✕

Pd: il caso M5S è un’altra grana nella coalizione. Letta: "Parlerò con Conte e Di Maio"

Enrico Letta, leader del Pd (eikon)

Ascolta l'audio

Il segretario dem vuole tenere un profilo basso sulla contesa grillina ma nel partito c'è chi tifa per il ministro degli Esteri. Un caso a Strasburgo: il M5S entra nel gruppo progressista all'assemblea del Consiglio d'Europa tra i malumori di molti dem
2 minuti di lettura

ROMA - Enrico Letta ci prova: vuole tenere al riparo il Pd dal sisma che sta travolgendo il M5S, partner del campo largo, alleato-chiave del fronte progressista come il segretario dem l'ha immaginato. Tanto che nelle ultime ore, Letta si è ripromesso di sentire sia Giuseppe Conte sia Luigi Di Maio. La postura lettiana è ecumenica: "L'interlocutore omologo, pari grado, in quanto leader scelto dal Movimento, è Conte. Ma abbiamo tenuto sempre un canale di dialogo con Di Maio in tutti i passaggi rilevanti, dall'elezione del presidente della Repubblica alla guerra in Ucraina. Rapporti alla luce del sole, niente da nascondere". Sono le sue parole.

Però l'incertezza politica è grande. L'onda lunga del sisma grillino non può non toccare anche i dem. La risoluzione di martedì prossimo in Parlamento dopo il discorso del premier Draghi sulla guerra in Ucraina - il cui testo è tessuto con fatica da giorni per e…

ROMA - Enrico Letta ci prova: vuole tenere al riparo il Pd dal sisma che sta travolgendo il M5S, partner del campo largo, alleato-chiave del fronte progressista come il segretario dem l'ha immaginato. Tanto che nelle ultime ore, Letta si è ripromesso di sentire sia Giuseppe Conte sia Luigi Di Maio. La postura lettiana è ecumenica: "L'interlocutore omologo, pari grado, in quanto leader scelto dal Movimento, è Conte. Ma abbiamo tenuto sempre un canale di dialogo con Di Maio in tutti i passaggi rilevanti, dall'elezione del presidente della Repubblica alla guerra in Ucraina. Rapporti alla luce del sole, niente da nascondere". Sono le sue parole.

Però l'incertezza politica è grande. L'onda lunga del sisma grillino non può non toccare anche i dem. La risoluzione di martedì prossimo in Parlamento dopo il discorso del premier Draghi sulla guerra in Ucraina - il cui testo è tessuto con fatica da giorni per evitare lo strappo di Conte sullo stop alle armi a Kiev - ha avuto una battuta d'arresto. Lo ammette Alessandro Alfieri, coordinatore di Base riformista, pur riconoscendo che alcuni grillini "contiani" si stanno prodigando per venirne a capo, da Maria Domenica Castellone a Paola Taverna.

Però al Nazareno preme soprattutto negare un Pd con il torcicollo, cioè diviso tra la corrente di sinistra (Peppe Provenzano, Francesco Boccia) che guarda a Conte, mentre i riformisti ex renziani (il ministro Lorenzo Guerini, Alessandro Alfieri, Andrea Marcucci), oltre all'altro ministro Dario Franceschini e a Piero De Luca, sono sponsor di Di Maio. Se a Marcucci è scappata la proposta nelle settimane passate di una futura candidatura di Di Maio nelle file dem, è derubricata a "battuta in una trasmissione radiofonica" dallo stesso Marcucci. Per ora.

E il leit motiv di Letta è: "Nessuna ingerenza negli affari del M5S, rispetto per il dibattito interno e le lacerazioni, cosa in cui siamo esperti. È evidente che un partito non può condizionare le dinamiche interne di un altro movimento ancorché alleato". A patto ovviamente che il governo sia tenuto al riparo. Sempre Letta: "Il confronto mi auguro non ingeneri fibrillazioni per il governo Draghi in un momento di massima delicatezza con la guerra, l'attuazione del Pnrr, la tensione sullo spread". Questo sì, che manderebbe a gambe all'aria il rapporto 5S-Pd.

Il timore c'è, e grande. Enrico Borghi, responsabile dem della Sicurezza, ripete: "Noi non facciamo il tifo, ma certo il Pd è sempre più perno e propone un'alleanza progressista, riformista e ambientalista alternativa alle destre sovraniste con tutti coloro che ci stanno. Le forze di centro non dovrebbero tirarsi fuori". È l'altra stoccata a eventuali poli centristi inseguiti da Matteo Renzi e Carlo Calenda, a cui potrebbero dare la spinta Beppe Sala e Luigi Di Maio.

Con i 5Stelle comunque sono dolori e gioie. Basti pensare all'ingresso nel raggruppamento dei progressisti dei delegati grillini in Consiglio d'Europa. Un segnale. Non è ancora il grande salto politico del M5S tra i Socialisti dell'Europarlamento, ma solo una collocazione nell'organismo di 46 Paesi, con base a Strasburgo, che si occupa di democrazia e diritti. Però Letta e Conte avevano concordato insieme questa mossa. C'è in casa dem chi storce la bocca e parla di filo putinismo sempre in agguato, perché tra i reclutati progressisti c'è anche Gianluca Ferrara, il senatore grillino "scomodo", che si è sfilato dalla presidenza della commissione Esteri, prima che gli fosse dato l'altolà, essendo giudicato per nulla atlantista. Pura coincidenza ha voluto che il via libera ai grillini tra i progressisti (raggruppamento che comprende anche i Verdi) nel Consiglio d'Europa cadesse in piena risoluzione parlamentare sulla guerra in Italia. Altra carne al fuoco.