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Il M5S sfiducia Di Maio ma congela l'espulsione

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (ansa)
Il Consiglio nazionale vara una dura nota contro il ministro degli Esteri, che denuncia "odio e livore" contro di lui. I vice di Conte spingono per la cacciata, ma il provvedimento è sospeso. Grillo a Roma vuol lasciare all'ex premier la decisione
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ROMA - Non siamo ancora al "Di Maio out", ma ci manca poco. L'espulsione del ministro degli Esteri è stata sul tavolo del Consiglio nazionale del M5S fino a notte fonda. Con i vice-presidenti dal profilo più marcatamente contiano a soffiare sul fuoco, evocando la cacciata dell'ex capo politico, ormai visto come un paria. A chiedere di finirla qui i vice Riccardo Ricciardi, Alessandra Todde, Michele Gubitosa. Giuseppe Conte, inviperito col ministro, ha optato per un penultimatum. Chiedendo al Consiglio di far uscire una nota dura, di reprimenda, contro Di Maio. Nota che di fatto sfiducerebbe il ministro, "che con la sua condotta danneggia tutta la nostra comunità politica". E che smentirebbe la grande accusa di Di Maio: "Il M5S non si è mai discostato dalle alleanze storiche dell'Italia, atlantiche ed europee".

Al di là delle tappe, ormai lo scontro è totale. Ieri mattina il capo della Farnesina ha det…

ROMA - Non siamo ancora al "Di Maio out", ma ci manca poco. L'espulsione del ministro degli Esteri è stata sul tavolo del Consiglio nazionale del M5S fino a notte fonda. Con i vice-presidenti dal profilo più marcatamente contiano a soffiare sul fuoco, evocando la cacciata dell'ex capo politico, ormai visto come un paria. A chiedere di finirla qui i vice Riccardo Ricciardi, Alessandra Todde, Michele Gubitosa. Giuseppe Conte, inviperito col ministro, ha optato per un penultimatum. Chiedendo al Consiglio di far uscire una nota dura, di reprimenda, contro Di Maio. Nota che di fatto sfiducerebbe il ministro, "che con la sua condotta danneggia tutta la nostra comunità politica". E che smentirebbe la grande accusa di Di Maio: "Il M5S non si è mai discostato dalle alleanze storiche dell'Italia, atlantiche ed europee".

Al di là delle tappe, ormai lo scontro è totale. Ieri mattina il capo della Farnesina ha detto di sentirsi "attaccato con odio e livore" dai dirigenti del suo (quasi ex) partito, che "portano avanti con un atteggiamento poco maturo posizioni che mettono in difficoltà il governo in sede Ue e creano instabilità". Rivendica, Di Maio, "di essere fortemente atlantista ed europeista". Proprio mentre il M5S insiste per infilare nella risoluzione sull'Ucraina che sarà votata domani in Senato un passaggio sulle armi. Anche sfumato, ma che in sostanza dica: qualunque nuova fornitura ripassi dalle Camere, con un voto.

Per il finale del film, assicurano tutti, è questione di giorni. Giovedì calerà a Roma Beppe Grillo. Il fondatore, racconta chi ci ha parlato, è "dispiaciuto umanamente per Luigi". Ma non al punto da blindarlo, si è visto dal post con cui ha insistito sulla bontà del limite dei mandati. Anche sull'espulsione, Grillo un po' frena, ma non fino in fondo: "Le responsabilità se le assumerà l'attuale leadership". Insomma, tocca a Conte. Con l'ex premier il comico ha parlato. Gli ha dato un suggerimento: "Di Maio? Ignoratelo". Tanto, la sensazione comune, è che alla fine uscirà da sé. A complicare la strada per l'espulsione c'è un aspetto insieme burocratico e politico: il Collegio dei probiviri, di cui fanno parte Danilo Toninelli e la ministra Fabiana Dadone, finora non ha voluto saperne di avviare procedimenti disciplinari, nemmeno contro Vito Petrocelli. Perché la grana dei ricorsi degli attivisti di Napoli non è ancora sminata del tutto. La stessa cautela varrebbe per Di Maio.

La rottura in ogni caso è nell'aria. Nelle chat circolano già elenchi di deputati e senatori che sarebbero disposti a seguire Di Maio: fra i 15 e i 30, a seconda dei conteggi. Alla Camera (155 iscritti), uscirebbero con Di Maio la vice-ministra Laura Castelli, Sergio Battelli, presidente della commissione Politiche Ue, l'ex ministro Vincenzo Spadafora, la sottosegretaria Anna Macina, i deputati Gianluca Vacca, Cosimo Adelizzi, Alberto Manca, Daniele Del Grosso e Iolanda Di Stasio. In bilico Davide Serritella, Caterina Licatini, Luigi Iovino, l'ex capogruppo Francesco D'Uva e soprattutto il sottosegretario Manlio Di Stefano. Al Senato, dati per sicuri sono in 4: Primo Di Nicola, Vincenzo Presutto, Antonella Campagna e Simona Nocerino. In forse Sergio Vaccaro, Fabio Audino e Sergio Puglia. Almeno un'altra trentina, fra Camera e Senato, soffrono Conte, ma non al punto di fare un salto nel buio, per ora. Quasi tutti i big sono con l'ex premier, da Paola Taverna a Vito Crimi, dal ministro Stefano Patuanelli ai vicepresidenti. Anche intorno a Conte fanno i calcoli. E aggiungono una postilla malevola: "Tra poco manderemo le lettere per le restituzioni delle indennità parlamentari. Almeno in 20 che non pagano se ne andranno con Luigi".

Altri potrebbero lasciare dopo il voto web sul limite dei due mandati. Il quesito sarà sottoposto a Grillo, ma è già stato limato. Agli iscritti verrà chiesto se mantenere la regola o no, con la possibilità di poche, limitate deroghe da affidare al Consiglio nazionale (cioè a Conte). Sempre che Grillo accetti il compromesso.