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M5S, l’ira di Grillo Anche Fico all’attacco “Deluso da Di Maio”

Il fondatore: “Così ci biodegradiamo”. Ma è scontro totale col ministro che frena i suoi sulla scissione: “Ora non va indebolito il governo”. Attesa per l’arrivo del comico a Roma
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ROMA - Il divorzio tra Luigi Di Maio e l’M5S di Giuseppe Conte è ormai consumato. Non c’è stata l’espulsione del ministro degli Esteri (i “dimaiani” dicono che non era nelle facoltà del Consiglio nazionale del Movimento farla), ma la censura è politica e irreversibile. "Di Maio discredita il Movimento, le sue accuse sono false, infondate e lesive di una comunità che è sempre stata dalla parte della Ue e della Nato": è l’incipit della nota contro l’ex capo politico che arriva dopo 13 ore di discussione, due riunioni, limature e scontri.


Ma a sancire la frattura ci sono anc…

ROMA - Il divorzio tra Luigi Di Maio e l’M5S di Giuseppe Conte è ormai consumato. Non c’è stata l’espulsione del ministro degli Esteri (i “dimaiani” dicono che non era nelle facoltà del Consiglio nazionale del Movimento farla), ma la censura è politica e irreversibile. "Di Maio discredita il Movimento, le sue accuse sono false, infondate e lesive di una comunità che è sempre stata dalla parte della Ue e della Nato": è l’incipit della nota contro l’ex capo politico che arriva dopo 13 ore di discussione, due riunioni, limature e scontri.


Ma a sancire la frattura ci sono anche le parole di Roberto Fico, il presidente della Camera che accusa il capo della Farnesina (come lui tra i fondatori dei 5Stelle): "Siamo arrabbiati e delusi. È una cosa mistificatrice subire attacchi per cose non aderenti alla realtà. Ci sono frizioni all’interno del Movimento, è vero, però io non riesco proprio a comprendere che il ministro Di Maio attacchi su posizioni rispetto alla Nato e alla Ue che assolutamente nel Movimento non ci sono, e di cui non si sta dibattendo, non si sta dibattendo ora e non si stava dibattendo prima".


Neppure una tregua sembra più possibile, invece lo strappo appare imminente. Tanto che i parlamentari vicini al ministro, una ventina, vanno in pressing: "Usciamo, lasciamo il Movimento: quanto ha detto Fico è concordato con Conte, e quindi strappare è inevitabile", insistono con Di Maio. Ma il ministro frena. Invita a incassare prima la risoluzione in Parlamento sulla guerra in Ucraina e gli aiuti anche militari a Kiev, e poi si rifletterà. Perciò insiste con i suoi: "Questo è il momento importante e delicato in cui votare la risoluzione così da raggiungere un risultato anche per rafforzare il governo. Solo dopo sarà il momento della riflessione".


Di Maio tuttavia sente di essere stato messo alla gogna, fatto oggetto di odio. Il suo portavoce, Peppe Marici diffonde una nota ufficiale in cui ammette: "Siamo stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti M5S, titolari anche di importanti cariche istituzionali, hanno rivolto al ministro Di Maio, impegnato in questo momento a rappresentare l’Italia all’importante tavolo europeo del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo". Anche per Di Maio quindi, la misura è colma.


Per un Movimento 5Stelle in pieno psicodramma, l’arrivo di Beppe Grillo a Roma, forse giovedì, è l’unica debole speranza di chiarimento all’orizzonte. Grillo avrebbe sentito i big grillini e con tutti si è mostrato furente, avvertendo che di questo passo il Movimento si "biodegrada in tempi record". La strada da prendere era tutt’altra, quella cioè non dare in pasto ai media i dissensi, bensì di gestirli e sminarli. Nel futuro politico del ministro degli Esteri potrebbe esserci una offerta da parte del polo centrista, anche se suscita divisioni la figura di Di Maio. Alcuni centristi sono pronti ad aprirgli le porte, come Clemente Mastella ("È nato a Pomigliano e la Dc in Campania è sempre stata importante. Ha respirato l’aria giusta, spero sia sulla buona strada").

Di tutt’altro avviso sono sia Carlo Calenda che Matteo Renzi. "Di Maio? Non è protagonista da nessuna parte, è protagonista di aver fatto un sacco di cose sbagliate ai ministeri", lo liquida Calenda. Mentre Renzi è caustico: "Di Maio leader del terzo polo? Non scherziamo, Di Maio ha cambiato idea su tutto. Se cambiare idea è sintono di intelligenza, Di Maio è un genio. E comunque per essere credibile, dovrebbe chiedere scusa". Da Italia Viva c’è perciò l’altolà netto. Ettore Rosato, coordinatore dei renziani, chiarisce il punto: "Per noi non è una questione personale o di nomi, ma di politiche. Le politiche che mette in campo il M5Stelle, con o senza Di Maio, sono alternative alle nostre".

E un altro renziano, Luigi Marattin ironizza sulla “conversione” del ministro degli Esteri. Però la mappa politica è in grande movimento: una formazione liberaldemocratica con Beppe Sala, il sindaco di Milano, come federatore, potrebbe avere proprio Di Maio tra i suoi frontman.