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“Basta imitare Salvini”. Di Maio difende Draghi: i 5 Stelle in frantumi

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (agf)
Il titolare degli Esteri commenta i risultati delle Comunali e il flop del Movimento: "Mai andati così male". Mette l'attuale leader al banco degli imputati senza mai nominarlo
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Quattro mesi di calma apparente e in sole 24 ore rieccoci punto e daccapo: Luigi Di Maio contro Giuseppe Conte, o viceversa, dipende dai punti di vista. Il M5S uscito a pezzi dalle elezioni amministrative - il quasi 33 per cento del 2018 diventato il 3 per cento nel 2022 - che adesso paga pegno con il riacutizzarsi dello scontro interno. Il ministro degli Esteri infatti sceglie la stessa location romana della famosa contestazione post-Quirinale al presidente dei 5 Stelle per incontrare i giornalisti e tornare con tutto il suo peso a far sentire la propria voce, di fatto contestando la linea del partito. Prima riflessione: "Alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male, il nostro elettorato è disorientato, non è consapevole di quale sia la visione". Seconda: "Non si può risolvere l'analisi del voto facendo risalire i problemi all'elezione del presidente della Repubblica", ed è una risposta a ciò che ave…

Quattro mesi di calma apparente e in sole 24 ore rieccoci punto e daccapo: Luigi Di Maio contro Giuseppe Conte, o viceversa, dipende dai punti di vista. Il M5S uscito a pezzi dalle elezioni amministrative - il quasi 33 per cento del 2018 diventato il 3 per cento nel 2022 - che adesso paga pegno con il riacutizzarsi dello scontro interno. Il ministro degli Esteri infatti sceglie la stessa location romana della famosa contestazione post-Quirinale al presidente dei 5 Stelle per incontrare i giornalisti e tornare con tutto il suo peso a far sentire la propria voce, di fatto contestando la linea del partito. Prima riflessione: "Alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male, il nostro elettorato è disorientato, non è consapevole di quale sia la visione". Seconda: "Non si può risolvere l'analisi del voto facendo risalire i problemi all'elezione del presidente della Repubblica", ed è una risposta a ciò che aveva detto Conte lunedì nel commentare il flop, cioè che avevano influito anche le divisioni interne uscite allo scoperto nella partita per il Colle. Terza: "Credo che il M5S dovrebbe fare un grande sforzo di democrazia interna, non veniamo da una storia che si è distinta per democrazia interna. Rispetto anche a un nuovo corso servirebbero più inclusività e dibattito interno, includere nel Movimento persone esterne, portarle in questa grande esperienza". Quarta: "Bisogna anche un po' assumersi delle responsabilità rispetto a un'autoreferenzialità che andrebbe superata. Lo dico a voi (ai cronisti, ndr) perché non esiste un posto dove poterlo dire oggi". Quinta e ultima frecciata: "Non credo si possa stare nel governo e poi, per imitare Matteo Salvini, un giorno sì ed uno no, si va ad attaccarlo".


Ce n'è abbastanza per far scoppiare il putiferio, una lunga sequela di accuse e controaccuse tra esponenti del Movimento. Di certo la mossa di Di Maio era stata coordinata con un gruppo di parlamentari a lui più vicini e basta vedere l'elenco di chi, a stretto giro, ha preso pubblica posizione per sostenerne le ragioni. Dalla viceministro all'Economia Laura Castelli ai senatori Primo Di Nicola e Vincenzo Presutto, dai deputati Gianluca Vacca e Sergio Battelli alla sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina. Quanti sono i parlamentari "dimaiani"? Le cifre sono ballerine, c'è chi minimizza e parla di una ventina di persona e chi invece assicura che siano 60-70.

 

 

Ma al di là dei numeri, la verità è che nel M5S convivono non due anime ma due partiti diversi. La maggioranza contiana è determinata ad alzare il tiro nel confronto con l'esecutivo di cui pure fa parte, e il prossimo snodo fondamentale è il 21 giugno al Senato, quando si dovrà capire se c'è da votare o meno l'invio di nuove armi, su questo punto Conte e i suoi sono nettamente contrari; la truppa "dimaiana" invece è ormai convintamente posizionata nel solco della "responsabilità". Il faccia a faccia pubblico tra lui e Di Maio, promesso proprio dall'ex presidente del Consiglio dopo le vicende quirinalizie e che pareva quasi la resa dei conti, non c'è mai stato. Anche perché nel frattempo tra l'impasse giuridica del M5S con il tribunale di Napoli e lo scoppio della guerra in Ucraina la faccenda è passata in secondo piano. L'esigenza però si ripresenta adesso. Per Di Maio, raccontano i suoi, è "il momento della riflessione". Tradotto, non ha ben chiaro che strategia adottare. Comunque, alle considerazioni del ministro, Conte ha replicato a distanza in maniera piccata, avanzando il sospetto che la ribellione abbia una motivazione poco nobile, cioè una reazione all'annuncio di martedì scorso del leader di far votare la base del Movimento a fine mese sulla rimozione (o meno) del tetto dei due mandati. Una scelta che ad alcuni è sembrata pensata per tagliare metaforicamente la testa a tutto il vecchio gruppo dirigente.
Vero o no? Anche in questo caso le opinioni sono divergenti, ma la sostanza è appunto una nuova riapertura del conflitto interno. Se a tutto questo ci si aggiunge che Beppe Grillo, come raccontato ieri da Repubblica, non si è neanche preso la briga di andare a votare la sua creatura alle elezioni di domenica, il quadro è completo: sulle 5 Stelle sta calando il sipario.