Dall’autonomia alla concorrenza, tutte le trappole di Salvini sulla strada del governo
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaL’estate della verità per Salvini, l’estate dei tormenti per Draghi. La Lega che dà tre mesi di tempo al premier per modificare la rotta ha nel frattempo disseminato il terreno di mine. Di una serie di richieste esplosive da soddisfare per rendere “conveniente” la permanenza al governo, a fronte del crollo di consensi alle amministrative. Salvini ieri a Porta a Porta ha ribadito il suo ultimatum: «Se questo esecutivo non taglia le tasse, non toglie la Fornero, non fa la pace fiscale, alla lunga è complicato starci». Riecco la minaccia di uno strappo a settembre, lo spauracchio di un addio urlato a Pontida.
I temi enunciati da Salvini danno già l’idea di un percorso accidentato. È in arrivo un decreto Aiuti bis che dovrebbe contenere la proroga della riduzione del costo delle bollette e del carburante (altre due misure chieste dal capo del Carroccio) ma in questo provvedimento non dovrebbe esserci il taglio d…
L’estate della verità per Salvini, l’estate dei tormenti per Draghi. La Lega che dà tre mesi di tempo al premier per modificare la rotta ha nel frattempo disseminato il terreno di mine. Di una serie di richieste esplosive da soddisfare per rendere “conveniente” la permanenza al governo, a fronte del crollo di consensi alle amministrative. Salvini ieri a Porta a Porta ha ribadito il suo ultimatum: «Se questo esecutivo non taglia le tasse, non toglie la Fornero, non fa la pace fiscale, alla lunga è complicato starci». Riecco la minaccia di uno strappo a settembre, lo spauracchio di un addio urlato a Pontida.
I temi enunciati da Salvini danno già l’idea di un percorso accidentato. È in arrivo un decreto Aiuti bis che dovrebbe contenere la proroga della riduzione del costo delle bollette e del carburante (altre due misure chieste dal capo del Carroccio) ma in questo provvedimento non dovrebbe esserci il taglio del cuneo fiscale. Se ne dovrebbe parlare comunque prima della pausa d’agosto: e sarà un terreno delicato di confronto, se non di scontro. Sulla riforma delle pensioni (oggetto di un tavolo governo-sindacati) e sulla rottamazione delle cartelle difficilmente Draghi potrà andare incontro all’inquieto senatore milanese.
Nel frattempo la tensione è già salita sulla riforma della giustizia, con tutti gli strumenti d’opposizione messi in campo in Senato, valanghe di emendamenti e richieste di voto segreto. Ma un’altra mina, di qui alle prossime settimane, è destinata a esplodere nel dl concorrenza: trovato un accordo sui balneari, resta il nodo di taxi e Ncc: «Chiediamo lo stralcio di queste norme — dice l’ex sottosegretario Edoardo Rixi — e reputiamo incomprensibile la decisione del governo di lasciare galleggiare questa materia in una legge delega».
Il 21 giugno, martedì prossimo, è un altro giorno da cerchiare nel calendario salviniano: Mario Draghi farà le sue comunicazioni in vista del consiglio europeo sull’Ucraina. Potrebbe essere l’occasione, per Salvini, di rilanciare il suo no all’invio delle armi a Kiev, anche se gli sherpa della maggioranza stanno lavorando per una risoluzione unitaria che assorba il dissenso di Lega e M5S.
E non finisce certo qui. Dietro ogni angolo, da oggi al 18 settembre, può accendersi un focolaio. Basti pensare alla legge sul fine vita, approvata alla Camera nonostante i voti contrari del centrodestra (Lega, Fi, Coraggio Italia, Noi Con l’Italia e Fdi): a Palazzo Madama i numeri per portare a casa la legge rischiano di non esserci. E c’è la questione del federalismo, totem cui si aggrappano gli ex lumbard per ritrovare il consenso perduto. Ieri i ministri leghisti Giorgetti, Garavaglia e Stefani hanno sostanzialmente censurato la collega Mara Carfagna, “rea” di aver posto dei paletti all’attuazione della riforma avallata dai referendum regionali: «L’Autonomia differenziata è richiesta da tutto il Paese, non bisogna alimentare paure».
Le “condizioni” poste da Salvini, insomma, costringono Draghi a una gimcana. D’altra parte, il leader del Carroccio è convinto di dover pesare subito quella che chiama «l’incisività della Lega al governo». Rixi avverte: «Guardate che il nostro elettorato, i militanti, mica rimproverano a Salvini il progetto di un viaggio in Russia. L’insofferenza, specialmente sul territorio, nasce proprio dalla scelta di stare dentro l’esecutivo». Il segretario della Lega si è spinto oltre, dicendo che anche gli esponenti dell’ala governista chiedono di «riflettere bene» sul proseguimento del cammino assieme a Draghi. Luca Zaia e Massimiliano Fedriga negano che sia così, fanno sapere di restare “governativi” però rimangono in silenzio — e invitano alla prudenza — davanti ai duri attacchi a Salvini mossi da due storici esponenti veneti del partito quali l’eurodeputato Toni Da Re e l’assessore regionale Roberto Marcato. Comincia così un’estate che si annuncia calda, anzi caldissima. Forse quanto quella del 2019.