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La galassia centrista divisa sul M5S: chi appoggia i grillini (spaccati tra Conte e Di Maio) e chi no

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (M5S) (ansa)
Carlo Calenda non ne vuole sentir parlare. Idem Matteo Renzi. I riformisti del Pd e per chi fanno capo a Coraggio Italia di Toti sedotti dalle sferzate anti-Conte e dalle uscite filo-atlantiche di Di Maio. Con cui il dem Marcucci dice "farei subito un'alleanza"
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Che all'interno del M5s esistano due anime lo si capisce non tanto dai botta e risposta tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, quanto dagli opposti giudizi che i nemici storici attribuiscono rispettivamente ai due pesi massimi del Movimento. La galassia centrista è divisa sul Movimento tanto quanto lo è il Movimento stesso. Carlo Calenda non ne vuole sentir parlare. Idem per Italia Viva di Matteo Renzi. Nell'altro pezzo della galassia moderata, invece, si fa un altro ragionamento. Vale per i riformisti del Pd e per i centristi che fanno capo a Coraggio Italia di Giovanni Toti, sedotti dalle sferzate anti-Conte e dalle uscite filo-atlantiche del capo della Farnesina. Con lui - dice il dem Andrea Marcucci - "farei subito un'alleanza". Mentre Silvio Berlusconi è convinto che il flop dei 5S alle amministrative può favorire un 'esodo' degli elettori grillini delusi verso Forza Italia.

Che all'interno del M5s esistano due anime lo si capisce non tanto dai botta e risposta tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, quanto dagli opposti giudizi che i nemici storici attribuiscono rispettivamente ai due pesi massimi del Movimento. La galassia centrista è divisa sul Movimento tanto quanto lo è il Movimento stesso. Carlo Calenda non ne vuole sentir parlare. Idem per Italia Viva di Matteo Renzi. Nell'altro pezzo della galassia moderata, invece, si fa un altro ragionamento. Vale per i riformisti del Pd e per i centristi che fanno capo a Coraggio Italia di Giovanni Toti, sedotti dalle sferzate anti-Conte e dalle uscite filo-atlantiche del capo della Farnesina. Con lui - dice il dem Andrea Marcucci - "farei subito un'alleanza". Mentre Silvio Berlusconi è convinto che il flop dei 5S alle amministrative può favorire un 'esodo' degli elettori grillini delusi verso Forza Italia.

Il governatore della Liguria - sponsor del cantiere centrista -  in passato non esitò ad elogiare il ministro degli Esteri. I fatti risalgono all'elezione del Presidente della Repubblica, quando Toti non si limitò a definire Di Maio come "un interlocutore affidabile", ma lo incluse anche all'interno di una possibile federazione centrista da far nascere partendo dalla rielezione di Sergio Mattarella. A mesi di distanza Emilio Carelli (ex 5 stelle passato tra le file Coraggio Italia), sentito lo sfogo di Di Maio, ribadisce lo stesso concetto espresso da governatore. "Lo apprezzo molto come ministro degli Esteri". Di più: "Per noi Di Maio sarebbe sicuramente il benvenuto all'interno di un grande centro moderato".

Quella per il Quirinale, del resto, fu una partita in cui Di Maio riuscì ad accaparrarsi la simpatia del mondo centrista, favorevole al bis di Mattarella e contrario alla linea portata avanti da Giuseppe Conte e Matteo Salvini, passato, nel giro di una una notte, da kingmaker a sconfitto. Nella debacle il leader leghista si portò dietro anche il presidente pentastellato, colpevole agli occhi del Pd di essersi fatto trascinare dal ritorno di fiamma con il Carroccio. La stessa accusa che ora gli viene rivolta anche dal suo principale competitor interno: "Non credo che possiamo stare nel governo e poi, per imitare Salvini, un giorno sì ed uno no, si va ad attaccare il governo". Di Maio critica la linea di Conte su tutti i fronti: dalle alleanze interne fino a quelle internazionali ("non credo che sia opportuno assumere delle decisioni che di fatto disallineano l'Italia dall'alleanza Nato"), fino all'organizzazione interna figlia del nuovo corso contiano ("serve fare un grande sforzo di democrazia interna").

Musica per le orecchie dei moderati. Andrea Marcucci, senatore dem e leader delle corrente degli ex renziani, accoglie a braccia aperte l'intervento al tritolo enunciato da Di Maio: "Con il M5S, di cui parla il ministro Di Maio, europeista, atlantista, e solidamente ancorato al governo Draghi, farei subito un'alleanza", scrive su Twitter. Non è una novità che Marcucci sia tutto meno un fan dell'asse giallorosso portata avanti dal segretario Enrico Letta. Una posizione, quella del senatore, ribadita anche in occasione delle comunali, quando - a spoglio ancora in corso - non esitò a sottolineare il buon risultato dei candidati appoggiati dal Pd ma "senza l'alleato 5 stelle". Piuttosto - disse l'esponente dem - il Pd "deve avviare un dialogo con Azione, Italia Viva e civici".

Peccato che all'interno della galassia centrista l'opinione sul capo delle Farnesina sia tutt'altro che granitica. Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva: "Il Pd scelga cosa vuole fare, se la pensa come i 5 Stelle è giusto si allei con loro", ha detto intervenendo a Rai Radio 1. Sì, ma come la pensano i 5 stelle? Come Di Maio o come Conte? "La posizione del M5s è quella del suo capo", dice a La Repubblica. "L'importante - continua - è che le parole di Di Maio siano in linea con la posizione del governo. A noi interessa questo". Carlo Calenda non ha dubbi e ha già fatto sapere che di allearsi con il Movimento non se ne parla. "Non mi fido di Di Maio", ha detto il leader di Azione intervenendo a La7. E ancora: "Quello che conta nella vita è quello e fai, non quello che dici. Perché a chiacchiere siamo messi sempre bene. Di Maio non è un interlocutore perché ha fatto disastri, ha preso in giro gli italiani".