Draghi in Senato: il no del governo a nuovi voti sulle armi a Kiev
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraNon pretendere di imbrigliare o peggio, commissariare, l'azione del governo. E non scaraventare sul tavolo dell'esecutivo la crisi politica interna al Movimento 5 stelle. Nella torrida domenica della resa dei conti tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, due condizioni sono state fatte pervenire al quartier generale pentastellato, da chi in queste ore tiene i contatti con Palazzo Chigi e le segreterie dei partiti. L'obiettivo è essere in grado di accompagnare domani le comunicazioni di Mario Draghi in vista del Consiglio europeo con una risoluzione di maggioranza unitaria, che non indebolisca l'esecutivo mentre si misura con la guerra ucraina.
È un obiettivo raggiungibile, sono convinti tutti. Ma solo se lo scontro M5S non si scaricherà sul governo, magari con un atto di sfiducia politica al ministro degli Esteri. E a patto che Conte non alzi la posta sul testo della risoluzione, chiedendo di condizionare le future decisioni del governo, incluse quell…
Non pretendere di imbrigliare o peggio, commissariare, l'azione del governo. E non scaraventare sul tavolo dell'esecutivo la crisi politica interna al Movimento 5 stelle. Nella torrida domenica della resa dei conti tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, due condizioni sono state fatte pervenire al quartier generale pentastellato, da chi in queste ore tiene i contatti con Palazzo Chigi e le segreterie dei partiti. L'obiettivo è essere in grado di accompagnare domani le comunicazioni di Mario Draghi in vista del Consiglio europeo con una risoluzione di maggioranza unitaria, che non indebolisca l'esecutivo mentre si misura con la guerra ucraina.
È un obiettivo raggiungibile, sono convinti tutti. Ma solo se lo scontro M5S non si scaricherà sul governo, magari con un atto di sfiducia politica al ministro degli Esteri. E a patto che Conte non alzi la posta sul testo della risoluzione, chiedendo di condizionare le future decisioni del governo, incluse quelle sull'invio di armi, a un voto parlamentare. Questa è la pretesa che si sta provando a temperare. Sarebbe irricevibile, per Palazzo Chigi. Aprirebbe il rompete le righe. Porterebbe dritti, è l'avvertimento, alle elezioni anticipate a ottobre. Senza subordinate, perché non esistono maggioranze alternative, non esiste appoggio esterno.
Si annuncia lungo e denso, l'intervento di Draghi alle Camere. Perché, in vista del Consiglio Ue, tratterà l'adesione di Kiev all'Ue ma anche la risposta economica alla crisi, entrambi dossier su cui il premier italiano si è speso e intende vincere le resistenze, superando i veti dei nordici sul price cap europeo e su nuovi strumenti di debito comune per aiutare i cittadini e le imprese. Su questi temi sa di poter contare sul sostegno della sua maggioranza: sono già scritti i capitoli della risoluzione parlamentare per il via libera all'Ucraina in Ue, la revisione "radicale" del patto di Stabilità, la diversificazione energetica e nuovi fondi europei contro la crisi.
Ma c'è un capitolo ancora aperto nella risoluzione ed è quello che riguarda la linea dell'Italia rispetto alla guerra. Dal punto di vista di Draghi, quella linea è molto chiara. Impegno con l'Ue e la Nato per l'Ucraina, in risposta all'aggressione di Vladimir Putin, e spinta a un percorso per una tregua. È un impegno diplomatico, rivendicherà il premier, che dopo il "cambio di fase" aperto con la visita a Kiev con Emmanuel Macron e Olaf Scholz, si dipanerà attraverso i vertici di Ue, G7, Nato e in un bilaterale di luglio in Turchia. Un impegno concreto. Perché è chiaro, ragiona un membro del governo, "che siamo a favore della de-escalation militare chiesta dai Cinque stelle, ma la de-escalation deve venire dall'aggressore, bisogna persuadere Putin, non togliere il sostegno a Kiev".
Il problema adesso è fare in modo che la maggioranza su questa linea non si divida. I pontieri sono al lavoro in vista della riunione di questo pomeriggio del governo, rappresentato da Enzo Amendola e Federico D'Incà, con i capigruppo di maggioranza per scrivere il capitolo "guerra" della risoluzione. Ma chi è vicino a Conte insiste nel chiedere di prevedere un voto parlamentare per approvare eventuali futuri invii di armi a Kiev. Un commissariamento inaccettabile, per il governo. "In guerra, non si può imbrigliare la politica estera", dice un dirigente Pd vicino a Enrico Letta. E su questa via non sembra intenzionato a seguire Conte neanche Matteo Salvini, che invoca nella risoluzione "proposte di pace".
Come uscirne? Da Palazzo Chigi hanno ribadito la piena disponibilità a tenere informato il Parlamento, come già in questi mesi. Perciò i dem stanno provando a formulare la risoluzione prevedendo "forme di consultazione" delle Camere. Il modello potrebbe essere, secondo un dirigente Pd, quello dei Dpcm adottati durante il Covid: il governo informava il Parlamento, prima o dopo l'adozione. Difficile per Conte dire no alla soluzione che lui stesso adottò da premier. Difficile rompere a conflitto in corso. Ecco perché nessuno scommette sulla rottura. Ed è pronto il piano B. Una risoluzione di una sola riga: "Il Parlamento approva le comunicazioni del presidente del Consiglio". Sarebbe una fiducia politica a Draghi, una resa alle divisioni in maggioranza. Ma i problemi rischiano di non finire. Si teme che all'esito della faida interna il M5S davvero tolga il sostegno a Di Maio, il ministro degli Esteri. Un atto politico enorme, una grana per il governo, nel mezzo di una gravissima crisi internazionale. Perciò nel Pd c'è chi in queste ore pensa sarebbe meglio la scissione. Salverebbe alleati e governo, eviterebbe il voto a ottobre.