, ha guidato la strategia dei suoi colleghi. "Di fronte a rivelazioni sconvolgenti, ci vuole un cambiamento sconvolgente, non semplici ritocchi", questa è la tesi di Bongiorno che, nella storia della giustizia, distingue tra un pre e un post Palamara. Quel caso diventa uno spartiacque. E quindi "questa sarebbe stata un'ottima riforma se fosse stata approvata 4 anni fa. Prima c'era la magistratura al di sopra di ogni sospetto,  e in quel contesto questa riforma sarebbe stata una ciliegina sulla torta e avrebbe avuto il nostro plauso. Ma adesso siamo in un'altra era, e questa riforma è anacronistica". 

Bongiorno attacca una magistratura che, a suo dire, teorizza la parzialità. E cita Magistratura democratica che dice "noi siamo dalla parte del più debole, quindi non sono imparziali". "All'atto di giudicare - si chiede Bongiorno - quel giudice metterà lo stato sociale delle persone nel suo giudizio, in una causa tra un datore di lavoro e un dipendente come deciderà il giudice che dice io sto dalla parte dei deboli?". L'arringa è contro i magistrati. Che nei convegni si definirebbero "di destra e di sinistra". Per lei siamo "alla degenerazione del correntismo che diventa normalità". E quindi "di fronte a rivelazioni sconvolgenti, ci vuole un cambiamento sconvolgente, non ritocchi". Bongiono avrebbe voluto una riforma costituzionale. E alla Cartabia dice: "C'erano i tempi per farla. E lei sarebbe potuta passare alla storia con un tavolo costituzionale. Siamo diversissimi, abbiamo sensibilità diverse ed è giusto, ma ci saremmo seduti a quel tavolo partendo dalla premessa che un magistrato, sia di Mi o di Md, se usa impropriamente il suo potere, non è imparziale. Tutti hanno un cuore, di destra e di sinistra, ma se si entra al Csm si mette il cuore nello zainetto".

 

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